LA GOLA PROFONDA DEL PD SVUOTA IL SACCO: GLI INTRECCI DI MAFIA CAPITALE DA ALEMANNO A SACROFANO PASSANDO PER MEZZO PARTITO DEMOCRATICO
Mafia Roma, la lupa capitolina vista attraverso le luci di un mezzo dei Carabinieri
PRENDETEVI QUALCHE MINUTO E LEGGETEVI TUTTO D’UN FIATO QUEST’INTERVISTA AD UN UOMO BEN INFORMATO SUI FATTI CHE STANNO SCONQUASSANDO LA ROMA CULO E CAMICIA CON LA MALAVITA
Quando il “mondo di sotto” schiaccia quello “di mezzo”, ad implodere è essenzialmente l’ovattato “mondo di sopra”. In quel mondo, oggi, si aggirano persone che sanno tante cose, e che possono offrire chiavi di lettura per decriptare come la politica considera il potenziale di questa indagine nota come MalaRoma. Chi non ha avuto il 416 bis, ovvero alcuni esponenti comunali e regionali del Partito Democratico spera di cavarsela, dato che le ipotesi accusatorie per loro sono minori (e comunque sono corruzione e turbativa d’asta.
Chi parla in questa intervista è un politico e un dirigente di lungo corso del partito romano uno addentratissimo, che ha lavorato fianco a fianco con gli uomini più influenti del Partito Democratico. In cambio di questa conversazione durata un paio d’ore ci ha chiesto l’anonimato. La fonte è attendibile ed è per questo che pubblichiamo quest’intervista. In cambio della garanzia dell’anonimato ci ha raccontato questa intricata storia con dovizia di particolari svelando alcuni dei potenziali incroci (tutti da verificare nelle indagini probatorie) tra il mondo politico e l’universo gommoso delle Terre di Mezzo dei Carminati, dei Mokbel e dei Fasciani
La Terra di Mezzo per antonomasia diventa così, nel suo racconto – e sembra quasi naturale –il carcere di Rebibbia, ovvero il luogo dove nasce la Cooperativa 29 giugno, da cui tutto ha origine. Proprio a Rebibbia si sarebbero incontrati – per ritrovarsi vari decenni dopo – il sindaco Alemanno, arrestato in gioventù per manifestazioni e resistenza a pubblico ufficiale e Salvatore Buzzi, ergastolano redento e primo detenuto a laurearsi in Italia e a fondare la prima cooperativa per il reinserimento dei detenuti
LA DESTRA DI ALEMANNO E LA SETE DI SOLDI
Partiamo dall’antefatto di tutto, ovvero dai soldi. Prima Alemanno e poi Marino trovano entrambi, al loro ingresso in Campidoglio, un Comune di Roma prossimo alla bancarotta. A pagarne le conseguenze, però, sono sempre i cittadini romani.
Alemanno aveva creato una sorta di “bad company” con dentro tutte le passività. E’ il meccanismo Alitalia: presero tutti i debiti storici del Comune di Roma e li hanno infilati dentro questa bad company, il cui commissario aveva il compito di risolvere questo debito. Anzi, lo sta risolvendo: gli avevano azzerato i conti, poi gli hanno dato 400 milioni aggiuntivi dal governo Berlusconi, e nonostante tutto questo, Alemanno è riuscito a causare, in due anni, un debito di 850 milioni di euro. In quel periodo la spesa pubblica in città è arrivata a livelli insostenibili. E c’è stato un modo di gestire la pubblica amministrazione che è stato quello che poi abbiamo visto oggi.
Assodati quelli che sono debiti del Comune, a questi vanno aggiunti quelli delle municipalizzate, Atac e Ama, indebitate rispettivamente per altri 800 milioni e 650 milioni.
Esatto, e Alemanno fece centinaia se non migliaia di assunzioni, anche dopo l’esplosione dello scandalo Parentopoli. Oggi Atac ha il 30% in meno di autisti, e un surplus di dirigenza. Alemanno alla fine nella costruzione del suo sistema di potere si è avvalso di tutta una serie di personaggi screditati: Panzironi all’Ama, Mancini all’ente Eur, Lucarelli come capo segreteria. Tutte persone che oggi, insieme ad Alemanno e a Luca Gramazio, hanno il 416 bis come ipotesi investigativa. Perché è vero che il Pd è coinvolto, però lo è molto marginalmente.
