L’ATER e l’IMU:incapacità aziendale e assenza della regione Lazio

L’IMU ha messo ancor più in risalto l’incapacità gestionale e la nullità della Regione.
La nostra Associazione ha più volte indicato sia all’Ater che alla Regione come uscire da questa situazione,ma evidentemente non ne sono capaci o sono solo miopi.

La rovina maggiore è avvenuta sotto Storace,quando ha voluto trasfomare lo IACP in Azienda aumentando i consigli di amministrazione e massacrando ancor di più gli assegnatari,facendo inoltre,anche una delibera(la 571) che è poi stata annullata perchè illeggittima.

IL presidente Prestagiovanni crede di trovare la soluzione solo e unicamente facendo pagare lo scotto agli assegnatari,dimenticando che in queste case non ci abitano i ricchi e se qualche ricco c’è è solo e perchè magari i figli lavorano e fanno reddito o perchè qualcuno ha avuto un pò di fortuna,ma sono solo 30 famiglie in tutto.

Chiedere per sanare i loro bilanci di fare una legge che aumenti i canoni e faccia vendere le case a prezzo di mercato è solo una follia e incapacità politica,caro Prestagiovanni in queste case non ci sono i ricchi e queste case dovevano essere venduta da vent’anni,è vero tu sei arrivato da pochi anni,ma non hai migliorato la situazione,purtroppo debbo dire che la situazione è peggiorata,perlomeno con Petrucci c’era trasparenza e i problemi li affrontava e li ha anche risolti cosa che ormai non vediamo più fare.

All’Ater oggi il consiglio d’amministrazione non ha voce in capitolo e il Presidente ha dimostrato di non essere in grado di affrontare e risolvere i problemi,perchè ascolta solo e unicamente ciò che dice il direttore generale e il dirigente delle vendite, ignorando spesso i diritti degli assegnatari.
Prestagiovanni dovrebbe capire che se vende gli alloggi paga meno IMU,ma il problema è che l’Ater non vuole vendere perchè credono che vendendo il patrimonio perdano il potere,ma credo che ormai siamo arrivati alla fine, in quanto il Governo non potrà mai dire che l’Ater non deve pagare l’IMU.

Tutti gli assegnatari è bene che si sveglino e si preparino a lottare,perchè non può essere che siano sempre i soliti a pagare.

Prestagiovanni inizi a fare economia rivendendo la sua organizzazione interna.

Imu: alloggi popolari come seconde case
Intervista al presidente dell’Ater Prestagiovanni: così chiudiamo. Oggi Alemanno da Monti per contenere la batosta.

Il vertice, forse decisivo, tra l’Anci e il premier Monti è previsto per oggi pomeriggio. Una “chance” importante per il sindaco Alemanno per modificare i lacci della nuova imposta municipale che, di fatto, è una vera e propria patrimoniale e che avrà su Roma l’impatto più devastante. In questo quadro si è parlato poco, o per nulla, del settore più fragile, quello degli alloggi popolari, gestiti dall’Azienda territoriale per l’edilizia popolare di Roma, la più grande. Paradossalmente le case dove vivono i più disagiati dovranno non solo pagare ma pagare come seconda casa. Ne abbiamo parlato con il presidente dell’Ater Roma, Bruno Prestagiovanni.

Onorevole Prestagiovanni, ma davvero le case popolari pagano come seconde case? «In virtù di una legge nazionale il Comune di Roma considera il patrimonio Ater come seconda casa e dunque applica l’aliquota del 10,6 mille, alla quale tuttavia viene sottratta l’agevolazione prevista dal governo del 3,8. Alla fine insomma l’aliquota sarà del 7,6 per mille anche se aspettiamo la delibera definitiva per avere poi la misura precisa».

Tradotto in soldoni? «Si parla di almeno 34-36 milioni di euro. Una cifra assolutamente improponibile per un ente come il nostro che bolletta 74 milioni e incassa 55-58 milioni».

Non solo Imu, risulta che già con la vecchia Ici l’Ater aveva qualche problema di solvenza con il Comune, giusto? «I debiti dell’Ater nei confronti del Campidoglio per quanto riguarda la vecchia Ici ammontano a circa 650 milioni di euro. Il problema tuttavia è a monte».

Cioè? «Occorre una riforma concreta, e urgente, dell’Ater e soprattutto della sua finalità sociale. Ho sollecitato più volte la Regione a verificare e riscrivere la normativa su affitti e vendite ad esempio. Questo sarebbe il primo passo verso un risanamento non solo economico del mondo dell’edilizia popolare. Così come occorre cambiare la forma giuridica. Oggi le Ater sono enti pubblici economici che per legge devono tendere al pareggio di bilancio, nessuno però si occupa di come arrivare a questo. E adesso, con l’introduzione dell’Imu davvero si mette a rischio la missione sociale e l’esistenza stessa delle Ater».

Cambiare la normativa significa ritoccare i coefficienti per stabilire i canoni di affitto e le rendite catastali per la vendita. «Oggi abbiamo poco meno di tremila famiglie che dichiarano di non avere reddito e dunque pagano 7,75 euro al mese di affitto. Ma se non hanno reddito come fanno a pagare anche questa cifra irrisoria? E, al contrario, se hanno reddito magari possono pagare anche cifre più congrue. Questo vale anche per le vendite, dove i parametri imposti dalla Regione vanno da circa 300 a massimo 800 euro al metro quadrato. Se non si rivede tutto questo, l’edilizia popolare intesa come servizio anzitutto sociale è destinata a morire».

Susanna Novelli

L’Ater non è un ente pubblico economico è un’azienda,e se si ostina a voler gestire 58.000mila alloggi anche con tutte le modifiche che vuole apportare è impossibile gestirli,infatti gli alloggi vengono continuamente occupati e i furbi non pagano,pagano solo quelli che hanno un reddito fisso,non solo noi,ma anche altri hanno chiesto la pubblicazione di chi abita in questi alloggi,noi dal 1995 che chiediamo l’anagrafe dei componenti le case Ater, ma non c’è verso di averla e nemmeno la pubblicazione,gli alloggi invendita ammontano a 29.000 alloggi tra quelli della 42/91 e della 560/93 fino ad ora ne sono stati venduti circa 9000,ne rimangono ancora 20mila, quanti anni dovremo ancora aspettare?
Se gli alloggi in tutti questi anni (21 anni) li avessero venduti oggi l’Ater dovrebbe pagare l’IMU per soli 29mila alloggi (circa 14.500 milioni di euro) calcolando 500 euro di IMU per alloggio e ci siamo tenuti larghi,ma la miopia politica,la stupidità e l’ostracismo di alcuni dirigenti ha fatto si che le vendite sono state centellinate creando anche grosse disparità tra soggetti aventi gli stessi diritti.
Annamaria Addante

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