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ZINGARETTI HA LA FACCIA COME IL CULO!!!

COSTUI  E NON SOLO LUI HA ROVINATO L’ATER E DISTRUTTO E MASSACRATO LEGGI REGIONALI GIA’ ESISTENTI FATTE DA BRAVI POLITICI, LUI CI HA MESSO LE MANI E HA FATTO UN MACELLO COME L’ARTICOLO 48 BIS E ORA PARLA DI PIANO CASA EUROPEO???

MA CON CHE FACCIA !!!

A TALE RIUNIONE CI DOVREBBERO ANDARE TUTTI COLORO MASSACRATI DALLE SUE NORME ANTICOSTITUZIONALI E IDIOTE!!!

CARO ZINGARETTI ALL’ATER DI ROMA CI SONO ALLOGGI DI ELEVATO PREGIO???

CAPISCO CHE FACEVI L’ODONTOTECNICO, MA TI POTEVI INFORMARE PRESSO L’AGENZIA DELLE ENTRATE CHE TE LO DICEVA LEI CHE COSA E’ E COME DEVE ESSERE UN ALLOGGIO DI PREGIO

  • Caratteristiche:Edifici signorili, ville con giardini, alta qualità dei materiali (marmi, rifiniture di lusso), e presenza di servizi esclusivi.

  • Impatto Immobiliare: Le case in queste zone sono considerate “di lusso” o “di prestigio”, spesso classificate catastalmente come A/1 (abitazioni signorili), A/8 (ville) o A/9 (castelli/palazzi storici).

  • Valore: Tendono a mantenere o aumentare il proprio valore nel tempo più velocemente rispetto ad altre zone. 

Un alloggio di pregio deve avere caratteristiche di alta qualità, come superfici ampie (superiori a 240 mq utili secondo la normativa), materiali pregiati (marmo, granito, legni pregiati) e finiture di lusso. Inoltre, per essere considerato di lusso, può includere elementi come piscine, campi da tennis, sistemi tecnologici avanzati e trovarsi in zone di pregio. 

AVETE MAI VISTO UN ALLOGGIO SIMILE NELLA CASE POPOLARI SIA DELL’ATER CHE DEL COMUNE ? 

IO CHE LE CONOSCO SO SOLO CHE CASCANO A PEZZI CI PIOVE E ASCENSORI ROTTI, MA PER L’ODONTOTECNICO SENZA DIPLOMA LE CASE POPOLARI SONO DI ELEVATO PREGIO!!!

SINCERMENTE NON CAPISCO PERCHE’ L’ATER NON APPLICHI IL FOIA!!!

SINCERAMENTE NON CAPISCO PERCHE’ IL DOTT.FOLLEGA NON APPLICHI QUESTA BENEDETTA LEGGE SULLA TRASPARENZA E SOPRATTUTTO RIMANGO VERAMENTE ALLIBITA IN QUANTO ESISTE UN UFFICIO ANTICORRUZIONE E TRASPARENZA E VORREI TANTO SAPERE COSA FA!!!

CHIUNQUE CHIEDA ATTI ALL’ATER AI SENSI DELL’ACCESSO CIVICO  NON OTTIENE NULLA E QUESTO E’ VERAMENTE GRAVE QUESTO ARTICOLO SPERO CHE SIA IL COMMISSARIO E IL DIRETTORE DIANO LE GIUSTE DISPOSIZIIONI AGLI UFFICI!

CHE IO DEBBA RICORRERE AL COMMISSARIO E AL DIRETTORE LO RITENGO GRAVE IN QUANTO SONO I DIRIGENTI DEGLI UFFICI CHE DEBBONO DARE SIMILI DISPOSIZIONI E FARLE ATTUARE E NO IL COMMISSARIO E IL DIRETTORE IN QUANTO E’ UNA LEGGE DEL NOSTRO STATO!!!

STI DIRIGENTI DELL’ATER DI ROMA VOGLIONO IMPARARE FINALMENTE COSA E’ E CHE DEVE FARE UN DIRIGENTE???

L’UNICO VERAMENTE IN GAMBA E SERIO E’ IL DIRIGENTE DELL’UFFICIO PATRIMONIO E GLI ALTRI CHE ASPETTANO???

