Scandalosa Roma
Quelle minacce a Marrazzo nei luoghi di Mafia Capitale
BEATRICE NENCHA nnn Ci sono minacce che lasciano il segno, e altre destinate all’oblio. Ma a volte, più ancora dei messaggi, quello che colpisce è il luogo dove essi appaiono. Specie se quel luogo è la sede, come riportato nei comunicati dell’epoca, di una «cooperativa sociale che si occupa del reinserimento lavorativo di categorie svantaggiate come ex tossicodipendenti, ex carcerati ed ex prostitute, utilizzati nella pulizia di giardini e in altri lavori di pubblica utilità» nel rione Garbatella. A due passi dagli uffici della Giunta regionale e in uno dei quartieri «rossi» per eccellenza. Siamo andati a controllare quale fosse questa associazione, dove il 15 agosto 2005 apparvero le minacce – con tanto di stella a cinque punte – rivolte contro il governatore del Lazio Piero Marrazzo e il suo assessore alla Sanità Augusto Battaglia e altri esponenti di Giunta e Consiglio. E abbiamo scoperto che nel locale dell’Ater (l’agenzia per l’edilizia popolare) attualmente posto in affitto, si trovavano gli uffici di un’associazione che, dopo Mafia Capitale, è difficile da dimenticare: la «Impegno per la Promozione Soc. Coop. Sociale a r.l.» il cui amministratore unico è Sandro Coltellacci. Socio e sodale di Salvatore Buzzi, finito agli arresti domiciliari lo scorso 2 dicembre nell’inchiesta «Terra di Mezzo» con l’accusa di aver agevolato l’associazione di tipo mafioso diretta da Massimo Carminati. Ma già in carcere, nel 2009, per detenzione illecita di sostanza stupefacente e di armi clandestine. Le scritte con lo spray comparse nell’estate 2005 sulla sua serranda erano indirizzate, oltre che al governatore della Regione e al suo assessore alla Sanità (oggi presidente della cooperativa Capodarco), anche agli assessori di Rifondazione Luigi Nieri e Alessandra Tibaldi e al consigliere dei Verdi Peppe Mariani, nonché al consigliere Ds Enzo Foschi. Di questo Osservatorio regionale citato nelle minacce, Foschi, l’ex capo di gabinetto del sindaco Marino, ricorda che «in quel luogo si affrontavano i temi delle aziende in crisi, ci furono anche scontri e soluzioni spesso contestate dalla parte più radicale dei sindacati di base». Ma dal sito della Regione si apprende che l’Osservatorio serviva anche a ripartire i contributi tra i soggetti iscritti in un apposito Registro. L’apparizione delle minacce di morte proprio sul locale di via Passino potrebbe essere solo una inquietante coincidenza. Ma è lecito supporre che la cooperativa di Coltellacci, già nel 2005 tirata in causa per le scritte così pesanti sulla sua sede, non fosse del tutto ignota agli esponenti della Pisana. E Coltellacci, ammettono oggi alcuni, certamente non lo era, anche se a livello di pura conoscenza «territoriale». Quello che tuttavia appare inquietante è che, già nel 2005, siano chiamati in causa, in solido e per tematiche che sembrano fare riferimento esplicito al mondo del lavoro e del sociale, una serie di politici di primo piano. Accomunati dal possedere rapporti, più o meno stretti, con il frastagliato universo della cooperazione sociale. Altra coincidenza temporale, che si scoprirà solo in seguito, è che proprio la cooperativa «Impegno per la Promozione» figurerà in prima linea tra quelle che, insieme alle società di Buzzi, incasserà oltre 5 milioni in affidamenti diretti per la gestione del campo nomadi di Castel Romano. In origine trasferito «provvisoriamente» – a novembre 2005 il presidente Marrazzo siglò il primo decreto che autorizzava il Comune a realizzare il campo fino al 15 giugno del 2006 – dentro un’area protetta della Riserva di Decima Malafede. Il campo si insedia su proposta del Campidoglio e in regime di «emergenza», ma verrà prorogato ad ogni scadenza dalla Regione. Infine, sarebbe da chiarire in che modo Coltellacci riuscì a insediarsi in un altro immobile pubblico, sede della Società Cooperativa Sociale Un sorriso a r.l. Onlus in viale Castrense 51. Un edificio oggi sotto sequestro poiché collegato all’inchiesta Mafia Capitale. Due giorni fa, in un ala dell’edificio, si è sprigionato un rogo forse di origine dolosa. È il secondo incendio consecutivo nel complesso, dove è conservata documentazione che forse potrebbe servire agli inquirenti per ricostruire altri tasselli, magari non soltanto «neri», di questo infinito romanzo criminale della capitale. IL PRECEDENTE Nel 2005 spuntarono delle minacce contro l’allora governatore del Lazio Marrazzo e ad altri politici della regione: si parla di scritte fuori da una cooperativa. L’INCHIESTA La cooperativa, in prima linea nel sociale, è una di quelle che oggi sono coinvolte nell’inchiesta Mafia Capitale. I FINANZIAMENTI Proprio la cooperativa ha incassato, insieme alle società di Buzzi, oltre 5 milioni in affidamenti diretti per la gestione del campo nomadi di Castel Romano
Beatrice Nenca
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NON C’è CHE DIRE ALLE ASSOCIAZIONI ONESTE CHE LOTTANO PER LA TRASPARENZA E LA CORRETTA APPLICAZIONE DELLE LEGGI SI MANDA LO SFRATTO A QUESTI SIGNORI IL LOCALE LO SI VENDE PURE, COME MAI TUTTA QUESTA DISPONIBILITA’ PER CERTI PERSONAGGI GUARDA CASO LEGATI ALLA BANDA DELLA MAGLIANA?
