LEGGETE L’ARTICOLO DEL MESSAGGERO

Case Ater, affitti popolari
anche per gli inquilini ricchi
Nella lista dei beneficiari spuntano redditi oltre i 100mila euro. L’Agenzia: oltre ottomila sono gli occupanti senza titolo

di Claudio Marincola
ROMA – C’è persino un inquilino che vive solo di redditi da fabbricati – ovvero di rendita – nel fantastico mondo dell’Ater, l’azienda che gestisce e amministra le case popolari. In teoria, ma solo in teoria, ci dovrebbero vivere i più bisognosi. Di fatto una famiglia su 10 ha un reddito che oscilla tra i 38 mila e i 100 mila euro. I casi che rasentano il paradosso sono tanti.

Casalinghe proprietarie di immobili da centinaia di migliaia di euro, disoccupati con beni al sole. E poi nipoti, cognati, abusivi, case che si tramandano di generazione in generazione. A leggere il censimento 2010, presentato ieri nella sede di Lungotevere Tor di Nona, ci sarebbe da riscrivere la storia delle famiglie italiane. Un album illustrato che mostra tutte le crepe del nostro welfare.

Tra i 47.800 inquilini che vivono in un alloggio ex Iacp – in totale 130 mila persone – è risultato che almeno 35 guadagnano oltre 100 mila euro. Nell’ultimo censimento erano 18. La legge non glielo vieta. Che gli succede ora che li hanno scoperti? Niente. Nella peggiore delle ipotesi pagheranno 3 volte la cifra fissata dalla legge sull’equo canone: ovvero in media 422 euro al mese. Non andranno in rovina.

In questo mondo alla rovescia succede che chi abita in periferia paghi più di chi vive ai Parioli. O che l’affitto di una casa a Corviale sia più caro di uno in via Sabotino. Per non parlare delle vendite – o meglio svendite – che servono all’azienda per restare in vita e non affogare nei debiti. Applicando rigorosamente la legge, un alloggio a Pietralata viene venduto a 360 euro al metro quadrato. Ai Parioli a 896 euro al metro quadrato, un decimo dell’attuale prezzo di mercato o quasi.

Gli inquilini che guadagnano tra i 70 mila e i centomila euro sono 200. Quasi seicento hanno un reddito superiore ai 60 mila euro l’anno. In compenso ci sono anche i poveri: 12.717 con un reddito che oscilla tra i 5 mila e i 15 mila euro. I canoni medi mensili degli assegnatari oscillano tra i 7,75 e i 422,93 euro. Poi ci sono gli abusivi, un capitolo a parte. Tra chi è in attesa di sanatoria e chi è totalmente illegale si parla di 8000 «occupanti senza titolo».

E tra questi anche il marito del presidente della Regione Lazio Renata Polverini, residente in un alloggio a San Saba non avendone più i requisiti. Anche per questo verrà istituito – cosa mai stata fatta prima – un numero verde per segnalare in forma anonima le illegalità. Si va incontro al rischio delazione, chiaro. Ma qualcosa bisogna pur fare.

Bruno Prestagiovanni, da 100 giorni commissario straordinario dell’Ater di Roma, avrà il suo da fare. Ammette: «Le norme attualmente vigenti non sono ancora adeguate. Servirebbe una revisione dell’attuale normativa per canoni di locazione e i prezzi di vendita. Noi incassiamo mediamente per ogni alloggio circa 85 euro al mese mentre ne spendiamo 116. Come possiamo reggere questo ritmo?».

E infatti l’Ater non lo regge. Nell’ultima audizione dei commissari e dei 7 direttori generali in commissione Lavori pubblici i debiti accertati hanno toccato il tetto dei 650 milioni di euro. L’ultimo bilancio si è chiuso con un risultato negativo di oltre 32 milioni di euro. Da qui la proposta: rimoduliamo i canoni.

Se ne parla da anni. Ma le proposte di legge presentate per cambiare la normativa fanno tutte la stessa fine. L’assessore regionale alla Casa è Teodoro Buontempo. Da giovane militava della destra sociale. Ora propone «di stabilire che possono risiedere in un alloggio popolare solo le famiglie con un reddito non superiore ai 20 mila euro».

Sull’Ater pesa l’onere della manutenzione che data la scarsità di risorse langue. Così che il patrimonio è soggetto al degrado. Per correre ai ripari verrà bandita una gara da 45 milioni di euro in tre anni.

ANNAMARIA ADDANTE RISPONDE

Ho voluto pubblicare questo articolo nel mio BLOG e tutti gli articoli che sono usciti in questi giorni per allertare gli assegnatari dell’Ater di Roma, perchè so che non tutti comprano i giornali, ma è bene che siano informati.

Mi sono permessa di aggiungere un mio commento agli articoli e vorrei sapere ferie permettendo cosa ne pensano i cittadini.

L’attuale Direttore generale dell’Ater che prima era la persona di fiducia dell’ex Presidente Petrucci che l’aveva voluta fortemente all’ater,anzi l’avrebe voluta come direttore generale,ma non ci riuscì perchè ci misero l’arch.Maltese e lei si accontentò di essere assunta come responsabile dell’area gestionale con una delibera che sanciva che si rapportava esclusivamente con il Presidente Petrucci e con il consiglio di amministrazione.