SPERO E MI AUGURO CHE NON ACCADA PIU’ E CHE IL DOTT. FOLLEGA RISPONDA IMMEDIATAMENTE ALLE RICHIESTE INVIATE DALLA SOTTOSCRITTA E NON SOLO!!!

Accesso agli atti amministrativi: come funziona il nuovo Foia?

Pubblicato in Focus il 12/01/2017

 Il 23 dicembre 2016 è entrato definitivamente in vigore il cosiddetto Foia (Freedom of Information Act), la nuova disciplina che regolamenta l’accesso agli atti amministrativi e permette a tutti i cittadini di visionare atti e documenti della pubblica amministrazione. Non è più necessario, dunque, fornire una motivazione specifica: i documenti sono aperti a tutti nel segno della trasparenza. Eccezion fatta per alcuni casi in particolare, in cui la PA può rifiutarsi.
Vediamo allora come funziona il Foia e in quali casi al cittadino può essere negato l’accesso.

Che cos’è il nuovo Foia?

Il Foia (Decreto Legislativo 25 maggio 2016, n. 97) è la nuova legge sulla trasparenza amministrativa e sull’accesso civico ai dati e documenti pubblici.
L’espressione “Freedom of Information Act” si riferisce in realtà a una legge emanata negli Stati Uniti negli anni Sessanta e che garantiva l’accesso pubblico agli archivi di Stato: in Italia, il termine è passato a connotare la legge tanto attesa che desse ai cittadini la possibilità di visionare tutti (o quasi) gli atti amministrativi che precedentemente non venivano pubblicati.
Dalla fine dell’anno scorso, dunque, chiunque può accedere agli atti delle amministrazioni pubbliche, statali ma anche regionali e locali, senza fornire una motivazione specifica e in modo totalmente gratuito. A seguito della richiesta, l’amministrazione ha l’obbligo di rispondere entro 30 giorni. Fuori, oltre alle società e agli altri enti privati, restano solo alcuni specifici tipi di documenti.

In quali casi l’amministrazione può rifiutarsi?

L’amministrazione può rifiutare la richiesta di accesso agli atti e ai documenti solo in alcuni casi particolari.
In particolare, l’istanza di accesso può essere respinta in caso di necessità di ordine pubblico superiore (segreto di Stato, sicurezza pubblica, difesa militare, stabilità finanziaria ed economica dello Stato) e di tutela della privacy (protezione dei dati personali, libertà di corrispondenza, diritto d’autore e anche segreti commerciali). Il rifiuto, in ogni caso, deve essere adeguatamente motivato dall’amministrazione.
In caso di assenza di motivazione o di rifiuto ritenuto ingiusto, il cittadino può ricorrere a una serie di rimedi.

I ricorsi al responsabile anticorruzione e al difensore civico

Se il cittadino riceve un rifiuto di accesso al documento al quale è interessato, può rivolgersi al responsabile anticorruzione o al difensore civico.
Il responsabile anticorruzione si occupa di garantire la trasparenza nei pubblici uffici e prevenire la corruzione. Il cittadino a cui sia stato rifiutato di visionare un atto al quale era interessato può chiedere al responsabile di riesaminare la questione, e quest’ultimo è tenuto a pronunciarsi con provvedimento motivato entro 20 giorni.
Se la richiesta di accesso al documento è stata presentata a un’amministrazione locale o regionale, il cittadino può inoltre fare ricorso al difensore civico. Il difensore civico, che si occupa più in generale di abusi e anomalie nei rapporti con la pubblica amministrazione, deve pronunciarsi entro 30 giorni.

Il ricorso al garante della privacy

Nei casi in cui alla base del rifiuto della pubblica amministrazione vi sia la tutela dei dati personali e della privacy, il cittadino può chiedere un secondo parere al garante per la protezione dei dati personali. Il garante dovrà esprimere il suo giudizio entro 10 giorni, periodo durante il quale i termini per la pronuncia del responsabile anticorruzione e del difensore civico rimarranno sospesi.
In caso di ricorso al giudice contro la decisione, infine, va ricordato che il tribunale competente è il Tar, il tribunale amministrativo regionale.

 

 

 

 

 

LA SINISTRA SA SOLO ACCHIAPPARE!!!

