HO DECISO DI PUBBLICARE QUESTA BELLISSIMA LETTERA INVIATAMI DALLA SIG.RA ANGELA PERCHE’ ESPRIME MOLTO INTELLIGENTEMENTE LA STUPIDITA’ DI CERTI DIRIGENTI E DI CERTI POLITICI CHE IN MANCANZA DI PROPRIE IDEE SCIMMIOTTANO QUELLO CHE ACCADE IN ALTRI PAESI MOLTO, MA MOLTO PIU’ ERUDITI E AVANZATI DEL NOSTRO E CON CULTURE COMPLETAMENTE DIVERSE..
TALE PERSONAGGI NON HANNO NESSUN RAPPORTO CON LA REALTA’ ITALIANA VIVONO NEL LORO MONDO RISTRETTO E BEN PAGATI E APRONO BOCCA E SPARANO CAZZATE, COME L’ULTIMA PROPOSTA FATTA DALLA CONSIGLIERA LOMBARDI DEL M5S PURTROPPO CONDIVISA ANCHE DAL PD, MA PURTROPPO IL PD ORMAI SONO DECENNI CHE NON FA PIU’ NULLA SULLA POLITICA DELLA CASA, PER LA REGIONE LAZIO LA GESTIONE CASA E’ DEMANDATA TUTTA ALLE ATER LE QUALI GESTISCONO AL MEGLIO O PERLOMENO TENTANO, PURTROPPO NON SI PUO’ DIRE LA STESSA COSA DELL’ATER DI ROMA, DOVE OGGI ANCOR PIU’ DI IERI ACCADE DI TUTTO E DOVE TRASPARENZA LEGALITA SONO SOLO UNA CHIMERA!
Cara Annamaria,
vorrei evidenziare questo articolo che tutti possono trovare in Internet sul vero significato di “cohousing”.
Il cohousing può essere considerato una dimensione sociale del vivere sostenibile il cui scopo principale è quello di ricercare un nuovo stile di abitare che garantisca migliori condizioni di benessere e qualità. Nato nel Nord Europa, ha assunto aspetti diversi in tutto il mondo in base alle esigenze e alle culture dei vari Paesi.
I principi alla base del cohousing come risposta alla sempre crescente questione economica e ambientale dell’abitare soprattutto nelle aree urbane, a partire dai primi decenni del XX secolo viene definita e sperimentata nei tanti progetti dell’housing moderno, l’idea della “condivisione” di determinati spazi e servizi alla ricerca di un nuovo modo di vivere basato su «socialità, condivisione, collaborazione e stili di vita sostenibili». Questi sono i principi fondamentali elencati da Pietro Cobor responsabile dell’ufficio stampa di Cohousing.it. Per concretizzare questi principi da anni – circa una decina in Italia – si realizzano costruzioni all’interno delle aree urbane, di complessi abitativi composti da alloggi privati indipendenti dotati di ampi spazi e servizi comuni. Queste zone condivise da tutti gli abitanti (i cohouser) possono essere di vario genere e dipendono dalle esigenze e desideri dei cohouser stessi.
1) Sono proprio le persone interessate a sperimentare questo modo di abitare che, costituendosi in gruppo, diventano effettivamente committenti. Prima ancora dell’acquisto immobiliare le persone si aggregano intorno a un progetto, «sulla base di una visione comune di qualità della………….”
2) Infatti, questa modalità di abitare prevede che l’architetto si confronti con un gruppo di individui e non con anonimi e futuri utenti. I complessi abitativi in cohousing sono, quindi, realizzati su misura e riflettono le preferenze dei loro proprietari: piante non convenzionali, camere distribuite in maniera particolare, spazi ricercati, materiali di costruzione scelti. Gli insediamenti in cohousing sono sempre caratterizzati dalla ……”
Quindi, leggendo il vero significato di cohousing si evince che è una vera e propria scelta fatta dal futuro acquirente per un certo stile di vita. Un discorso è avere libero arbitrio di diventare proprietario dell’appartamento ed un altro è essere un inquilino/a obbligato/ a fare tale scelta. Ora prendiamo un anziano/a che è rimasto/a da solo/a ed ha la sfortuna di abitare in un alloggio ERP superiore a 45 mq, lo/a deportiamo in un altro appartamento ove è costretto/a, dico costretto/a a condividerlo con una o più persone a lui/lei sconosciute e viceversa, domanda: “Come potrà essere nel futuro questa condivisione? Sarà vero che questo stile di abitare garantisca migliori condizioni di benessere e qualità, in un paese come il NOSTRO dove quasi tutti i giorni sentiamo notizie di questo tipo: Vicino di casa ammazzato perché sentiva la televisione ad alto volume; vicino di casa accoltellato da un altro inquilino perché annaffiava le piante e l’acqua andava a finire nel terrazzo di quest’ultimo; inquilino minacciato, malmenato dal vicino di casa, perché lamentava il fatto che sul ballatoio in comune non potevano giacere l’armadio di casa, la scarpiera, i giocattoli dei bambini dell’altro, etc?. E ci sembra oltretutto che in questi casi, le strutture proprietarie di alloggi ERP, dopo varie segnalazioni e quindi lamentele più che giustificate da parte dell’inquilino che subisce tali angherie, cosa fanno?
Intervengono? Prendono provvedimenti? Non c’è un regolamento contrattuale ove si stabilisce un etica comportamentale da parte degli affittuari? La risposta è: fare come le tre scimmiette: “Io non vedo, non parlo e non sento”, l’importante è che a fine mese gli inquilini paghino la bolletta di affitto!
Quando si costruisce uno stabile, prima si creano le fondamenta, poi il I piano, il II il III e così via. Ma in Italia dove sono le fondamenta? Che facciamo compriamo prima la frusta e poi il cavallo?
E vogliamo parlare di cohousing? Ma possiamo evolverci socialmente e culturalmente come i paesi del Nord Europa, quando per fare una semplice carta d’identità o un rinnovo ci vogliono mesi e mesi? Quando per avere una informazione giusta e chiara (se riesci a contattare telefonicamente chi di dovere) devi pregare i Santi in Paradiso prima perchè se rispondono e dopo perché la mano destra non sa mai quello che fa la sinistra? Possiamo arrivare a tali livelli quando nelle scuole è stata abolita la materia: educazione civica? O che tu devi parcheggiare nello spazio riservato a persone con handicap? O che il tuo cortile, dato che fa parte della “COLLETTIVITA’” diventa un accumolo di sporcizia? O quando una persona con handicap fà domanda per avere un ascensore e i lavori vengono conclusi quando la persona è morta già da anni? Etc., etc., etc.
E vogliamo parlare di cohousing? Ma che film è? Titolo: “The Neverending Story”, ossia la Storia Infinita, dato che ultimamente a chi ci Governa “fà CHIC” utilizzare parole in inglese senza saperne il vero significato!
Ora mi voglio rivolgere al PD. Ehi, gente svegliamoci, diamoci una mossa!! Non permettiamo che queste “teste matte” mandino in totale rovina il nostro Paese! Non permettiamo tali abusi di potere! Lasciamo gli anziani dove sono, gli rimangono solo i ricordi e le nostalgie di un tempo passato.
Non si risolve in questo modo il problema “abitativo”!!
Tanto alla fine prima o poi, ognuno di noi dovrà diventarci “anziano/a” e dovrà fare i conti con la propria coscienza, sempre se ne abbiamo una!
Angela

Basterebbe prendere esempio da quei paesi che rispettano l’individualità e fanno in modo che le fasce più deboli siano tutelate, non scimmiottarli.
Grazie Sig.ra Angela per questa bella lettera.