Flop case dismesse Racimolati 36 milioni dei 140 annunciati

Flop case dismesse Racimolati 36 milioni dei 140 annunciati
Caparre già versate e rogiti bloccati da 3 anni Licenziate Romeo Gestioni e Risorse per Roma
Caparra versata (senza alcuna garanzia sull’acquisto) ma rogiti bloccati, in qualche caso anche da tre anni: sul pasticcio dei piani di vendita del patrimonio Erp il Comune di Roma licenzia Romeo Gestioni e Risorse per Roma avocando a sé, in particolare al dipartimento Patrimonio, le procedure di dismissione già avviate, che restano comunque pochissime rispetto alle previsioni inziali. Nonostante i prezzi stracciati, infatti, su un totale di 4mila lettere spedite ai cosiddetti aventi diritto all’acquisto solo 2mila 300 persone, poco più della metà, hanno risposto positivamente versando contestualmente l’acconto di 2mila euro, mentre ad oggi gli immobili effettivamente venduti sono appena 716. Andranno ridimensionate, così, anche le aspettative di entrata, si era stimato 140 milioni di euro per i «primi» 2.692 alloggi venduti, da reinvestire in nuovi alloggi di edilizia pubblica.

Sul caso dei rogiti «congelati» senza apparente motivazione piovono denunce, da mesi, da una parte all’altra di Roma. Residenti Erp che, pur avendo già nel 2010 ricevuto e sottoscritto una proposta irrevocabile d’acquisto da parte del Comune e pagato – chi a Risorse per Roma, chi a Romeo Gestioni – una caparra di 2mila euro a titolo di prenotazione dell’immobile, della vendita non hanno saputo più nulla. Le anomalie si sprecano. È successo, per esempio, che i «contratti» siano stati proposti solo per alcuni appartamenti, annullando così la possibilità – prevista in delibera – di una riduzione del 10% del costo totale «nel caso in cui l’immobile venisse acquistato interamente». In altre situazioni, tra il versamento dell’acconto ed il rogito che appunto non arrivava mai è intercorsa anche la morte dell’intestatario, ora gli eredi non ricevono risposte sul diritto all’acquisto. Frenata sulle vendite anche in via Costantino o in via Smaldone, dove i 2mila euro sono stati versati già nel 2010, in via Capraia sono stati attribuiti ad un’inquilina guadagni in un lasso temporale in cui era già deceduta mentre in via Ferrini a Cinecittà si rivalutano i tetti di reddito: «Un criterio che tirano fuori ora ma che non compare nelle delibere né nel contratto», precisa chi ha già corrisposto l’acconto. Si spiegano (anche) così i numeri flop di questo piano di dismissioni, deliberato nel 2007 dall’allora giunta Veltroni.

In base alla normativa, sul totale di 24mila alloggi di proprietà del Comune potevano esserne messi in vendita 7.410. Alle 4.000 lettere indirizzate nel 2011 ad altrettanti potenziali acquirenti hanno risposto positivamente in 2.300, che hanno così anticipato la caparra. Singolare il fatto che – come spiega oggi il Comune – le proposte siano state inoltrate partendo dalle autocertificazioni rese dagli inquilini, la cui posizione reddituale sarebbe poi passata al vaglio degli uffici per le opportune verifiche: cioè, non è detto che chi abbia già pagato i 2mila euro risulterà infine in regola per l’acquisto. Eventualmente, continuano sempre dal Comune, quei soldi verranno restituiti, in ogni caso il quadro, dopo più di cinque anni di lavoro, è questo: 4 milioni 600mila euro di «fondo cassa» (il totale delle caparre versate a Romeo Gestioni o Risorse per Roma) e solo 716 rogiti andati a buon fine (701 con Alemanno, 15 conclusi con la nuova amministrazione direttamente dal dipartimento Patrimonio che ha riattivato l’iter). Se si considera un costo medio di 50mila euro ad immobile, l’introito effettivo non supera i 36 milioni: nulla, rispetto a quanto preventivato. «Abbiamo deciso di riattivare l’ufficio vendite direttamente presso il Dipartimento Patrimonio – ha motivato il vicesindaco Luigi Nieri la per completare la cessione degli immobili avviata dalla precedente amministrazione, che molte aspettative ha creato fra i cittadini coinvolti»

Erica Dellapasqua

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Un pensiero su “Flop case dismesse Racimolati 36 milioni dei 140 annunciati

  1. anonim

    Ma si parla solo delle case del comune, mentre degli alloggi che rientrano nei piani vendita dell’Ater, perchè non viene fatta luce, anche per questi alloggi si è stipulato un contratto di futura vendita.

    Anonim

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