Edilizia agevolata ma non troppo… Famiglie sul lastrico

Edilizia agevolata ma non troppo… Famiglie sul lastrico

SIMONA MUSCO

PIANI DI ZONA, CAOS DOPO LA SENTENZA DELLE SEZIONI UNITE

Centinaia di migliaia di famiglie potenzialmente ridotte sul lastrico. E un elenco lunghissimo, in mano al Comune, di casi da sbrogliare. È una storia di dimensioni gigantesche quella della compravendita di case nei Piani di zona, che vede ora migliaia di persone costrette a sborsare centinaia di migliaia di euro. A imporlo una sentenza che, se applicata alla lettera, imporrebbe agli ex proprietari degli alloggi realizzati in regime di edilizia agevolata e rivenduti a libero mercato a restituire all’acquirente la differenza di valore dell’immobile tra il primo acquisto e il secondo.

La vicenda affonda le radici a fine anni ’ 70, quando circa 200.000 famiglie, solo nella Capitale, hanno investito i propri risparmi nell’acquisto di una casa, sfruttando le opportunità offerte dai cosiddetti Piani di zona in edilizia convenzionata o agevolata. Case destinate ai più poveri, con un unico vincolo: il divieto di rivendita prima di cinque anni. A distanza di tempo, in molti hanno deciso di rivendere quegli appartamenti a prezzo di mercato, affidandosi ai notai. In alcuni casi, con tanto di nulla osta da parte del Comune, che confermava l’alienabilità di tali immobili a prezzi superiori rispetto a quelli d’acquisto. Ma a settembre 2015 una sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione, la numero 18135, ha stravolto la situazione: contrariamente a quanto fatto per 30 anni, affermano i giudici, quelle case non potevano essere vendute a prezzi di mercato. Il vincolo del prezzo massimo di cessione, dunque, doveva essere applicato anche alle vendite successive alla prima. Da qui è partita «una guerra clamorosa – spiega uno degli acquirenti coinvolti -, perché chi ha com- prato casa ha cominciato a far causa al venditore». Le richieste di risarcimento si sono via via moltiplicate e molte compravendite sono state congelate, fermando di fatto il mercato immobiliare. I venditori, nel tentativo di avere giustizia, hanno formato diversi comitati, tra i quali il “Comitato venditori 18135”, che riunisce decine di famiglie. L’obiettivo è ottenere un intervento legislativo, per evitare speculazioni a danno di chi aveva puntato sui Piani di zona.

Una situazione che il Comune ha provato ad aggiustare, approvando durante la gestione commissariale alcune delibere che consentivano ai primi acquirenti di rivendere le case a prezzi di libero mercato, versando una percentuale nelle casse del Comune. Una tassa per l’affrancamento, insomma, confermata anche dalla giunta Raggi. Che oggi si trova a gestire 4041 pratiche, delle quali solo 412 portate a termine in due anni. I costi sono comunque alti: ogni pratica va dai 10mila ai 40mila euro, «da pagare senza avere colpa», spiega ancora l’acquirente. Somma poi maggiorata dal compenso che spetta al notaio. E ad occuparsi di questi casi, al Comune, c’è un solo funzionario, due volte a settimana, davanti al cui ufficio, sin dalle prime ore del mattino, si affollano centinaia di persone. Ma non solo: «nel momento in cui affranchi – spiega ancora l’acquirente -, firmi un atto in cui il Comune si riserva di chiedere un ulteriore conguaglio in qualsiasi momento, ovvero il costo finale degli espropri che non ci sono stati». Una situazione drammatica, che crea le condizioni per una speculazione edilizia senza precedenti: mentre il secondo acquirente avrà il via libera per rivendere la casa a prezzo di mercato, il primo si ritrova con un debito enorme e il rischio, per sanarlo, di finire in mezzo ad una strada.

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NON VI AGITATE RIGUARDA SOLO LE CASE IN COOPERATIVA.

2 pensieri su “Edilizia agevolata ma non troppo… Famiglie sul lastrico

  1. Alessia T.

    Vorrei chiarire alcuni punti fondamentali,i pdz peep in edilizia agevolata/convenzionata,e nn sovvenzionata che è tutt’altra cosa,Sono nati,per permettere ai cittadini meno abbienti,ma NON POVERI ATTENZIONE,Non sono case POPOLARI,di acquistare una casa con le convenzioni regionali,case costruite su terreni in diritto di superficie,cioè concesse dopo lucroso corrispettivo versato delle Coop e società costruttrici,si perché nn sono solo cooperative,per 99+99 anni…Gli assegnatari avevano più di un vincolo da rispettare in base alla Convenzione,per poter accedere all’ACQUISTO,perché nn ci sono state regalate,(un immobile di 55 mq ad €200.000.000 milioni nel ’97 nn mi sembra affatto regalato)oltre la nn alienabilita’ per i primi 5 anni(e da qui su è scaturito il caos) ,nn essere in possesso di immobili intestati nel comune di Roma,e nn aver usufruito di agevolazioni per almeno 20, anni, e rientrare in alcune fasce di reddito,per cui le assegnazioni dovevano corrispondere all’acquisto di una Prima casa,

  2. addante Autore articolo

    GIUSTO MA RITENGO ASSURDO CHE COLORO CHE L’HANNO RIVENDUTA A PREZZO DI MERCATO ORA DEBBONO RESTITUIRE I SOLDI SOLO E UNICAMENTE PER L’INCAPACITA’ DEL COMUNE E DELLA POLITICA CHE DOVREBBE METTERE TUTTO A POSTO CON UNA LEGGINA

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