Ve lo ricordate il Piano Casa? Lo aveva annunciato Giorgia Meloni al Meeting di Rimini. «Un grande piano casa», aveva detto, perché è sempre bene largheggiare, quando si fanno promesse, assicurando che era pensato «per le giovani coppie» e che era «una delle priorità sulle quali intendiamo lavorare insieme al ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini». Era il 27 agosto. E il leader della Lega, prendendo il tutto sul serio, aveva subito iniziato a darsi da fare. Dopo un primo consulto coi suoi consiglieri, s’era impegnato a trovare i 15 miliardi che l’ANCE, l’associazione dei costruttori, riteneva necessari. Giancarlo Giorgetti, leghista pure lui, che da ministro dell’Economia quei soldi glieli avrebbe dovuti trovare per la legge di Bilancio, aggrottò subito la fronte («È agosto, siamo ancora al calciomercato», diceva in quei giorni, liquidando le richieste più fantasiose, cioè quasi tutte, che si sentiva rivolgere).
Il deputato di Fratelli d’Italia Marco Osnato, uno che coi numeri ci sa fare, aveva capito subito che quelle risorse non c’erano. E dunque, a settembre, diceva che i 15 miliardi potevano essere reperiti attingendo ai fondi europei. Un paio da altri progetti previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), altrettanti dalla riprogrammazione di Fondi strutturali europei, 3 dal Piano Sociale per il Clima, 6 dal nuovo bilancio settennale dell’Unione Europea (2028-2034), e poi qua e là, cogliendo fior da fiore.
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