IL CASO – IL PATRIMONIO IMMOBILIARE DELLA CAPITALE NEL CAOS DA 20 ANNI. E SENZA UN’ANAGRAFE
Roma, se il Comune paga 106 milioni d’affitto
Il paradosso: è costretto a occupare immobili privati mentre concede case e bar a terzi in centro a prezzi stracciati
ROMA – La lettera è di tre righe: «Si comunica che il sito istituzionale del Dipartimento patrimonio è tuttora in via di perfezionamento. Pertanto, i dati completi e/o parziali verranno inseriti dallo scrivente non appena possibile». Stop. Un perfezionamento quanto mai laborioso, considerato che la legge con la quale è stato imposto ai Comuni di pubblicare sui propri siti internet notizie e cifre relative agli immobili presi in affitto da privati, compresi ovviamente l’importo dei canoni pagati, ha ormai più di un anno. Quel provvedimento è stato infatti approvato dal Parlamento il 24 marzo del 2012. Ma per ora il segretario dei radicali romani Riccardo Magi, che da mesi chiedeva all’assessorato al patrimonio del Campidoglio notizie sui contratti di due stabili affittati per le necessità del consiglio comunale dalla società Milano 90 dell’immobiliarista Sergio Scarpellini, deve accontentarsi di quelle tre misere righe vergate diligentemente dallo «scrivente» dipartimento.
Con lui, fatto più importante, si devono accontentare anche tutti i cittadini della capitale d’Italia. Nonostante una legge stabilisca che debbano essere informati su come vengono impiegati i loro soldi. Tanti soldi. Nel 2012 il Comune di Roma ha speso per affittare immobili dai privati (e senza considerare gli affitti delle municipalizzate) una cifra stratosferica: 106 milioni e 780 mila euro, dicono le delibere. Che fa 38 euro per ogni abitante. Sappiamo che nel totale sono compresi anche i canoni pagati per far fronte a situazioni di disagio sociale. Ma è una somma comunque sbalorditiva, se confrontata alle dimensioni di un patrimonio cittadino dell’ordine delle trentamila unità immobiliari fra appartamenti, uffici, edifici e locali commerciali. Non lo è, al contrario, ricordando le stime impressionanti di quanto Stato, enti pubblici, Regioni e amministrazioni locali versano complessivamente ogni anno ai privati per gli affitti: una dozzina di miliardi. Senza che neppure esista un quadro unitario e preciso di tutta questa incredibile massa di contratti.
Dunque non può meravigliare che la città di Roma non abbia un’anagrafe pubblica del proprio patrimonio immobiliare. Che per complicare un po’ le cose è pure gestito da tre soggetti diversi: un dipartimento comunale, i vari municipi e la società privata Romeo. Il problema è aperto da un ventennio. Ma la delibera che istituisce quell’anagrafe è stata approvata soltanto a settembre del 2012 e a distanza di un anno e mezzo da quando l’aveva proposta il consigliere Alessandro Onorato. Senza astenersi nell’occasione dal girare il coltello in un’antica piaga mai sanata. «Ci sono centinaia di appartamenti e negozi affittati a pochi euro. Come una piccola abitazione a piazza Navona affittata a 79 euro al mese e un bar su piazza Santa Maria in Trastevere che ne paga 52, solo per fare alcuni esempi», denunciava l’allora capogruppo dell’Udc. Rendendo in questo modo ancora più lampante la sproporzione fra il rendimento del patrimonio e l’esborso per gli affitti passivi.
Si dirà che con 25 mila dipendenti, tanti sono quelli dell’amministrazione capitolina, è inevitabile fare ricorso anche a immobili di proprietà privata. Sarà. Ma qui si parla di un costo procapite per dipendente che si aggira intorno ai 4 mila euro l’anno. Non è oggettivamente sorprendente? E può essere ritenuto normale che la missione di tenere i collegamenti fra la miriade di uffici comunali sia affidata a un centinaio di quelli che una volta si definivano i «camminatori», persone incaricate di portare le carte da un ufficio all’altro? Non a piedi, naturalmente: le dimensioni urbane sono tali da imporre l’uso delle vetture di servizio.
In una città che conta 15 municipi, con altrettanti presidenti, 90 assessorini e relativi uffici, non ci sono alternative. A meno di non voler usare di più e meglio le tecnologie, per esempio la posta certificata. Ma poi che ne sarebbe di tutto il resto? Secondo un articolo pubblicato dal Messaggero nell’agosto del 2011, il Comune di Roma spende 17 milioni l’anno per far marciare 226 auto, di cui 109 di rappresentanza. Cifra ovviamente comprensiva dei 9 milioni necessari a pagare i 254 autisti.
Sergio Rizzo
LA LEGGE
Nel marzo dello scorso anno il Parlamento ha convertino nella legge 27/2012 un decreto del governo Monti del gennaio precedente. L’articolo 97 bis (“Trasparenza dei costi sostenuti dagli Enti locali per locazioni”) recita: “Gli enti locali sono tenuti a pubblicare sui propri siti istituzionali i canoni di locazione o di affitto versati dall’amministrazione per il godimento di beni immobili, le finalità di utilizzo, le dimensioni e l’ubicazione degli stessi come risultanti dal contratto di locazione”. Una sorta di anagrafe degli affitti rimasta però lettera morta.
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Ma il vizio di non rispettare le leggi lo ha anche l’Ater,perchè non pubblica gli atti e i relativi costi degli immobili che ha in affitto? Vedi ultima chicca archivio Ater di Roma a Pomezia inaugurato giorni fa?
Noi aspettiamo fiduciosi non solo questo,ma anche di conoscere tutti i locali che ha l’ater di Roma e se non sbaglio Prestagiovanni aveva garantito che avrebbe pubblicato tutti gli immobili che ha in gestione con i nominativi dei rispettivi occupanti legali e non,ancora stiamo aspettando, ma temiamo che finchè questa Azienda è nelle mani dei 4 dell’avemaria non se ne farà nulla.
