Gli intoccabili!

sabato 05 marzo 2011
Ater, svendopoli fa rima con parentopoli: case a figlie e mogli dei dirigenti

La sede dell’Ater di Roma
Roma: Il direttore del Piano vendite Rodolfo Mari? Vive in una casa acquistata dalla moglie inquilina dell’ex Iacp da tre decenni. Il nome è sul citofono. Confortevole, a un passo dal Vaticano, zona Andrea Doria. Niente in confronto al Villino dell’architetto Tullio Gay, anche lui in forza all’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale. Un gioiello liberty, in uno dei punti più fascinosi della Garbatella, tra palmizi e cortili. Stesso dicasi per Lino Barcaroli, dirigente dell’Ater della Provincia di Roma. O per la figlia di Lina Ferri, dipendente Ater, con abitazione in via Oslavia. E l’elenco potrebbe continuare (tipo Pagine gialle) con i benefici estesi ai parenti.
Obiezione: acquistare una casa popolare non è reato. Un tempo lo prevedeva persino lo statuto interno anche se non corrispondeva propriamente alla vocazione originaria dell’ex Iacp. E’ così che, ad esempio, Carla Di Giovanni, vedova di Renatino De Pedis, il boss della Banda della Magliana tumulato a Sant’Apollinare, impiegata modello dell’Ater, ha potuto acquistare per il padre infermo, ex dipendente Iacp, l’appartamento a Trastevere dove abita ora insieme all’anziano genitore.

Diverso è il discorso per chi, usufruendo di una legge apparentemente uguale per tutti, ha utilizzato corsie interne.

L’ex presidente dell’Azienda di lungotevere Tor di Nona, Luca Petrucci minaccia querele. Rivendica la correttezza della sua gestione iniziata nel 2005 e finita con l’arrivo della Polverini nel 2010.

Gli acquisti si riferiscono a molti anni fa. Quando era possibile tutto e il contrario di tutto. Vendere a prezzi stracciati in zone di pregio applicando leggi che per anni nessuno ha osato mettere in discussione. Oppure occupare sistematicamente gli alloggi in attesa di una sanatoria libera tutti. La storia di svendopoli è tutta qui.

Eppure già allora, a metà degli anni ’80, bisognava dimostrare di avere precisi requisiti. Non possedere altri immobili e rientrare nei limiti di reddito, oggi compresi tra i 15mila e i 18 mila euro.

Ecco perché la Procura di Roma, che ha aperto un’inchiesta, ora vuole vederci chiaro. E a farsi domande non sono solo i magistrati. Stefano Pedica, senatore Idv, chiede trasparenza sui criteri di vendita e di assegnazione degli alloggi: «È nostro diritto sapere come sia potuto accadere che alcuni dirigenti Ater abbiano esercitato o fatto esercitare, a parenti ed amici, il diritto di acquisto per gli alloggi. Una “svendopoli” interna sulla quale ho intenzione di vigilare».

Un punto cardine dell’indagine riguarda le vendite degli alloggi. A metà del 2007, Petrucci, d’accordo con l’allora presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, e con il Comune di Roma raggiunse un’intesa per chiudere il contenzioso milionario sull’Ici. L’Ater si impegnava, tra le proteste degli inquilini, a non dismettere il suo patrimonio di maggior pregio, gli immobili del II Municipio (Parioli) e del XVII (Prati-Delle Vittorie). «Nella mia gestione gli immobili sono stati venduti solo agli aventi diritto», rivendica il penalista al vertice dell’azienda nello scorso quinquennio. Le vendite, infatti, sono continuate e anche nei due municipi “pregiati”.

Dal 2008 a oggi hanno riguardato circa 100 alloggi, tutti inquilini che avevano manifestato prima dell’accordo la disponibilità all’acquisto. Come dire che sullo stesso pianerottolo c’è chi ha potuto comprare e chi invece si è visto bloccato l’acquisto. Un esempio illuminante è quello di via Timavo, zona lungotevere delle Vittorie: su 114 inquilini solo 31 non hanno potuto esercitare il diritto all’acquisto. Perché? Ognuno per un motivo diverso. E un’inquilina che avrebbe voluto acquistare il suo appartamento si chiede: «Come sono possibili queste differenze visto che siamo arrivati in queste case quasi tutti tra il 1950 e il 1952?». Gli ultimi due rogiti sono finiti davanti al notaio lo scorso mese d’agosto. E la svendopoli continua.

(di Claudio Marincola e Elena Panarella)
fonte: Il Messaggero postato da: Capitan

Un pensiero su “Gli intoccabili!

  1. Giorgio

    Proprio riguardo il dott.re Mari a me risulta che oltre ad acquistare una casa dello IACP nache la figlia, Mari Libera, sia stata successivamente sanata perchè risiedeva in un alloggio dello stesso ente e probabilmente oggi sarà riuscita anche ad acquistarlo. Spero che qualuno possa fare delle verifiche più precise, sopratutto per capire come bbiano fatto ad entrare in queste case visto che il reddito del padre era già all’epoca superiore al limite di accesso.
    Chi ha modo e mezzi verifiche ed eventualemte diffonta l’informazione in modo che tutti sappiano.
    Grazie.

    Annamaria Addante risponde

    Cercherò di verifericare se risponde al vero.

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