di Emiliano Fittipaldi
La governatrice del Lazio abitava in una casa dell’ Ater (dove risiede ancora il marito) a prezzi popolari. Un’assegnazione incomprensibile visto il suo redditto: infatti, nel frattempo, lei acquistava appartamenti in giro nella capitale e altrove. Non male, per una che fino a ieri attaccava le “affittopoli” altrui.
Renata Polverini ci è andata giù pesante. Lo scandalo Affittopoli e delle case di proprietà di enti locali svendute a quattro soldi ai soliti potenti l’ha davvero scandalizzata. «L‘era dei privilegi è giunta al capolinea», ha detto in un’intervista pochi giorni fa: «Sono contratti assolutamente fuori dai valori di mercato». Una vera indecenza. Sotto il fuoco di fila del Popolo della Libertà sono finite le giunte di centrosinistra, da quella di Francesco Rutelli a Walter Veltroni. Accusate di aver girato appartamenti a sindacalisti e politici amici per pochi spicci, per non parlare degli immobili di lusso svenduti a prezzi di favore in aste pubbliche.
L’indignazione del presidente della Regione Lazio ha contagiato anche il suo assessore alla Casa, l’ex fascista Teodoro Buontempo, che ha ordinato di bloccare all’istante la vendita dei gioiellini dell’Ater, l’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale pubblica. «Non ci saranno sconti per chi ha violato la legge. Ecco perché ho voluto una commissione straordinaria che faccia chiarezza». Gianni Alemanno s’è subito accodato allo sconcerto generale, varando un’altra commissione ad hoc. Stavolta al Campidoglio: «Non voglio fare né allarmismo né dossieraggio, solo appurare la verità».
Chissà se per far luce sull’Affittopoli romana il sindaco farà un salto anche a via Bramante, nel cuore di San Saba. Uno dei quartieri più belli della capitale, a pochi passi dall’Aventino, dove chi vuole acquistare una casa ai valori correnti può sborsare anche 10 mila euro al metro quadrato. Al numero civico 3 e 5 ci sono i due ingressi di un condominio degli inizi del Novecento, sei palazzine di proprietà dell’Ater con giardinetto interno annesso. In tutto una novantina di alloggi, destinati per legge a quei cittadini indigenti che non possono permettersi i canoni d’affitto imposti dal mercato. Entrando nel vialetto, nascosto da felci e alberelli, in fondo a sinistra c’è l’edificio B. Scorrendo i cognomi perfino Alemanno strabuzzerebbe gli occhi leggendo sul citofono, accanto al pulsante in alto a destra, “Cavicchioli-Polverini-Berardi”.
Massimo Cavicchioli lui lo conosce bene: è infatti il marito del governatore Polverini. Un uomo schivo, ex sindacalista della Cgil, oggi esperto informatico da sempre lontano dalle luci della ribalta. Berardi è il cognome di sua madre Pierina, morta anni fa. «Un errore, forse un omonimo, non possono essere loro, lei guadagna oltre 10 mila euro al mese», penserebbe il sindaco di Roma passando dal portoncino, dove è attaccato un avviso del Comitato Inquilini Ater San Saba che annuncia l’apertura di un nuovo sportello di zona.
Eppure sulla buca delle lettere al piano terra ci sono anche le iniziali degli inquilini: “Cavicchioli M.-Polverini R.“. Due indizi non fanno una prova. Ma tre? La targhetta accanto alla porta dell’abitazione, al quarto piano, riporta gli stessi cognomi. Una chiacchierata con i vicini fuga altri dubbi: «Mi ricordo della signora Clementina, la nonna del signor Cavicchioli. Lei non c’è più, anche i genitori di lui sono morti, e da sempre vedo entrare solo il figlio e i suoi amici. Quanto si paga qui? Dipende dalla metratura, ma la mia bolletta è di 130 euro al mese».
A “l’Espresso” risulta che nell’appartamento (quattro vani più bagno e cucina) risieda proprio il marito della Polverini. Ma non è tutto: i documenti dell’Anagrafe dimostrano che la governatrice ha vissuto per ben 15 anni nella casa popolare di via Bramante. Per la precisione, dal giorno del matrimonio (celebrato il 21 giugno del 1989) al settembre del 2004. Periodo in cui Renata ha fatto carriera, diventando prima responsabile delle relazioni internazionali e comunitarie dell’Ugl, poi – dal 1999 – vice segretario della Confederazione sindacale di destra.