IL PRESIDENTE DELLA REGIONE FRANCESCO ROCCA HA FATTO UN MERAVIGLIOSO CENTRO IN 8 MUNICIPIO LE CASE DELLA COMUNITA’ CHE PRATICAMENTE SONO COME UN PICCOLO OSPEDALE INSIEME ALL’ASSESSORE MASELLI DEI SERVIZI SOCIALI DOVE TROVI TUTTO ANCHE LA TAC.

E CIACCHERI SI GONFIA IL PETTO E INSIEME A ROCCA E MASELLI TAGLIA IL NASTRO , GLI ALTRI FANNO E LUI SI GONFIA IL PETTO!!!

POVERA ROMA IN MANO A CERTI PRESIDENTI E AL SINDACO GUALTIERI, CAPACI DI FARE SOLDI REGALANDO IL TERRITORIO A SOCIETA’ STRANIERE VEDI EX MERCATI GENERALI !!!

TUTTI ALMENO UNA VOLTA ABBIAMO UTILIZZATO WIKIPEDIA, HA UN MOMENTO DI GRAVE DIFFICOLTA’ RISCHIA DI CHIUDERE AIUTIAMOLI!!!

L'immagine di Jimmy Wales - Fondatore di Wikipedia

Ciao!

Mi dispiace disturbarti di nuovo, ma volevo assicurarmi che avessi visto il promemoria che hai richiesto per sostenere Wikipedia. Sono grato a persone come te, che la trovano utile e credono che sia importante per tutti, ovunque.

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Grazie,

Jimmy Wales
Fondatore di Wikipedia
A nome della Wikimedia Foundation

PERCHE’ L’ATER DI ROMA NON FUNZIONA? PERCHE’ HA DIRIGENTI INCAPACI FATTA ECCEZIONE PER UNO CHE STA AL PATRIMONIO!!!

DD_124_27.06.2016

E SI QUESTA E’ LA SITUAZIONE DELL’ATER DI ROMA E SI EVINCE TALE INCAPACITA’ DIRIGENZIALE DA TALE LETTERA FIRMATA DAL DIRIGENTE FOLLEGA E LA D.D  VOLUTA DA L’EX COMMISSARIO TAMBURRINO CHE IMPONE   AL DIRETTORE DELL’EPOCA MAZZETTO DI ARE TALE DETERMINA.

MA EVIDENTEMENTE IL DOTT.FOLLEGA  E CHI GLI HA SCRITTO TALE NOTA CHE ORMAI HANNO TUTTI I MUNICIPI  E CHE STA CREANDO ENORMI PROBLEMI AI CITTADINI ASSEGNATARI E NON OCCUPANTI ABUSIVI TALE DETERMINA NON LA CONOSCONO???

PURTROPPO QUANDO SI HANNO TALI DIRIGENTI CHE CREANO SOLO DANNI E CHE EQUIPARANO INDENNITA’ DI OCCUPAZIONE E CANONE SENZA CONOSCERNE LA VERA DIFFERENZA GIURIDICA SI CREANO DRAMMI MOLTO SERI!!!

QUAL’E’ LA DIFFERENZA TRA CANONE E INDENNITA’ DI OCCUPAZIONE:

IL CANONE DI LOCAZIONE E’ IL RISPETTIVO MENSILE CHE SI PAGA ALL’ATER OGNI MESE PER UN AFFITTO DI UN ALLOGGIO DI CUI SI HA DIRITTO!!!

L’INDENNITA’ DI OCCUPAZIONE INVECE E’IL CORRISPETTIVO  CHE SI PAGA OVVERO IL 300% DELL’EQUO CANONE A CHI OCCUPA UNALLOGGIO SENZA AVERNE DIRITTO!

MA IL CARO DOTT. FOLLEGA TALE DIFFERENZA NON LA CONOSCE???

PERCHE’ IN QUELLA NOTA INVIATA ALL’8 MUNICIPIO, CHE ORA HANNO TUTTI E STA PROVOCANDO GRAVI DANNI HA SCRITTO COSE NON ESATTE E NON VERE, CIOE’ IL CARO FOLLEGA O CHI PER LUI , MA LUI L’HA FIRMATA, HANNO SCRITTO UN CUMOLO DI IDIOZIE, PER CUI DITEMI VOI SE UN’AZIENDA CHE DEVE GESTIREIL PATRIMONIO IMMOBILIARE SCRIVE SIMILI COSE CE SOLO DA METTERSI LE MANI NEI CAPELLI!!!

