Le due facce della Medaglia

Ater, storia di un’occupante abusiva: “Delinquente per la felicità di mia figlia”

L’odissea di Ana, madre e lavoratrice: sette case in 11 anni, ma adesso lo stipendio non basta più per vivere e così la donna si è trasformata in una “fuori legge”

Sara Mechelli · 23 dicembre 2013

L’Italia doveva essere il Paese in cui costruire una vita dignitosa: un lavoro, una casa e una famiglia, i sogni di Ana, arrivata 23 anni fa dalla Romania, si sono invece infranti proprio nella Capitale.

Da 11 anni, da quando è nata la sua bambina, Ana è in causa con il padre italiano per il riconoscimento e mantenimento della piccola: una vita passata tra Tribunali e Servizi Sociali per assicurare un presente vivibile e un futuro migliore a sua figlia.

Sette le abitazioni, tra quelle di privati ed Enti, che Ana e la bambina hanno cambiato in poco più di dieci anni, alloggi lontani da lavoro e scuola come nel caso dell’appartamento all’AXA, case non sempre confortevoli come quella dell’Enasarco in viale Jonio: “Un posto al limite della vivibilità” – racconta Ana che dopo aver vissuto li ha addirittura avuto bisogno di un supporto psicologico.

Dal 2007 la giovane donna lavora per la Cooperativa Capodarco, ma alle battaglie legali e ai sacrifici quotidiani si è aggiunta la crisi economica : 730 euro di stipendio non sono infatti sufficienti per pagarne 440 di affitto e poter vivere in due ed ecco così che Ana è diventata un’affittuaria morosa.

Da li poi lo sconforto è diventato disperazione, Ana – a metà agosto – ha infatti deciso di occupare abusivamente l’appartamento di proprietà dell’Ater in viale Tirreno n.187 e di autodenunciarsi: “Ho sempre presentato le domande al Comune per un alloggio abitativo ma senza nessun riscontro, alla fine mi sono dovuta rendere una delinquente. L’occupazione è maturata con molta preoccupazione – racconta la donna – ma di fronte ad una situazione di morosità e all’assenza delle istituzioni in tutti questi anni, sono stata obbligata a compiere un’azione mortificante ed umiliante. Un duro colpo alla dignità personale, ma la paura e l’ansia di un futuro incerto hanno prevalso”.

La settimana scorsa l’appartamento è stato posto sotto sequestro dall’Ater, a ritorno dal lavoro Ana ha trovato i sigilli e la serratura cambiata: per quattro giorni è rimasta fuori di casa con la bambina e senza effetti personali “non ho avuto la possibilità di prendere i libri della bimba, i vestiti e soprattutto le medicine che, dietro prescrizione medica, devo regolarmente assumere”.

“Un lavoro ce l’ho già, ma se vado avanti così perderò anche quello. Chiedo una casa e un po’ di tranquillità: quella che non ho mai avuto” – questi i desideri di Ana che a Roma si è scontrata con la burocrazia, con l’indifferenza e, ammette, anche con una buona dose di razzismo.

Grazie all’intervento del sindacato Asia, Ana è potuta tornare nell’appartamento dove, insieme alla bambina, potrà trascorrere almeno il periodo natalizio: ma il nuovo anno per Ana e la sua bimba si aprirà tra incertezza e paura, dal 12 gennaio infatti madre e figlia saranno forse costrette all’ennesimo, logorante e traumatico spostamento

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Anna Maria Addante
Le cose non stanno così, l’occupazione di viale Tirreno e andata diversamente da come la racconta la sig.ra, perché se le cose fossero come le racconta i condomini non si sarebbero opposti all’occupazione,la sig.ra si è fatta aiutare dall’Asia a rientrare in un alloggio che era sottosequestro giudiziario. Questo alloggio è stato occupato ben 2 volte ed è stato sgombrato e messo sotto sequestro dal magistrato, I condomini hanno dichiaratao che la prima volta è stato occupato da delle ragazze piene di tatuaggi e non certo dall’aria tranquilla ,poi l’Ater lo ha fatto sgombrare, a ferragosto è stato occupato nuovamente e la sig.ra con la bambina (che la bambina non c’era mai si vedeva solo quando venivano i vigili) ha iniziato a ristrutturare l’appartamento, perché anche i precedenti occupanti avevano fatto qualcosa,questa gente è così povera che però quando occupa ristruttura l’alloggio..A seguito dell’ennesima occupazione e dei lavori di ristrutturazione senza nessuna autorizzazione l’Ater ha fatto mettere sotto sequestro giudiziario l’alloggio, quando sono arrivati i vigili nel’alloggio non vi era nessuno e hanno cambiato la serratura e messo i sigilli. Poso anche capire la situazione della sig.ra,ma non è così che si agisce,inoltre la sig.ra a denunciato anche i condomini con una querela x si rifiutavano di darlgi la chiave del portone,per fortuna il magistrato gli ha dato torto e dovrà pagare anche le spese,se il comportamento della sig.ra non fosse stato arrogante e prepotente le cose sarebbero andate diversamente.La RESPONSABILIT° di tutto ciò è della POLITICA e dei MOVIMENTI che invece di dire che la casa è un diritto e che deve essere data in patto di futura vendita ,preferiscono fare le occupazioni.La POLITICA è LA GRANDE ASSENTE basti pensare che l’ultimo piano di edilizia residenziale pubblica è stato fatto da Fanfani negli anni 60.

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