Case popolari, giro di vite sugli abusivi

Case popolari, giro di vite sugli abusivi
E arrivano i bonus del Comune
Abusivi, in arrivo controlli rigidi sui redditi degli inquilini. Il Campidoglio: fino a 700 euro per nuovi alloggiEmergenza abitativa 0 Roma 168 Cronache 92 CorriereRoma 13 ALTRI 4 ARGOMENTI
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EMERGENZA EDILIZIA
Case popolari, giro di vite sugli abusivi
E arrivano i bonus del Comune
Abusivi, in arrivo controlli rigidi sui redditi degli inquilini. Il Campidoglio: fino a 700 euro per nuovi alloggi

Controlli in case Ater (Ansa)Controlli in case Ater (Ansa)
ROMA – Punto primo, un «giro di vite» sulle assegnazioni di case popolari e Ater. Per scoprire chi – come nel recente caso di Massimo Cavicchioli, ex marito della Polverini – non ha più i requisiti reddituali per un alloggio comunale. Secondo punto, la chiusura graduale dei residence, garantendo alle persone che lì sono ospitate un bonus di 700 euro per un altro affitto. Si comincia da quattro strutture, con i contratti in scadenza: via Campo Farnia a Capannelle, vicolo del Casale Lumbroso a Massimina, via Segré a San Paolo e via Caltagirone a San Giovanni. Residence che ospitano 328 famiglie e che costano oltre 7 milioni l’anno.

L’idea del Campidoglio, nella delibera firmata dall’assessore alla Casa Daniele Ozzimo (Pd) è di «uscire dal concetto dei residence-ghetto» e di «distribuire il disagio sociale». Ma arrivano subito le prime critiche. E a mettersi contro non è il centrodestra, ma la Cgil: «Non si comprende – dice Claudio Di Berardino, segretario di Roma e Lazio – chi gestirà e come il passaggio dai residence al mercato, e soprattutto non ci convince la scelta di erogare “buoni uscita” o “buoni affitto”: è un’impostazione che ripercorre strade già battute sul welfare dalla precedente giunta, ossia di mero assistenzialismo». Un’entrata a gamba tesa, molto significativa.

Di Berardino parla di «una visione d’insieme che ancora manca. Le complessità che caratterizzano l’emergenza casa a Roma non possono che essere valutate in un percorso concertativo e un vero confronto con sindacati e associazioni». È l’aspetto che, secondo la Cgil, è mancato: Marino e i suoi vanno avanti da soli, senza ascoltare nessuno. Per il sindacalista servono altri interventi: «Programma straordinario per l’edilizia sociale, creazione di un’agenzia per l’affitto, rifinanziamento il contributo per le fasce più deboli, definire coi costruttori di mettere a disposizione a canone da concordare parte degli alloggi invenduti, aumentare la trasparenza per le assegnazioni Ater». Ozzimo replica: «Condivido le preoccupazioni di Di Berardino, i residence sono un tassello del Piano Casa, sul quale avvieremo a breve la concertazione con tutti i soggetti interessati».

Ma come funzionano i 700 euro di bonus? Chi esce dai residence, si mette alla ricerca di un’abitazione sul mercato privato. E, in caso di esito positivo della trattativa, la persona (o la famiglia) riceverà dal Comune una lettera d’impegno per l’erogazione del buono. Sarà poi il Campidoglio a pagare direttamente il proprietario di casa, aggiungendo 5 mila euro «una tantum» per coprire caparra, trasloco e mobilio. Se chi era nei residence trova una locazione più «economica», il Comune stanzia di meno.

I 700 euro al mese coprono quattro anni, ma il bonus non è l’unica strada. Chi proviene dai residence può anche rientrare nelle graduatorie Erp (Edilizia residenziale pubblica). Ma se, per una serie di motivi, non trovano nessuno disposto ad affittargli un alloggio? «I casi più “fragili” verranno accompagnati. Non lasciamo nessuno da solo». L’obiettivo è arrivare, passo dopo passo, alla chiusura di tutti i residence: ci sono contratti che scadono nel 2014, altri nel 2018. E, in un mare di costruttori, di società con sede in Lussemburgo, dove c’è anche un palazzo della «Immobiliare Ten», di proprietà di Francesco Totti, ci sono anche le strutture dell’Arciconfraternita che si occupano anche di rifugiati politici: «Su quelle faremo un altro tipo di valutazione», dicono al Comune.

E se nel frattempo si creano altre emergenze, con sfratti o sgomberi? «La gente finirà ancora nei residence che restano aperti, se c’è posto». La vera questione politica, allora, diventa il riutilizzo dei soldi che dovrebbero essere risparmiati con il mancato rinnovi dei contratti di locazione. Il Comune, adesso, spende circa 35 milioni l’anno per ospitare 1376 famiglie, circa 2 mila euro a nucleo. In futuro, se va in porto l’operazione bonus, si potrebbero spendere 3 milioni in meno già in questo primo giro, e oltre 20 a regime. La situazione del Bilancio è drammatica (mancano oltre 800 milioni per far quadrare i conti), ma Ozzimo vorrebbe reinvestire quelle risorse sull’emergenza abitativa. Ci riuscirà?

15 settembre 2013 | 19:28
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Finalmente qualcosa inizia a muoversi,condivido le preoccupazioni di Di Berardino,ma credo che in corso di opera si potranno migliorare le situazioni,la cosa importante è chiudere i residence e soprattutto verificare chi ha veramente diritto.

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