PER CUI LA DELIBERA PER FOLLEGA NON HA NESSUN VALORE COME NON HA VALORE LA PAROLA CANONE!

MA IL DOTT. FOLLEGA CI DOVREBBE DIRE SE TUTTE LE SANATORIE CHE SONO STATE APPROVATE LA CUI BOLLETTA RIPORTA LA SCRITTA CANONE, A COSTORO HA FATTO A TUTTI IL CONTRATTO???

NO!!! ASSOLUTAMENTE NO!!!

E ALLORA IL DOTT. FOLLEGA PERCHE’ DICE SIMILI IDIOZIE???

IL CARO DOTT.FOLLEGA CI DOVREBBE DIRE PERCHE’ LA PAROLA CANONE PER LUI NON HA NESSUN VALORE!!!

MA TEMO CHE NON SIA IN GRADO  DI DIRCELO POVERINO!!!

SE COSTUI E’ STATO GIUDICE DELLA CORTE COSTITUZUIONALE DELLA REPUBBLICA ITALIANA E VOTA SI NON VI FIDATE DILUI?

 

LEGGETE E FATEVI UNA CULTURA COSTUI VOTA SI !!!

Ministro per la funzione pubblica
Durata mandato 29 aprile 1993 –
11 maggio 1994
Capo del governo Carlo Azeglio Ciampi
Predecessore Maurizio Sacconi[1]
Successore Giuliano Urbani

Giudice della Corte costituzionale della Repubblica italiana
Durata mandato 9 novembre 2005 –
9 novembre 2014
Tipo nomina Nomina da parte del Presidente della Repubblica

Presidente della Commissione di indagine sul patrimonio immobiliare pubblico
Durata mandato 15 ottobre 1985 –
1987
Capo del governo Bettino Craxi

Dati generali
Partito politico Indipendente
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza
Università Università di Pisa
Professione Giurista; Docente universitario

GLI IMPIEGATI SONO OBBLIGATI A RISPONDERE AL TELEFONO?

GLI IMPIEGATI SONO OBBLIGATI A RISPONDERE AL TELEFONO?

Sì, gli impiegati degli uffici pubblici italiani sono obbligati a rispondere al telefono e a fornire assistenza ai cittadini nell’ambito delle loro mansioni lavorative durante l’orario di servizio.

Questo obbligo deriva da diversi principi normativi:

Codice di comportamento dei dipendenti pubblici (DPR 62/2013 e aggiornamento DPR 81/2023): I dipendenti devono agire con diligenza, correttezza e imparzialità, orientando la propria azione alla massima efficienza. Rispondere al telefono rientra nel dovere di servizio e nel rapporto di cortesia e trasparenza verso il cittadino.

Principi Costituzionali:

I pubblici funzionari sono al servizio della Nazione e devono garantire il buon andamento della Pubblica Amministrazione.

Contratti Collettivi Nazionali (CCNL): Le mansioni specifiche includono la gestione della comunicazione con l’utenza.

Diritto di accesso: Il cittadino ha il diritto di ricevere informazioni, anche se per atti formali è sempre consigliato utilizzare la posta PEC o raccomandata per avere certezza del ricevimento (Legge 241/1990).

Limiti all’obbligo:

L’obbligo sussiste solo durante l’orario di lavoro.

Il dipendente non è tenuto a rispondere al telefono personale o a chiamate fuori orario, a meno che non siano previsti specifici turni di reperibilità.

La mancata risposta sistematica o il comportamento scorretto possono configurare una violazione disciplinare.

FATE RISPETTARE LE LEGGI!!!

E ALLORA PERCHE’ NON RISPONDONO MAI?

PERCHE’ NESSUNO LI REDARGUISCE?

ALMENO SPERO CHE LAVORINO, MA VISTI I RISULTATI SPECIALMENTE DELL’ATER I ROMA NON SOLO NON RISONDONO MAI AL TELEFONO SALVO RARISSIMI CASI, COME L’UFFICIO ESTINZIONE DIRITTO DI PRELAZIONE CHE RISPONDE SEMPRE,GLI ALTRI RARI CASI  NON SEMPRE RISPONDONO,COME LA SEGRETERIA DEL DIRETTORE, MENTRE DAL COMMISSARIO RISPONDONO SEMPRE.

INOLTRE, PER FARE UNA PRATICA CHE SI PUO’ RISOLVERE IN POCHI GIORNI CI METTONO MESI SE NON ANNI!!!

