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‘Svendopoli’ romana: case di lusso ai dirigenti Ater e ai loro parenti

romaregione.net
Anche l’Ater, l’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale, è coinvolta nello scandalo ‘Parentopoli’. Molte case dell’Azienda sono state ‘svendute’ ai dirigenti o ai loro parenti; ora ci sono anche i nomi. Il direttore del piano vendite, Rodolfo Mari, vive in una casa a due passi dal Vaticano, acquistata dalla moglie; l’architetto dell’Ater, Tullio Gay, risiede in un villino liberty, in uno dei punti più belli della Garbatella; Carla Di Giovanni, la vedova del boss della Magliana Renatino De Pedis e impiegata Ater, ha acquistato per il padre infermo, ex dipendente Ater anche lui, un appartamento a Trastevere, dove vivono insieme. Tutti questi acquisti si riferiscono a molti anni fa; ma anche allora occorrevano alcuni requisiti per potersi accaparrare queste case: non possedere altri immobili e rientrare nei limiti di reddito.

Ora la Procura vuole andare a fondo della questione e anche l’Italia dei Valori vuole vederci chiaro. Stefano Pedica, senatore IdV, ha dichiarato: «è nostro diritto sapere come sia potuto accadere che alcuni dirigenti Ater abbiano esercitato il diritto di acquisto per gli alloggi. Una ‘Svendopoli’ interna sulla quale ho intenzione di vigilare».

Luca Petrucci, presidente Ater dal 2005 al 2010, rivendica la sua assoluta correttezza nella gestione dell’Azienda: «Nella mia gestione gli immobili sono stati venduti solo agli aventi diritto» ha detto. Nel 2007 l’Ater si era impegnata a non dismettere i suoi immobili di maggior pregio, ma le vendite sono continuate. Ora si dovrà fare chiarezza e capire con quali criteri siano state vendute le case, anche perché sono state fatte importanti distinzioni tra gli inquilini. Ad esempio in via Timavo, zona Lungotevere della Vittoria, a 114 inquilini è stato permesso acquistare, a 31 di loro invece no e questo senza che ci fossero differenze evidenti nei requisiti.

P. Pigliapoco

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