MARINO PENSAVA CHE PIOVESSE E INVECE E’ DILUVIATO ECCO PERCHE’ DEVE AZZERARE TUTTO
Sin dal suo ingresso in Campidoglio Marino ha infilato una serie di errori materiali, talvolta incredibili come le nomine di alcuni dirigenti poi risultate prive dei titoli richiesti: semplice inesperienza o c’era qualcuno che remava contro anche negli Uffici?
Questo si ricollega al problema della giunta scelta da Marino. Tra i consiglieri comunali, da Coratti a Panecaldo da Paris a Stampete a De Luca e Nanni, indubbiamente c’erano molte aspettative di fare gli assessori. Marino giustamente secondo me ha deciso di non prendere dal Consiglio Comunale, ha fatto una giunta ‘para tecnica’, perché anche Masini, Marta Leonori, Estella Marino non sono scelte “di partito”.
Lui ha fatto questa squadra “parapolitica” come dice lei, ma la realtà è che forse non ha scelto dal Consiglio comunale perché non si fidava dei consiglieri di riferimento delle varie “tribù” del Partito
No, non li conosceva. Lui ha fatto un errore di fondo perché pensava che piovesse, ma non che diluviasse. Quando Marino entra in Campidoglio, non trova neanche i computer, c’era stata piazza pulita di tutto. In più c’era da subito questo debito certificato di 850 milioni di euro e il sindaco è stupefatto dalla situazione di degrado che trova. I primi tempi lui girava per gli uffici del Comune andando a vedere che facevano i dipendenti, cosa che nessun sindaco ha mai fatto. Va all’ufficio Relazioni internazionali del Comune di Roma e comincia a parlare inglese e lì su dieci dipendenti, nessuno lo parla. E scopre che il Comune aveva affidato all’esterno la traduzione delle lettere che arrivavano e ognuna costava 40 euro. Dato che al Comune di lettere ne arrivano centinaia al giorno, pensa che business c’era. Il tipo è questo.
Se dovessi consigliare al sindaco qualcuno di cui sbarazzarsi, viste le ripetute gaffe in cui è incappato sin dall’inizio del suo mandato?
Io consiglierei a Marino di azzerare completamente la giunta e consiglierei al consiglio comunale di azzerare tutti i presidenti di Commissione. A Marino di rifare lo staff, a partire da Mattia Stella che, dopo queste vicende, per una questione merito farebbe bene a lasciare.
Quindi nelle informative non ci può essere niente di peggio o di nuovo rispetto all’ordinanza?
Nell’ordinanza non c’è nessuno del Pd che ha il 416 bis. C’è la corruzione e il consigliere Eugenio Patané ha la turbativa d’asta. Se nel Pd c’è stato un fenomeno corruttivo è una cosa, però la differenza tra chi ha questo e chi ha il 416 bis è l’inconsapevolezza nel rapporto che avevano con Buzzi del ruolo che lui deteneva nel sistema mafioso. Tutti gli altri di cui si parla, del centrodestra, non parlavano con Buzzi. Parlavano direttamente con Carminati perché erano parte di quel sistema.
Questo presuppone, se verrà confermato, che i consiglieri del Pd hanno preso anche loro dei soldi
Certo, però è un fenomeno corruttivo che è diverso dall’associazione di stampo mafioso. Vuol dire che loro parlavano con Buzzi, in un rapporto storico consolidato, pensando che Buzzi fosse quello che era ritenuto da tutti, fino al giorno prima che lo arrestassero
La Procura e il Ministero hanno però smentito, e in fondo basta avere una qualche forma di pressione su un dirigente di un commissariato, a volte, per insabbiare un’inchiesta.
Credo che a breve usciranno cose anche su alcuni giudici, dato che si è visto che Carminati va a piazzale Clodio spessissimo, perché prima che arrivasse Pignatone era una prassi. Tu entri e sai dove devi andare, perché hai dei rapporti con dei giudici. Non dimentichiamoci della vicenda di quel giudice arrestato perché ricattava dei trans dentro al suo ufficio, quello è un pezzo di questa roba. E dimostra il senso di impunità assoluta. Carminati aveva amici poliziotti e amici di ogni tipo, tanto che i Ross hanno dovuto utilizzare tecnologie molto avanzate di intercettazione che hanno superato gli schermi che questi adottavano per le loro conversazioni.