MENTRE DEBBO RICONOSCERE COME E’ CAMBIATO L’UFFICIO CONDOMINI E INOLTRE LA DOTT.SSA PACE RISPONDE SIA AL TELEFONO CHE ALLE E.MAIL E SI FA CARICO DI RISOLVERE I PROBLEMI STIMOLANDO GLI AMMINISTRATORI A FARLO!!!

MENTRE IL DOTT.FOLLEGA NON SOLO NON RISPONDE AL TELEFONO, MA NON LEGGE LE E.MAIL E A VOLTE RISPONDE DOPO SVARIATE PRESSIONI E PER FARE UNA PRATICA DI MASSIMA URGENZA CI METTE MESI SE NON ANNI, SI PUO’ CONTINUARE AD ANDARE AVANTI COSI???

PRIMA DI VOMITARE CATTIVERIE E MALIGNITA’ SULLA FAMIGLIA DEL BOSCO LEGGETEVI TALE ARTICOLO!!!


Famiglia nel bosco, Ammaniti: «Dividerla è stato l’errore più grave. I bambini non sono dei pacchi, le loro emozioni vanno rispettate»

di Clarida Salvatori

Massimo Ammaniti, neuropsichiatra infantile: «Si stanno buttando decenni di teorie sullo sviluppo dei bambini. Tutti i miei maestri rabbrividirebbero davanti a quanto sta accadendo»

famiglia bosco

«Io sono incredulo. La storia della famiglia nel bosco è iniziata male e rischia di finire ancor peggio»: ha pochi dubbi Massimo Ammaniti – tra i più quotati neuropsichiatri infantili, professore onorario di Psicopatologia dello sviluppo alla Sapienza università di Roma e autore di numerosi libri, l’ultimo è «Il coraggio di essere timidi» – nella lettura della vicenda che ha travolto le vite di Catherine Birminghan, suo marito Nathan Trevallion e i loro figli.

Per loro, il tribunale dei minori dell’Aquila ha deciso l’allontanamento della madre e il trasferimento in un’altra struttura protetta. «Si stanno buttando via anni, anzi decenni, di teorie sullo sviluppo dei bambini. Tutti i miei maestri, da Giovanni Bollea ad Adriano Ossicini, rabbrividirebbero davanti a quanto sta accadendo per queste persone».

Professor Ammaniti, quali potrebbero essere le conseguenze di questa decisione che spacca il nucleo familiare dei Trevaillon?
«Sicuramente questa decisione avrà implicazioni serie. Si parla di separazione della madre dai figli e di un padre che rimane ai margini dello scenario. Ma questi bambini finora hanno sempre vissuto con loro, per altro con una vita sociale poco sviluppata. Il che vuol dire che se già normalmente si crea un legame intenso con i genitori, nel loro caso questo legame è sostanziale, unico, non avendo i bimbi altri adulti a cui far riferimento. Erano gli unici a garantirne la sicurezza personale e la cura, erano le uniche figure che rappresentavano la protezione. È questo l’assunto, che dovrebbe orientare le scelte di operatori, psicologi, legislatori perché una misura così è complessa e rischiosa per il futuro di questi bambini».

Ma allora come è possibile che sia stata intrapresa questa strada?
«Non me lo spiego. Una decisione come questa si verifica in situazioni estreme, quando cioè il pericolo di maltrattamenti è concreto ed elevato. E anche in questi casi ci sono due nette distinzioni».

Ovvero quali?
«Ci sono situazioni in cui un genitore perde la pazienza ed esagera, ma deve solo imparare a controllare i propri impulsi. E altre situazioni in cui invece la persona è disturbata e attua pesanti maltrattamenti. Ma francamente non mi sembra questo il caso. È emerso che la mamma fosse ansiosa e iperprotettiva, niente di più grave. Certo è che non deve essere stato facile essere stata per un periodo così lungo in una struttura in cui non poteva esercitare la sua funzione genitoriale. Di certo una simile situazione le avrà suscitato rabbia e frustrazione».

