Cronaca di Roma
L’Ater pronta a bloccare la vendita delle case:
“Così perdiamo valore”
IL PIANO
Bloccare la vendita del patrimonio immobiliare, giudicata «antieconomica» ed equiparata a una «vera e propria svendita». Anche se per quasi 300 inquilini l’accordo è già perfezionato e potrebbero insorgere contenziosi legali: risarcire il danno, secondo i dirigenti Ater, «costerebbe meno della differenza di valore persa effettuando le vendite ai prezzi attuali». L’ipotesi è sul tavolo della direzione generale e già lunedì potrebbero essere messe le basi per una delibera ad hoc. «L’orientamento a non vendere c’è, ma con quali criteri si sta definendo in questi giorni. Per il momento non possiamo dire di più», fanno sapere dalla sede del lungotevere Tor di Nona. Una bomba, se confermata, destinata a far tremare gli inquilini che hanno già assaporato il gusto di sentirsi proprietari e impegnato caparre.
L’ANALISI
Tutto nasce da una nota interna partita il 12 febbraio scorso dagli uffici della dirigente Stefania Grassia che ha l’interim del Servizio Alienazioni. La lettera fornisce un’analisi delle vendite effettuate negli ultimi due anni e, per certi aspetti, non risparmia dure critiche alla delibera di Giunta regionale 410/2015, quella che ha recepito il decreto Lupi e che prevede l’alienazione degli alloggi degradati e misti (pubblico/privati). Che, a regime, potrebbe portare all’alienazione di 20mila vecchi immobili, con l’intenzione di fare da leva per il reinvestimento nella costruzione o messa a reddito di nuovi alloggi. Ma per l’ufficio i conti non tornano. L’analisi fa notare come l’introito delle vendite già perfezionate «sarebbe di circa un quarto rispetto ai prezzi di mercato, di un quinto assumendo il valore massimo». E fornisce dei dati. Nel 2014 sono stati venduti 501 alloggi, per un introito al lordo delle imposte di circa 29 milioni di euro. Nel 2015 le case vendute sono state 284, a fronte di 17 u ‘ioni di euro e un prezzo medio d. 59mila euro ad appartamento. Ma i crediti che l’Ater ha accumulato nei confronti dei proprietari degli immobili ceduti ammontano a 18 milioni di euro. E qui c’è una sorpresa: perché gli elaboratori informatici dell’azienda, ammette la dirigente, non sono in grado di distinguere tra l’ammontare delle rate di ammprtamento non pagate e gli oneri accessori non corrisposti (rate di condominio). Nei primo caso l’accertamento sarebbe sufficiente ad Ater per riprendersi la casa (la vendita avviene versando un anticipo e poi rateizzando il resto, come fosse un mutuo), nel secondo dopo cinque anni vi sarebbe la prescrizione. Insomma: per riportare i conti in regola, intanto, si potrebbe tarare il sistema.
LE CONSIDERAZIONI
L’idea è quella di ridurre e convertire la struttura delle vendite destinando il personale alla futura gestione condominiale (ma quali nuovi condomini saranno costituiti?) e al recupero crediti nei confronti dei proprietari. Si propone di «non avviare ulteriori istruttorie di vendita», considerando anche la possibilità di sospendere «quelle per cui l’accordo si sia perfezionato». Seguono considerazioni più generali sull’andamento del mercato immobiliare che, stando al Servizio Alienazioni dell’ex istituto per le case popolari, verrebbe «turbato» dalla vendita di questi immobili a prezzi inferiori al libero mercato. Gli assegnatari «abbienti», quelli «che possono acquistare», senza più la prospettiva di comprare, poi, «lascerebbero la casa sociale». Mentre nel caso che l’acquisto avvenga da parte di «non abbienti» non darebbe le giuste garanzie, dal momento che «per la proprietà immobiliare non occorre solo la capacità economica iniziale e occasionale per l’acquisto, ma una capacità di reddito che consenta di far fronte agli oneri di mantenimento». Per cui, tirando le somme, «l’unica prestazione sociale da erogare è l’abitazione a prezzo accessibile». Salvo occupazioni.
Alessia Marani
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Leggendo questo articolo c’è da dire una sola cosa: “CHI DECIDE LA POLITICA ABITATIVA NEL LAZIO LA REGIONE O LA DOTT.SSA GRASSIA?
Perché leggendo tale articolo se le cose scritte rispondono al vero la domanda è d’obbligo,.
Che dice tale dirigente superpagata, che gli alloggi in vendita i prezzi sono inferiori di circa un quarto ai prezzi di valore minimo OMI, che cosa è l’OMI? è il borsino del valore dei prezzi degli alloggi a libero mercato.
Ma questa scienziata lo sa che la pubblica Amministrazione non può lucrare?
Lo sa che questi immobili sono stati costruiti negli anni 20-30-40-50-60, lo sa che erano alloggi costruiti in economia e che si possono vendere solo a quel prezzo senza valore aggiunto?
Pensa forse questa illuminata dirigente che i politici siano tutti scemi o incapaci?
Lo sa che ci sono leggi che fissano il prezzo di vendita di tali alloggi?
Purtroppo non è la prima a sparare tali fesserie, anche un’altra dirigente ci provò a vendere a prezzo di mercato tali immobili, ma fu lei a essere mandata via e gli alloggi hanno continuato a essere venduti al prezzo stabilito dalla legge.