Sulla vicenda del consigliere regionale Patané che impressione ti sei fatto, turbativa d’asta non è una cosa da poco
Quando scopri che Fiscon, capo dell’Ama, era pagato 15mila euro al mese, non credo che gli servisse la telefonata di Patané per aggiudicarsi il bando per il multi materiale.
NEL PD HANNO DORMITO TUTTI
Possibile che nessuno del Pd si sia accorto di cosa ci fosse dentro la galassia della Coop 29 giugno? Nella sua fondazione Integra/Azione, che gestisce l’assistenza agli immigrati, il presidente è Luca Odevaine, che oggi è tra gli arrestati per 41 bis, ma il vice presidente è Francesco Ferrante, senatore del Partito Democratico nonché componente della Commissione Ambiente, Territorio e Beni Ambientali
E’ come per Buzzi, nessuno pensava che fosse il capo della mafia o di stare a ragionare con un malavitoso quando ci parlavi. E’ una leggerezza? Sarà una leggerezza ma se io l’avessi saputo prima, nemmeno mi ci sedevo a parlare . E la differenza tra chi era consapevole e chi no, è lampante anche nell’Ordinanza: quelli a cui gli danno il 416 bis lo sapevano, mentre per gli altri, che sono indagati per corruzione e simili, quello che può essere successo è che si siano fatti dare una tangente in cambio di un favore alla Cooperativa.
Infatti nelle intercettazioni Buzzi e soci fanno capire che loro pagano solo quelli di destra, perché tanto gli altri sarebbero già “dei loro”. Quindi al consigliere regionale che chiede, gli danno una mancetta e la finisse là, perché non ne hanno bisogno. Il messaggio che esce è questo
Se lui si fosse davvero prestato per 10mila euro, sarebbe una cosa da matti. Bisogna entrare nel contesto politico economico romano. Buzzi fino a ieri era considerato persona perbene. A marzo Buzzi va alla “Vita in Diretta” e viene trattato da eroe, perché la sua cooperativa, fondata da Don Luigi Di Liegro e che oggi dà lavoro a 1200 persone, era un fiore all’occhiello. Nessuno immaginava ciò che era Buzzi. Ora la Procura ha nominato un commissario, anche perché ci sono 1200 lavoratori in ballo. Ma il punto è che tutti conoscevano Buzzi, anche io conosco Buzzi.
Alcuni dei turborenziani poi difesero il sindaco, a differenza della maggioranza del gruppo consiliare
Lì accaddero delle cose un po’ strane. C’è stato un momento in cui Lorenza (Bonaccorsi) era partecipe di una campagna per far cadere Marino ma poi variò posizione. Mentre Cosentino e lo stesso Orfini e Giuntella, insieme ai presidenti dei Municipi, erano contrari all’azzeramento della giunta e al fatto di imporre al sindaco i nomi. Nel partito c’è stata una discussione, che tutti immaginavamo fosse di merito. Perché c’era chi diceva che Marino è inadeguato e quindi non è più recuperabile agli occhi dell’opinione pubblica e prima ce lo leviamo di mezzo e meglio è, e un’altra parte che pensava che invece con una marcia in più alla giunta si potesse ripartire. Ma nessuno pensava ci fosse la mafia dietro.
REBIBBIA E LE PUBBLICHE RELAZIONI NELL’ORA D’ARIA
Come ti spieghi che Buzzi, la cui “redenzione” è un fiore all’occhiello della sinistra perché fu Angiolo Marroni a fargli prendere la laurea e affidargli il primo appalto, entri poi in contatto col Mondo di sotto di Mokbel e di Carminati?
