E se denunciassi un corrotto?
20/05/2014 – in corruzione
Chi denuncia la corruzione sul posto del lavoro dovrebbe essere encomiato per il suo coraggio, invece accade spesso, soprattutto in Italia, che venga considerato “lo spione” e che subisca addirittura ritorsioni, mobbing e anche minacce. Nei paesi anglosassoni è stato da lungo tempo introdotto il “whistleblowing” (la parola viene dal termine whistle”, che significa “fischietto” in inglese): chi, nel ruolo delle sue funzioni lavorative, assiste a comportamenti illeciti e li denuncia è protetto dalla Stato da qualunque ripercussione. In alcune legislazioni (come quella statunitense) il whistleblower è persino premiato con un riconoscimento economico anche importante: in fondo ha evitato una perdita di denaro molto maggiore denunciando il patto corrotto.
In Italia, invece, come anche in altri Paesi d’Europa, c’è ancora tanta strada da fare. Una buona notizia in questo senso viene dal web. In questi giorni, sulla scia dello scandalo Expo, ha visto la luce Expoleaks: una vera e propria piattaforma per il whistleblowing promossa da IRPI – Investigative Reporting Project Italy e da Wired Italia. Si tratta di uno strumento a disposizione di chi voglia e abbia il coraggio di raccontare in totale anonimato a dei giornalisti indipendenti eventuali illeciti di cui è venuto a conoscenza sul lavoro.
In Italia, la legge 190/2012 per la prima volta introduce questa figura, ma c’è un unico articolo che spiega in che modo procedere e quali sono le garanzie per chi denuncia. E anche a livello transnazionali, in Europa, la situazione è molto arretrata.
Rompere il muro del silenzio è un dovere di tutti i cittadini. Essere tutelati per farlo è un diritto.
MA GLI ITALIANI SARANNO CAPACI DI AVERE QUESTO CORAGGIO E SOPRATUTTO QUESTA MENTALITA?
I DIRIGENTI PREPOSTI SARANNO ALL’ALTEZZA DI QUESTO DELICATO COMPITO?
LA MOBILITA’ E’ COSA INDISPENSABILE AI FINE DI EVITARE LA CORRUZIONE,MA PERCHE’ NON VIENE ATTUATA?
QUESTA LEGGE E’ DEL 2012 SIAMO AL 2014 CHE COSA HANNO FATTO LE AMMINISTRAZIONI IN MERITO E L’ATER DI ROMA CHE HA DATO UN INCARICO SPECIFICO AD UN DIRIGENTE FINO AD ORA CHE COSA HA FATTO?
NON BASTA INVIARE MODULINI ANONIMI OCCORRE BEN ALTRO.
lA LEGGE è MOLTO LUNGA E COMPLESSA, LE AMMINISTRAZIONI SARANNO IN GRADO DI APPLICARLA?
BASTEREBBE INIZIARE DA QUESTO COMMA:
30. Le amministrazioni, nel rispetto della disciplina del diritto
di accesso ai documenti amministrativi di cui al capo V della legge 7
agosto 1990, n.241, e successive modificazioni, in materia di
procedimento amministrativo, hanno l’obbligo di rendere accessibili
in ogni momento agli interessati, tramite strumenti di
identificazione informatica di cui all’articolo 65, comma 1, del
codice di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n.82, e successive
modificazioni, le informazioni relative ai provvedimenti e ai
procedimenti amministrativi che li riguardano, ivi comprese quelle
relative allo stato della procedura, ai relativi tempi e allo
specifico ufficio competente in ogni singola fase
SAREBBE GIA’ UN NOTEVOLE PASSO AVANTI.