La fantasiosa dirigente lamenta che a fronte della vendita di 501 alloggi l’incasso è stato magro, però non dice il perché di questo meno introito, ve lo dico io:” AVENDO TRASFORMATO LO IACP IN AZIENDA ,QUANDO VENDE UN ALLOGGIO ESSENDO AZIENDA DEVE PAGARE IL PLUS VALORE ALLO STATO, in quanto i prezzi di costo di costruzione di tali immobili sono rimasti fermi all’epoca della costruzione, questa è la verità.
Visto che questa dirigente è stata anche la responsabile del patrimonio, perché non ha fatto adeguare tali costi? Non ne era capace? Non lo sapeva?
Se lei avesse fatto il suo dovere gli incassi sarebbero stati maggiori, per cui deve dire solo mia culpa e chissà forse c’è anche danno erariale.
Il linguaggio di codesta dirigente è un linguaggio di una persona che stia lavorando con una immobiliare, ma forse dimentica che lei sta in una FINTA AZIENDA che deve trattare il SOCIALE?
Le vorrei far notare, inoltre a lei e al Direttore che dato che non ci vuole ricevere spero che legga che l’ANTIECONOMICITA’ per l’azienda è NON VENDERE TALI ALLOGGI, Perché FORSE L’UNICO PARAGONE CHE DOVEVA FARE NON LO HA FATTO QUELLO DI COSTI E BENEFICI, ESSENDO TUTTI ALLOGGI SUPER DATATI COME SAN SABA che costano molto di manutenzione e dato che non la fanno stanno cadendo a pezzi, perché questo non lo dice la dott.ssa Grassia?
E continua con la sua fantasiosa idea di paragonare l’Azienda (finta) ad una vera azienda privata parlando di costi e benefici, ma quale costi e benefici questa donna sragiona non sa cosa dice e di cosa parla, forse i troppi incarichi gli hanno procurato qualche problema.
La dott.ssa Grassia prima di dire che i condomini non pagano il condominio negli immobili dove l’Ater gestisce il condominio, dovrebbe dire la VERITA’ perché non pagano, la VERITA’ E’ CHE I PREZZI FATTI DALL’ATER PER LA GESTIONE CONDOMINIALE SONO PREZZI DA USURAI, per questo non pagano, si documenti prima di scrivere fesserie.
E prima di infangare i cittadini dicendo che non pagano facesse una verifica e andasse a ricercare le responsabilità di chi sono, sicuramente dell’Ater che si ostina a voler gestire circa 48mila alloggi e 3000 locali( strano che non parli dello schifo che c’è nei locali e si accanisca solo sugli alloggi)
Io torno a ripetere che questa dirigente non sa cosa dice, perché aumentare i prezzi di vendita NON E’ POSSIBILE, (ma dove si è laureata questa donna) per il semplice motivo che la stessa legge LUPI ribadisce i prezzi della 560/93 per il semplice motivo che i suoi predecessori avendo venduto gli alloggi a macchia di leopardo anche volendo i prezzi non si possono toccare, ci aveva provato la Regione Lazio con l’Aumento ISTAT, ma ha dovuto far marcia indietro.
Su alcune lucubrazioni neanche vale la pena di rispondergli, ma su due cose si: la prima sul BLOCCO DELLA VENDITA A CHI HA GIA’ VERSATO IL PREZZO quello che afferma è pura follia, se l’Ater di Roma dovesse attuare tale scelta coloro che stanno per comprare gli fanno un’azione collettiva di ricorso che si mangiano l’Ater e anche la Grassia.
La dott.ssa forse non si rende contro che sta lavorando in un Paese DEMOCRATICO dove le leggi si rispettano e sia la legge regionale 27/06 art.52 che lo stesso CODICE CIVILE affermano che una volta che l’assegnatario venuto a conoscenza del prezzo e accetta il contratto è CONCLUSO, per cui la dott.ssa Grassia vuole annullare I CONTRATTI CONCLUSI, chiamate l’ambulanza direbbe la Zanzara.
l’altra cosa, che sinceramente mi ha preoccupato di più, è la sua asserzione che la VENDITA DI TALI ALLOGGI A QUESTI PREZZI VA A LEDERE IL MERCATO IMMOBILIARE,
E LEI SI PREOCCUPA DEL MERCATO IMMOBILIARE?
E CHE COSA HA DA SPARTIRE LA DOTT.SSA GRASSIA CON IL MERCATO IMMOBILIARE, QUALI INTERESSI LA LEGANO A TALE MERCATO, PERCHE’ SE NE PREOCCUPA TANTO?
In conclusione vorrei dire alla dott.ssa Grassia che una società Democratica che vuole i suo sviluppo gli alloggi popolari li costruisce e li vende in patto di futura vendita come avveniva fino agli anni 60, il BUM economico, poi hanno prevalso invece altre ideologie che ci hanno portato a far ingrassare politici, dirigenti e costruttori e anche il ceto medio è sparito.
Una società sana vende l’alloggio popolare anche al meno ambiente cara dottoressa, proprio per farlo stare meglio, mentre lei NON LO VUOLE VENDERE NEANCHE A QUELLO CHE BENE, si facci un esame di coscienza se c’è l’ha.
A questo punto credo che sia il Commissario che il Direttore si siano resi conto con chi hanno a che fare, purtroppo questa fase l’hanno vissuta tutti i loro predecessori, fino a quando non si sono resi conto con chi avevano a che fare, con una donna che non ammette confronti che solo le sue idee sono giuste, purtroppo dalla mia esperienza fino ad oggi posso dire non ne ha azzeccata una.