Non si sa quanto la famiglia Cavicchioli-Polverini guadagnasse al tempo (da leader dell’Ugl Polverini prendeva 3.500 euro al mese; nel 2008, secondo la dichiarazione dei redditi, sfiorava i 140 mila euro annui), ma i maligni sospettano che i due non avessero i requisiti per vivere negli appartamenti dell’ex Istituto autonomo case popolari. «Se il reddito del nucleo familiare supera il limite stabilito, ora fissato a 38 mila euro lordi annui, l’assegnazione decade automaticamente. Chi ci resta diventa un occupante abusivo non sanabile», ragionano dall’ Ater. Forse le entrate dichiarate erano più basse, ma la coppia presidenziale non doveva passarsela male, visto che la Polverini – restando ferma a San Saba – chiedeva mutui e comprava altri immobili. Per centinaia di migliaia di euro. Già. Il governatore sembra avere una vera passione per il mattone, e grande fiuto per gli affari. Mentre risiedeva nella casa popolare, si dava da fare per acquistare appartamenti a Roma, e non solo.
Andiamo con ordine. Nel marzo del 2001 la Polverini compra un pied-à-terre nel piccolo borgo di Torgiano, tre vani più box in provincia di Perugia. Città a lei cara, visto che sua madre è nata lì. Firma l’atto di compravendita il giorno 21 dal suo notaio di fiducia, da cui torna dopo meno di una settimana per formalizzare l’acquisto di un’altra casa romana, quartiere Monteverde. Cinque stanze, bagni e cucina a due passi da Villa Doria Pamphilj. La casa forse non le piace (in effetti San Saba è molto più trendy), di certo un anno dopo la gira alla madre Giovanna. L’atto di donazione è del 19 marzo 2002.
Dieci giorni dopo, il 28 marzo, un nuovo colpo da maestra: la Polverini compra un altro appartamento, stavolta al Torrino. La zona è semicentrale, vicino all’Eur, ma l’abitazione è molto grande, sette vani più box. Soprattutto, è un immobile ex Inpdap, e il prezzo è da record: come ha scritto Marco Lillo su “Il Fatto“, la Polverini se lo prende sborsando appena 148 mila euro., la cifra chiesta a tutti gli inquilini del palazzo dalla società di cartolarizzazione di Stato (Scip) che vendeva con forti sconti.
Sui documenti dell’Anagrafe consultati da “l’Espresso” risulta però che la Polverini al Torrino non abbia mai avuto residenza: chissà come ha fatto a condurre in porto l’operazione. Anche stavolta l’appartamento non deve essere di suo gusto, tanto che nel 2007 lo vende a prezzo ben più alto (234 mila euro dichiarati) a un suo collega sindacalista, Rolando Vicari dell’Ugl.
Lo slalom tra gli acquisti di Renata non è finito. Perché sette mesi dopo, a dicembre del 2002, quando ancora risiede nella casa Ater, compra dallo Ior una bella casa con nove stanze, due box e tre balconi sull’Aventino. Un posto da sogno, che la Banca Vaticana dà via per 272 mila euro. Dopo due anni, il 20 settembre del 2004, l’ex leader dell’Ugl si allarga comprando l’appartamento gemello confinante con terzo box annesso. Stavolta dalla Marine Investimenti Sud, una società immobiliare da sempre in affari con la Santa Sede, un tempo partecipata al 90 per cento dalla Finnat di Giampiero Nattino, ma oggi controllata da società off-shore che rimandano fino a Montevideo, in Uruguay.
Renata spende altri 666 mila euro ed è finalmente soddisfatta. Una settimana dopo il rogito dal notaio Giancarlo Mazza (finito sulle cronache dei giornali come recordman dell’evasione nazionale) cambia finalmente la sua residenza e dà l’addio alla casa dell’Ater, a soli 850 metri di distanza, dove lascia la sua residenza il marito Massimo (seppure sulle Pagine Bianche anche lui risulti all’indirizzo della moglie). L’ultimo acquisto sull’Aventino la Polverini lo fa lo scorso agosto, quando compra un quarto box (ma di quanti posti auto ha bisogno la presidente?) nel condominio in cui abita da sola.
Nel palazzo di mattoncini rossi a via Bramante la vita scorre tranquilla. Dei business immobiliari di Renata nessuno sa nulla. Non sanno che per le valutazioni del Cerved su dati dell’Agenzia del Territorio solo la maison può valere 1,8 milioni di euro. «Massimo e Renata sono persone gentilissime», dice un’anziana che s’appresta a portare a spasso il cane. Anche il barista che conosce la coppia da vent’anni ha parole affettuose, e racconta – senza mai esserci andato – delle feste che Renata organizza nella casa dell’Aventino. «Una donna forte e onesta, una che si è fatta da sola», chiosa un altro avventore. «Ecco lì Cavicchioli, vede, è quello con le buste della spesa», dice un’inquilina del condominio Ater mentre appende i panni fuori dalla finestra. «Scrivete che qui il giardiniere non viene mai, e che le aiuole sono incolte. E soprattutto che a lor signori, quelli che comandano, non venisse mai in mente di aumentarci l’affitto».