Già all’epoca era contraria alle vendite e oggi torna alla carica sottolineando che sono prezzi stracciati e i canoni sono bassi.

Ma il canone concordato non è stato fatto con Petrucci? e lei era la responsabile dell’area gestionale per cui aveva voce in capitolo o no?

Perchè fu sostituita la legge 25 con la legge 10 legge che regolarizzava i canoni in base al reddito,perchè non è stata ripristinata quella invece di fare il canone concordato che è una vergogna che fa pagare di più chi è in periferia, come lo schifo dell’indennità di occupazione che a Laurentino è di 900euro al mese e al centro di 400.

Oggi questo direttore generale lancia l’allarme che non ha soldi e dice che se continua così tra 4/5 anni dovranno portare i libri in tribunale,ma i 34 milioni annui che tiravano fuori ogni anno con i quali hanno estinto il debito con la banca (il famoso debito che fece Massa) Quei soldi oggi dove sono? e che cosa ci fanno?

Inoltre l’attuale direttore generale ha anche risparmiato sul personale, perchè se non sbaglio dei 6 dirigenti che assunse Petrucci 4 sono stati licenziati, per cui sono soldi che l’ater non spende.

Noi vorremmo fare un contraddittorio serio con l’Ater di Roma, perchè dire che 200 persone che stanno negli alloggi Ater che guadagnano dai 70 ai 100 mila euro è uno scandalo, dire che 35 assegnatari guadagnano più di centomila euro non credo che sia uno scandalo,ma sarebbe interessante vedere in quali alloggi abitano,perchè dobbiamo ricordare ancora una volta che il patrimonio dell’Ater non è tutto case popolari,perchè vi erano anche le case per gli impiegati dello Stato gli ex INCIS, poi vi erano le case dell’INA casa, quelle dell’ISES e quelle della Gescal e quelle dello IACP.

Dobbiamo constatare che si è messa di nuovo in moto la macchina per far credere ai cittadini quello che vogliono loro e non le cose come stanno realmente per avere la scusa per aumentare i prezzi di vendita se non addirittura bloccare le vendite, ma noi non staremo fermi faremo sentire le nostre ragioni.

2 pensieri su “LEGGETE L’ARTICOLO DEL MESSAGGERO

  1. anna

    da ATUTTADESTRA
    CASA: BUONTEMPO, REDDITO MASSIMO ALLOGGI ATER SIA 20 MILA EURO
    domenica, luglio 31st, 2011
    «Abbiamo intenzione di fare una legge che preveda un reddito massimo annuo di 20 mila euro per chi voglia abitare nelle case popolari dell’Ater». Lo ha annunciato l’assessore alla Casa della Regione Lazio Teodoro Buontempo durante una conferenza stampa all’Ater. «Coloro che superano questo reddito – ha aggiunto – dovranno acquistare l’appartamento in cui abitano a prezzi non ‘popolarì ma di mercato».

    Cara Anna Maria ti sembra giusto che se una persona ha ereditato un immobile
    che supera i 100000 euro, in estrema periferia, perde il diritto di accesso, anche se vi abita da 50 anni,e chi guadagna così tanto possa comprare la casa dell’ATER?

    Annamaria Addante risponde

    lo trovo ingiusto,l’Ater dovrebbe dare la possibilità ad entrambi di poter acquistare la casa che abitano a un prezzo equo e non di mercato come vorrebbero fare, o consentirgli di rimanere nell’alloggio con un canone maggiorato, come prevedeva la legge 25 che hanno abolito.

  2. mino

    Io mi chiedo, era poi cosi sbagliato il sistema del riscatto?, mettiamoci nei panni delle migliaia di inquilini ex Incis o altri enti simili, c’è gente che abita in case costruiti 50/60 anni fa che all’epoca era convinta di vivere in un alloggio quasi di proprietà, visto che il riscatto era la conclusione prevista, queste persone nell’arco di questi anni (magari prima i nonni e poi i genitori), hanno sostenuto spese per mantenere gli allogi abitabili decentemente, è vero che i canoni d’affitto sono bassi, ma è anche vero che l’ater non spende un centesimo per la manutenzione e che non ha costruito questi alloggi ma li ha acquisiti dopo lo scoglimento di questi enti, mi chiedo, l’ater ha il diritto di giestire questi alloggio con lo stesso sistema delle case costruite con il contributo regionale o comunale?.
    questo vorrei chiedere all’assessore Buontempo.
    Credo invece che il sistema del riscatto vada esteso, il compito dell’ater deve essere quello di costruire allggi, anche per calmierare il mercato impazzito degli affitti, l’affitto non può mangiarsi il 60/70% dello stipendio o della pensione.
    Regole certe e controllabili per avere la casa popolare, ma una volta ottenuta non può questa essere come una spada di damocle sulla testa dell’inquilino, vuoi per il superamento del reddito (spesso è momentaneo perchè magari un figlio trova lavoro, ma poi può darsi che si sposa o va via da casa e nel frattempo magari è stato sgomberato)

    Annamaria Addante risponde

    CONCORDO PIENAMENTE con lei,è necessario e importante far capire a questi signori che prima di parlare si dovrebbero documentare bene,la nostra associazione vi invita tutti a essere presenti a settembre alla piasana all’incontro che avremo con la regione per affermare e sostenere le nostre ragioni.Vi comunicherò per tempo data e ora.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *