MA CHI GLIE LE RACCONTA STE ESAGERAZIONI AL CORRIERE?

MA IL CORRIERE LO SA CHE LE ZONE DA LUI INDICATE CI SONO ALLOGGI VENDUTI DA TEMPO E CHE L’ATER NON LI HA CASSATI DALL’ELENCO DEGLI ALLOGGI IN AFFITTO

MA IL CORRIERE LO SA CHE I CONTI ATER  SONO FASULLI, PERCHE’ IN QUEI CONTI CI SONO COSE FALSE!!!

INOLTREL’ATER DI ROMA  SE GLI INQUILINI NON PAGANO HA TUTTI I MEZZI PER FARSI PAGARE PERCHE’ NON LO FA?

PURTROPPO OGGI I GIORNALISTI SI BEVONO TUTTO QUELLO CHE GLI PROPINANO!!!!

E COME MAI IL CORRIERE IMPROVVISAMENTE SI E’ SVEGLIATO?

FORSE PERCHE’ ‘E’ ROCCA?

PERCHE’ FINO A IERI SE GLI DENUNCIAVI COSE GRAVI NON SCRIVEVA MAI!

IL CORRIERE COME MAI NON SCRISSE NULLA SU CERTI CONTRATTI ILLEGITTIMI FATTI A GARBATELLA, FORSE PERCHE’ ERANO AMICI DEGLI AMICI?

Ater Roma, metà degli inquilini non paga l’affitto: il record a Prati e Garbatella

diAndrea Arzilli

Morosità elevata anche in altre zone di pregio come San Saba, Monteverde, Cassia, Flaminio (Valle Giulia-Villaggio Olimpico), Nomentano (piazza Bologna)

Ater, metà  inquilini  non paga l’affitto: record a Prati e Garbatella

iI complesso Ater di via Ferrati alla Garbatella (foto Cecilia Fabiano/LaPresse)

Ascolta l’articolo
4 min
i

NEW

Una casa Ater su due è occupata da un moroso, con «tassi elevati di evasione a Garbatella e Prati». Il dato, confermato al Corriere dall’azienda regionale, fa impressione se accostato, per esempio, ai numeri della mega lista d’attesa per l’alloggio popolare: oltre 16 mila persone aspettano il proprio turno, la maggior parte (diecimila) da anni.

Morosità a San Saba e Monteverde

Dà il quadro, insomma, di una situazione allarmante e totalmente fuori controllo sui 50mila alloggi popolari di proprietà della Regione nella Capitale, molti dei quali piazzati in zone di pregio come «San SabaMonteverde, Cassia tra la Giustiniana e Tomba di Nerone, Flaminio tra Valle Giulia e Villaggio Olimpico, Nomentano tra piazza Bologna e piazzale delle Province», ci racconta un funzionario Ater prima di svelarci le zone dove si evade di più: «Garbatella e Prati», appunto.

Ater in condizioni estreme

Una china difficile da risalire, soprattutto in relazione alle condizioni estreme in cui Ater, non a caso commissariata da novembre 2022, è costretta a operare: un miliardo e 600 milioni di buco tra morosità di varia natura (per quella incolpevole ci sono fondi del governo a compensazione) e cartelle Imu mai pagate al Comune, con un’ultima tranche da 120 milioni (sotto forma di avviso, non ancora di cartella dell’Agenzia delle entrate) che l’azienda non sa di preciso se e come saldare anche perché, in organico, non ha più dirigenti tecnici in grado di assolvere al compito.

Norme «complici» dei furbetti

Ma il 50 per cento di morosità — vale a dire circa la metà degli alloggi Ater occupati (tra 20 e 25 mila) tra abusivi e assegnatari che non versano alcun canone d’affitto — racconta però anche di un altro quadro, quello normativo, che non riesce più a essere impermeabile alle furberie di soggetti che ormai studiano le carte insieme agli avvocati per eludere, se non proprio ignorare, la legge.

Nuova legge per stringere le maglie

E infatti è anche su questo che la Regione, su impulso diretto del governatore Francesco Rocca e con il lavoro dell’assessore alla Casa Pasquale Ciacciarelli, sta insistendo nello studio di una nuova normativa, che per il momento è sotto forma di bozza: oltre al criterio delle assegnazioni che, in futuro, la Regione vorrebbe gestire senza dover per forza coinvolgere il Campidoglio, sulla Colombo si lavora a stringere maglie che – e l’attualità lo mette nero su bianco – o sono troppo larghe oppure lasciano troppo margine alle interpretazioni più creative.

«Pochissime dichiarazioni dei redditi»

Per esempio allo studio c’è un meccanismo che consenta alla Regione di monitorare l’assegnazione nel corso del tempo incrociando il proprio database con quelli di Ater e Agenzia delle entrate. A oggi, infatti, per mantenere l’alloggio popolare è richiesto ogni due anni di inviare all’azienda regionale una dichiarazione dello stato reddito-patrimoniale che attesti se si ha ancora titolo (o meno) ad abitare in un appartamento ad affitto calmierato, tipo 7,50 euro al mese. Di queste dichiarazioni, però, ne arrivano pochissime, «meno del 10 per cento rispetto alle case», ci racconta il funzionario. E Ater, con enormi problemi finanziari e di organico che la condannano «all’ingestibilità», da definizione del commissario Orazio Campo, fa grande fatica a far partire gli accertamenti.

Le «separazioni fittizie»

Un altro escamotage di cui si cerca l’antidoto è quello delle «separazioni fittizie» che permettono all’assegnatario di restare tale nella casa popolare anche se nel nucleo familiare si dichiarano redditi elevati e proprietà. Al momento la legge dice in sostanza che, se il coniuge del titolare ha intestati beni o percepisce un bello stipendio, la coppia ha sei mesi per chiarire la situazione. Dopodiché o entrambi liberano la casa oppure deve andarsene chi ha la dichiarazione dei redditi «pesante». Che infatti prende la residenza altrove, spesso in modo solo virtuale, in modo da conservare lo status di assegnatario del coniuge. Insomma, un autentico divorzio all’italiana.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *