MILANO FINANZA
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Dir. Resp.: Pierluigi Magnaschi
il lupo cattivo è innocente, adesso è tempo di pensare al futuro
di Alfredo Romeo
Alfredo Romeo è il fondatore e ad di Romeo Gestioni, società leader europea nel mercato della gestione e valorizzazione dei patrimoni immobiliari e urbani. Coinvolto nel processo Global Service nel 2008 con l’accusa di essere regista di un sistema per il controllo e la gestione de¬gli appalti pubblici del Comune di Napoli, è stato assolto il 9 luglio scorso in via definitiva dalla Cassazione perché «il fatto non sussiste»
Credo che ogni imprenditore italiano abbia temuto e tema di finire in una trappola complessa e di difficile interpretazione perché nel corso del quotidiano e corretto operare, le sue azioni, le sue parole, i suoi incontri e legami professionali possono essere male interpretati da concorrenti, nemici, magistratura.
La mia personale vicenda è indicativa di questo clima in cui lavorare serenamente diventa difficilissimo per una doppia ragione: la mancanza di regole certe da una parte e l’arcaicità della normativa vigente dall’altra.
Si tratta di due aspetti della stessa questione che rischiano di paralizzare i rapporti tra aziende private e pubblica amministrazione. In realtà è proprio questo il fronte economico su cui si può fare leva per rilanciare l’economia attraverso un volano di attività che passa per la riqualificazione urbana e la valorizzazione dei territori interessati.
Lo Stato, e a cascata gli enti locali, non hanno più risorse per garantire i servizi minimi necessari alla qualità della vita. E sotto gli occhi di tutti il degrado delle città e l’assottigliarsi del numero e della qualità dei servizi al cittadino.
Allo stesso tempo l’esazione tributaria locale ha toccato quasi ovunque la soglia massima consentita dalla legge, ma ancora non sarà sufficiente a risolvere questioni che vanno dalla manutenzione delle strade all’assistenza agli anziani che crescono di numero nelle città, che invecchiano, per non parlare di risparmio e ottimizzazione energetica.
Dunque solo una sorta di piano Marshall per la rigenerazione urbanistica e dei seivizi può dare ossigeno alle amministrazioni. Ma per qualificare questo disegno strategico e renderlo operativo nel più ampio rag-gio, occorre che il rapporto di partnership pubblico-privato per l’erogazione di servizi integrati alle città venga riorganizzato in base a regole di modernizzazione e di trasparenza, di garanzia per il cittadino ma anche per le imprese e per l’imprenditore.
Perché solo questo processo può spingere il privato a investire in un rapporto professionale che non può essere condizionato dai ritardi della burocrazia e dall’ombra costante di un impeachment che può venire dalla magistratura che ha troppo gioco interpretativo a causa della normativa arcaica.
Il nodo di questo impianto è determinato da un elemento fondamentale ancora poco compreso da tutti i protagonisti: il territorio urbano si presta a grandi investimenti perché offre grandi spazi di ritorno economico.
Non stiamo parlando di speculazioni o di nuovi abusi e cementificazioni, ma del risanamento, della riqualificazione, della regolarizzazione tributaria, della rigenerazione di un tessuto di vivibilità che garantisca ai cittadini i seivizi che ora, invece, pagano senza averli. È un tesoro diversificato, che non è fatto solo di potenziali dismissioni e valorizzazioni, ma anche di una nuova e più moderna amministrazione del territorio che non può più essere affidata alle inadempienze della Pa.
E che in vece può modernizzarsi in un circuito virtuoso di dialogo, confronto e progettualità, attivato in sintonia e collaborazione con le cittadinanze interessate.
Sfoggiare un linguaggio forbito in risposta a miserabili insulti processo di innovazione che si può anche rapidamente elaborare con una conferenza dei servizi che veda allo stesso tavolo – e per lo stesso obiettivo – operatoli, amministrazioni, associazioni di categorìa e magistratura.
Qui si toma alla mia vicenda personale che, però, vorrei emblematicamente dedicare a tutta la classe imprenditoriale.
Tutto l’impianto accusatorio (articolato su ben 22 ipotesi di reato, tutte azzerate perché il fatto non sussiste) era basato su alcune intercettazioni male interpretate da chi ascoltava.
Nessuno infatti si è posto all’epoca (e ancora si pone) le domande essenziali per modernizzare il Paese: «È legittimo che impresa e amministrazione dialoghino per costruire il futuro?».
E di più: «È pensabile che l’interlocuzione pubblico-privato debba essere circoscritta a norme asettiche che non hanno flessibilità in funzione del territorio, delle sue specifiche, delle sue necessità, delle sue risorse, delle esigenze della popolazione che in quel territorio vive cresce si sviluppa?». E infine: «È accettabile che la progettazione di un percorso di evoluzione e sviluppo del territorio non debba passare per una concertazione – trasparente e garantita e controllata – tra le parti, in cui anche la magistratura sia presente a garanzia e tutela di tutti gli interessi e non come spada di Damocle su qualunque ipotesi di progetto?».
Se mai si daranno risposte a questi quesiti, se si imparerà a dialogare senza pregiudizi tra lupi cattivi e amministrazioni nell’interesse della collettività in una visione prospettica e strategica degli interessi di tutte le parti, si rimetteranno in circolo risorse, si attiveranno volani economici, si faranno cose senza ritardi e appropriazioni, si alimenterà una cultura operosa non più frena ta dalla burocrazia.
Si offriranno seivizi, si darà senso e valore ai costi tributari che oggi vengono subiti dai cittadini come mere gabelle. E con altissima probabilità non si metteranno in tritacarne mediatici persone e aziende.
E il Paese potrà riprendere a marciare scoprendo, magari, che i lupi cattivi possono essere anche i motori dello sviluppo.
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HO RIPORTATO QUESTO ARTICOLO Per attirare la curiosità di tutti e per dimostrare che un corretto rapporto tra pubblico e privato è utile ai cittadini, mentre non è affatto utile ai cittadini anzi è dannosissimo quello che vuole fare Nieri.
Caro NIERI ORA NON HAI PIU’ ALIBI per mettere in pratica il tuo piano scellerato di mandare a casa la Romeo e dare tutto in mano a Risorse per Roma, che chi la conosce la EVITA, INOLTRE AVREBBE CREATO UN CASINO ENORME E UN CAOS VERO E PROPRIO DELLA GESTIONE DELLE CASE POPOLARI,MA è QUESTO CHE VUOI?
