Il Comune di Roma Paralizzato dalla incompetente burocrazia dirigenziale

L’annosa vicenda delle vendite degli alloggi del Comune di Roma , che a seguito delle proteste della nostra Associazione e anche ad una sentenza del TAR del Lazio e al parere dell’avvocatura del Comune di Roma , parere che ha dovuto correggere un precedente parere della stessa avvocatura in quanto non era corrispondente alle leggi vigenti, ma era più un parere ideologico che non giuridico, tali vendite erano state riprese anche per chi aveva commesso l’abuso di chiusura della veranda, in quanto la legge consente a chi ha commesso un abuso edilizio sul suo alloggio di sanarlo obbligatoriamente entro 120 giorni dal rogito.
Tale vendita è stata nuovamente bloccata per chi ha commesso tali abusi dalla solita dott.ssa Aceti, la quale accorgendosi ora che esiste una legge del 2010 la legge 122 che prevede la certificazione di conformità dell’alloggio, ha ingiustamente bloccato tali vendite o obbliga gli interessati a demolire le verande che tra l’altro sono state messe, la gran parte per fini di sicurezza essendo tali immobili ai piani terra o mezzanino.
L’assurdità di tali decisioni dimostrano una incompetenza della materia e soprattutto non si comprende per quale motivo il Comune mantiene in tali incarichi dirigenti non in grado di svolgere tali compiti sia per timore eccessivo che per incompetenza.
Tale dirigente sta creando al Comune di Roma notevoli danni sia per i ricorsi al TAR e sia perché non attivando a dovere le vendite impedisce al Comune di Roma un introito che oggi è di vitale importanza per le casse comunali devastate.
Inoltre non è accettabile che un dirigente a seguito di sentenza del TAR e del Parere dell’Avvocatura del Comune di Roma sblocchi tali vendite e poi dopo anche averne effettuate alcune ci ripensa e le blocca di nuovo perché nel parere dell’avvocatura c’è una parolina “antinomia” che ha terrorizzato la dott.ssa Aceti
I cittadini che aspettano da più di 5 anni avendo dato anche un anticipo per acquistare la propria casa, non possono sottostare alle fisime e alle paure di tale dirigente.
Affermiamo ciò sia perché ci siamo studiati a fondo tale materia e sia perché tale dubbio e preoccupazione è solamente della dott.ssa Aceti, infatti all’Ater di Roma il problema della certificazione di conformità è stato risolto, l’Ater di Roma fa fare a colui che deve acquistare il certificato di conformità che viene allegato al rogito e se il certificato di conformità non è uguale alla planimetria depositata in catasto, l’acquirente deve depositare la nuova planimetria e entro 120 giorni dall’acquisto deve sanare tale abuso. e i notai che hanno redatto tali rogiti non hanno eccepito nulla, per cui non sono i notai, ma è solo la dott.ssa Aceti che per le sue paure infondate sta bloccando un introito per il Comune di Roma, provocando serio un danno erariale.

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Legge 122 del 30 luglio 2010

14. All’articolo 29 della legge 27 febbraio 1985, n. 52, e’
aggiunto il seguente comma:
«1-bis. Gli atti pubblici e le scritture private autenticate tra
vivi aventi ad oggetto il trasferimento, la costituzione o lo
scioglimento di comunione di diritti reali su fabbricati gia’
esistenti, (( ad esclusione dei diritti reali di garanzia, )) devono
contenere, per le unita’ immobiliari urbane, a pena di nullita’,
oltre all’identificazione catastale, il riferimento alle planimetrie
depositate in catasto e la dichiarazione, resa in atti dagli
intestatari, della conformita’ allo stato di fatto dei dati catastali
e delle planimetrie, (( sulla base delle disposizioni vigenti in
materia catastale. La predetta dichiarazione puo’ essere sostituita
da un’attestazione di conformita’ rilasciata da un tecnico abilitato
alla presentazione degli atti di aggiornamento catastale. )) Prima
della stipula dei predetti atti il notaio individua gli intestatari
catastali e verifica la loro conformita’ con le risultanze dei registri immobiliari.».

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COME SI RISOLVE IL PROBLEMA

Con il termine di antinomie normative si fa riferimento ai contrasti tra più disposizioni di diversi
testi normativi all’interno di un ordinamento.
Ogni ordinamento nel quale la produzione del diritto sia demandata a una pluralità di fonti
normative, contemporaneamente rivolte a disciplinare le stesse fattispecie, contiene in sé delle
potenziali antinomie. E’ quindi necessario ricomporre, ovvero ordinare, tali fonti in un sistema per
rendere possibile l’attività di applicazione del diritto (compresa quella giurisdizionale). Ecco perché
le antinomie normative richiedono di essere risolte dall’ordinamento che a tal fine predispone una
serie di criteri.
Questi criteri sono:
I CRITERI DI RISOLUZIONE DELLE ANTINOMIE NORMATIVE
Il criterio cronologico
Il criterio gerarchico
Il criterio della competenza

Ma evidentemente erano troppo difficili per la dott.ssa Aceti

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