* inchiesta tratta dal settimanale L’ESPRESSO

Non credo sia corretto quanto riportato dall’articolo sul reddito di decadenza.
Se un inquilino “regolare” nel corso degli anni vede aumentare il suo reddito (cosa possibile magari dopo 30/40 anni perchè anche un inquilino ATER può fare un minimo di carriera professionale e non essere uno “sfigato” a vita) l’ATER ha l’obbligo di proporre un affitto a canone concordato e non il rilascio dell’alloggio…la “decadenza” come tale non esiste più
Ovviamente rimane fortemente inopportuno che la Polverini sia proprietaria di case a Roma e contestualmente abbia un marito che risiede in una casa ATER…
Annamaria Addante risponde
Se le case le dessero in patto di futura vendita questi casini non ci sarebbero più.Ritengo che la casa non è solo il luogo dove si dorme,ma anche il luogo dei nostri ricordi e affetti, ma le regole quando ci sono devono valere per tutti ugualmente, purtroppo all’Ater non è così.
Ritengo che il caso specifico non è difendibile maggiormente in quanto governatrice del Lazio che dovrebbe dare il buon esempio.
Concordo pienamente con la signora Addante quando indica la casa come non solo il luogo dove si dorme ma soprattutto, aggiungerei, il luogo dei nostri ricordi e affetti. A quanto pare però la legge non sembra essere uguale per tutti altrimenti la Polverini non avrebbe vissuto per 15 anni in un alloggio Ater comprando, vendendo e affittando a destra e manca altri immobili. Come mai per lei i requisiti non sono stati verificati? Come ha fatto la Polverini a poter vivere per 15 anni in un alloggio Ater dove il princio fondamentale è il non superamento di un determinato reddito e/o proprietà?? E per quale strana ragione di fronte a un decreto di rilascio dell’immobile invece di vedersi la procedura attiva come prassi comanda è stato tutto bloccato (come da notizia dei media) e poi ripreso solo ora che la notizia è venuta a galla?!?!? Perchè per la Polverini i requisiti non sono stati constantemente e giustamente verificati per permanere in un alloggio Ater mentre per me come per tante altre persone con ragioni molto più che valide e per una reale e seria necessità sono fondamentali?!?!?!?
Mia nonna versò all’epoca duecento mila lire per esercitare il famoso diritto di “prelazione” o “volontà di futuro acquisto” o come si preferisce definirlo….ha versato ulteriori 600 e passa euro per esercitare un nuovo “diritto all’acquisto” pochi mesi prima che venisse a mancare e purtroppo questo non le ha permesso di acquistare una casa dove ha vissuto per 40 anni e per altrettanti ha atteso di acquistarla….vivevo con lei da 3 anni (5 ormai) e l’Ater sapeva della mia esistenza anche se non ufficialmente, ha aggiornato di anno in anno il canone mensile con i dati forniti nei censimenti e ora?? Sono occupante senza titolo con un decreto di rilascio ed un’udienza che spero non mi porti a ritrovarmi davvero per strada senza un tetto e senza la possibilità di realizzare il sogno di mia nonna…perchè per me i requisiti devono valere (a mio avviso erroneamente) e per la Polverini no?!?!?! Dove sta la legge, la giustizia, i requisiti e tutte queste belle ma solo parole?!?!
Sono passati diversi giorni dalla notizia che ha colpito la Polverini e ad oggi non si sa più nulla…uno scandalo che volutamente stanno mettendo a tacere sulle spalle e facendone pagare le spese a chi davvero ha reali necessità e cerca solo un briciolo di diritto per vivere una vita normale come se già non bastasse la precarietà nella quale siamo costretti a districarci!!!!
Scusate lo sfogo ma sono davvero amareggiata, demoralizzata e molto molto preoccupata per quello che sarà il futuro.
Annmaria Addante risponde
Si metta subito in contatto con me le do il mio cell.3394581140,perchè lei non è occupante abusiva se sua nonna ha accettato il prezzo e versato oltre le 200mila lire i 625 euro per l’apertura della pratica di vendita è come se l’alloggio lo avesse già acquistato Legge regionale n.27/06 art.52 2 comma.Mi metta in contatto con il suo avvocato .
vorrei conoscere la verità sul presunto acquisto di una palazzina per il Sindacato UGL. Fu fatto un tipo di contratto, fu versata una caparra….a chi? e poi non si è saputo più nulla.
Annamaria Addante risponde
Non conosco il problema,se mi dai maggiori riferimenti posso verificare.