Buzzi intanto il rapporto con Alemanno l’ha costruito in galera, quando Alemanno fu arrestato per atti di protesta e Buzzi per omicidio e lì si conobbero. Vince le elezioni Alemanno e taglia tutti gli appalti delle cooperative sociali e questo crea un problema. Quelli ignari di tutto e perbene, fanno le manifestazioni sotto al Campidoglio per la difesa dei lavoratori, e si avvia una trattativa. Quelli non perbene, e Buzzi era uno non perbene, partecipano con tutto il mondo delle cooperative sociali a queste manifestazioni e vanno a trattare direttamente col sindaco. Buzzi si fa riconoscere dal sindaco e il sindaco gli indica le persone con cui deve parlare, e lì esce fuori Carminati, che non so se avesse un rapporto diretto col sindaco, ma sicuramente lo aveva con Lucarelli, il suo capo segreteria. Lo aveva con Mancini, con Panzironi, con Gramazio e con tutti quelli della cerchia più diretta. Tra l’altro Carminati fa vasoterapia lavora a Sacrofano e a Sacrofano oggi il sindaco è Tommaso Luzzi, che è legatissimo a Gramazio padre. Sacrofano è il luogo da cui parte tutto, tant’è che uno dei comuni sciolto per mafia dove il sindaco è stato arrestato. Dopodiché Buzzi va da Carminati, che a sua volta costruisce un sistema di cooperative “nere” e si mettono in rapporto. Questo è il rapporto tra Buzzi e Carminati. Poi perché Buzzi abbia costruito un rapporto con la sorella di Mokbel non lo so, Posso pensare che ormai, intriso di questo sistema criminale, si sia messo a fare di tutto di più a 360 gradi.
E la stessa assoluta ignoranza di cosa si nasconde nell’assegnazione di tanti Punti verdi Qualità alle società più spregiudicate. Da quanto emerge, sarebbe stato piuttosto semplice trovare i collegamenti con una certa malavita romana e una certa amministrazione a libro paga, che spesso era in affari con gli stessi gestori delle aree, garantendogli impunità totale, totale assenza di controlli e soprattutto la facilità assoluta di reperire garanzie bancarie tramite il Comune, con il noto meccanismo delle fideiussioni
I Punti Verdi Qualità (PVQ) nascono con un difetto ideologico per cui quando era assessore Loredana De Petris il Comune mette a bando una quarantina di aree in cambio offre all’imprenditore di fare una attività sportiva, un ristorante, un chiosco col principio che non possono partecipare al bando né srl ma solo associazioni senza finalità di lucro. Dopo un po’ ci si rende conto che gli imprenditori che avevano vinto il bando, col meccanismo delle fideiussioni, non erano in grado di reggere l’attività dal punto di vista economico. Quindi si modifica la norma, e questo offre la possibilità a delle associazioni a scopo di lucro di poter realizzare i Punti Verdi, sempre con l’obiettivo di far mantenere delle aree pubbliche. Poi succede che le concessioni presuppongono un diritto d’acquisito, quindi ci sono una serie di concessionari di Pvq che, invece di realizzare il progetto assegnato, vanno da altri imprenditori a vendere e comincia un mercato delle concessioni dove si stravolgono i concessionari originali da quelli che risultano oggi. Non a caso, di Punti Verdi qualità ne partono pochissimi a Roma
Molti Pvq sono finiti direttamente in mano alla criminalità e sfuggiti al controllo dell’Amministrazione fin dalle giunte Rutelli e Veltroni. Alcuni dipendenti comunali, anche se non sono mai stati indagati, risulteranno in rapporti di conoscenza o lavorativi con imprese gestite da soggetti legati al mondo dell’eversione di destra ma anche dalle cooperative sociali come la società “Luoghi del Tempo srl” (partecipata al 5% dalla Coop 29 giugno onlus e al 50% da Lucia Mokbel ndr) o la “Rogest”, è un caso?
Storicamente l’Ufficio Punti Verdi Qualità è stato gestito dall’architetto Mastrangelo e io non posso escludere che lui abbia favorito o abbia risolto problematiche legate anche a gente del mondo di destra, visto che poi va a lavorarci come consulente (per la Edil House 80 srl, ndr). Quindi se ci lavora significa che era in rapporti. Personalmente, da quando io ho scoperto queste cose, non l’ho più voluto incontrare. Proprio vagliando le carte dei Punti Verde, quando mi sono reso conto che Mastrangelo in qualche modo era legato a Munno, soggetto vicino a Mokbel, non l’ho più voluto vedere. Lo stesso ho fatto con Del Missier (in passato responsabile dei finanziamenti dei Pvq al X Dipartimento, nrd) che oggi è in segreteria della consigliera Svetlana Celli, non ho più rapporti perché considero gravi le cose che sono emerse riguardo ai suoi contatti con certi ambienti, anche se nessuno dei due è stato coinvolto penalmente. Ma solo il fatto che abbiano gestito rapporti con gente dei Nar, non voglio averci a che fare. Poi attenzione: nessuno di noi vive dentro a una bolla di vetro, perché anche io ho rapporti con tanti personaggi, ma so distinguerli.
Intervista di Beatrice Nencha