Che idea si è fatto di tutta questa vicenda? Secondo lei che cosa viene rimproverato a questa famiglia?
«Non riesco davvero a capirlo. Oggi ci sono famiglie che piazzano i figli davanti ai tablet o ai giochi elettronici tutti i pomeriggi o per poter mangiare senza essere disturbati mentre sono al ristorante. Però quelle vengono ritenute persone rispettose delle modalità, non vengono considerati inidonei a educare i loro bambini. Invece chi sceglie di farli crescere nella natura, a contatto con gli animali non è adatto alla funzione genitoriale. È vero, mancava la socializzazione con altri coetanei, è stato messo in atto un orientamento poco attento alle prescrizioni del Paese in cui vivevano e in cui vivono e questo è stato certamente un limite, ma erano presenti e si occupavano dei loro bambini».

Quanto ha influito la scelta di questi genitori di non voler scolarizzare i minori?
«Ha influito molto, ma non è forse vero che molti rom non mandano i loro figli a scuola? E non voglio pensare che si stia contestando una scelta religiosa, non sarebbe giustificabile. Anche tanti cattolici, pur battezzando i figli nel rispetto delle prescrizioni religiose, poi fanno scelte discutibili. A mio avviso, tutto questo pone le basi per una forte interferenza tra Stato e genitori».

Secondo lei è stato commesso qualche errore nell’interpretazione e nella gestione di questa storia?
«Non mi spiego perché non si è mirato e non si è deciso di mantenere unito il nucleo familiare, di dare loro — come per altro era anche stato paventato — una casa, di aiutarli con sovvenzioni e professionisti che potessero assisterli nel loro percorso».

Che idea si è fatto? C’è qualcosa che non viene detta? Che viene celata?
«Secondo me c’è qualcosa sotto tutto questo, ma non riesco a capire di cosa si tratta. La famiglia nel bosco è stata messa su una strada imprevedibile: hanno sicuramente dei limiti ma non andavano divisi, semmai andavano aiutati. Perché farli entrare nell’occhio del ciclone? In termini di costi, quanto si pagherà tutto questo? I soldi dati alle strutture che li hanno ospitati finora e li ospiteranno ancora, non potevano essere convertiti in aiuti economici per loro. Non è possibile, oggi, tornare a uno strumento come quello dei ricoveri che esistevano in passato e che ora sono desueti».

Di cosa non si è tenuto conto nel prendere la decisione di non aiutarli ma di dividerli?
«Non è stato tenuto in conto del fatto che non sono dei pacchi, che hanno delle emozioni che vanno rispettate, che questi bambini vogliono bene ai loro genitori, che li hanno cresciuti finora. Al momento della separazione pare che si siano disperati, che piangessero, che urlassero. Come è possibile ignorare una simile reazione?».

C’è ancora tempo e modo per tornare indietro e provare a cambiare le cose per la famiglia nel bosco, nell’ottica di ciò che è meglio per i minori?
«Secondo me sì. Chi prende provvedimenti è ancora in tempo per rendersi conto che non è questa la strada giusta da percorrere, che si può ancora ricomporre, sostenere, dare supporto a questi genitori e a questi bambini che possono conoscere la realtà scolastica, sostenuti poi da qualcuno che li assista anche a casa. Sono stato tentato di andare a vedere di persona per rendermi conto della situazione, ma credo che si possa ancora evitare il fallimento attuando una strategia coerente che non faccia indignare quanto sono indignato io».

LE CAZZATE CHE SCRIVE IL DOTT.FOLLEGA!!!

QUESTE SONO LE CAZZATE SCHE SCRIVE FOLLEGA

O CHI LE HA SCRITTE  PER LUI, MA LUI FIRMA TUTTO SENZA LEGGERE O SENZA CAPIRE UN CAZZO???

QUESTO E’ IL COMMA 5 DELLA LEGGE 12 DEL1999 CHE DICE TUTTO IL CONTRARIO DI CIO’ CHE HA SCRITTO FOLLEGA!!!

  1. 5. L’ampliamento del nucleo familiare fino al secondo grado non necessita di specifica autorizzazione ed è comunicato all’ente gestore entro trenta giorni dal verificarsi delle ipotesi di cui al comma 4. L’ampliamento del nucleo familiare può essere, inoltre, accertato d’ufficio dall’ente gestore, in ogni momento, ove risulti dalla consultazione dei dati forniti in sede di censimenti anagrafici e reddituali effettuati dall’ente medesimo. Il soggetto che entra nel nucleo in seguito ad ampliamento assume nei confronti dell’ente gestore, a decorrere dalla data di ingresso, gli stessi obblighi dell’assegnatario originario. In caso di comunicazioni non veritiere, l’ampliamento non produce effetti ai fini dell’eventuale subentro. Se l’ampliamento determina la perdita dei requisiti soggettivi di cui all’articolo 11, l’ente gestore dichiara la decadenza dall’assegnazione. (37)(54)

5-bis. Le disposizioni di cui al comma 5 si applicano anche ai procedimenti avviati precedentemente all’entrata in vigore della presente disposizione e non ancora conclusi o per i quali, alla medesima data, sia stata presentata apposita istanza di ampliamento, anche ai fini del successivo procedimento di subentro. (37) (55)

5-ter. Gli ampliamenti fino al secondo grado non regolamentati dagli enti gestori antecedenti all’entrata in vigore della presente legge sono considerati definitivamente conclusi. Gli enti gestori verificano nei tre mesi successivi i requisiti previsti dalla normativa vigente in materia di decadenza. (37)

 MA COME PUO’ ANDARE AVANTI L’ATER CO STI GENI???

QUEL GRANDISSIMO IGNORANTE CHE HA STILATO TALE NORMA DEVE ESSERE UN GRANDE INCOMPETENTE OPPURE DEBBO PENSARE CHE L’HA SCRITTA APPOSTA COSI’ PER FAR FARE UNA BRUTTA FIGURA AL DOTT.FOLLEGA.

ADDIRITTURA IN TALE NOTA SCRIVONO: CHE NE L’ISTANZA DI SUBENTRO  E NE I BOLLETTINI INTESTATI RECANTI LA DICITURA CANONE,  POSSONO ESSERE CONSIDERATI COME ATTESTAZIONE DELLA LEGGITTIMA TITOLARITA’ DELL’ALLOGGIO.

RITENGO CHE CHIUNQUE ABBIA SCRITTO E FIRMATO TALE NOTA DOVREBBE ESSERE CACCIATO IMMEDIATAMENTE DALL’ATER DI ROMA IN QUANTO SOGGETTO PERICOLOSO!!!

TALI IDIOTI HANNO CREATO UN DANNO ENORME SIA ALL’AZIENDA E SOPRATTUTTO AGLI ASSEGNATARI CHE SONO BEN DUE ANNI CHE NON RIESCONO AD AVERE LA RESIDENZA.

IL CARO DOTT.FOLLEGA E L’IDIOTA CHE GLI HA SCRITTO LA NOTA DOVREBBERO CONOSCERE A MENA DITO LE LEGGI REGIONALI SPECIALMENTE L’ART,.12 DELLA LEGGE 12, CHE IN MERITO ALL’AMPLIAMENTO NON DICE CHE DEVE ESSERE AUTORIZZATO MA SEMPLICEMENTE COMUNICATO.

E SOPRATTUTTO  ALLA ENORME CAZZATA IN MERITO ALLA PAROLA CANONE SUI BOLLETTINI E SUL FOGLIO CHE L’ATER INVIA TUTTI I MESI, FOLLEGA MI DOVREBBE SPIEGARE COME CAZZO FANNO AD AVERE LA DOCUMENTAZIONE DA LORO RICHIESTA SE HANNO ARRETRATI DI SANATORIE  DEL 2000, 2003, 2006 E TUTTE QUELLE CHE  SI SONO SUCCEDUTE., E SOPRATTUTTO NON RISPONDONO MAI ALLE E.MAIL E MAI AL TELEFONO.

LA PAROLA CANONE LA SCRIVONO LORO PERCHE’ HANNO ACCERTATO CHE NON SEI UN OCCUPANTE ABUSIVO ALTRIMENTI CI SAREBBE STATO SCRITTO INDENNITA’ DI OCCUPAZIONE E MI FERMO QUI PERCHE’ SINCERAMENTE LA SITUAZIONE E’ MOLTO GRAVE, PERCHE’ NEGARE LA RESIDENZA SENZA UN MOTIVO VALIDO E’ UN REATO OLTRE CHE E’ UNA  INDECENZA QUESTO MODO DI LAVORARE!!!

A MENO CHE QUESTI LOSCHI PERSONAGGI NON LO FACCIANO APPOSTA PER CREARE DANNI AL COMMISSARIO E DIRETTORE???

IL DUBBIO E’ LECITO!!!