Ora che fanno querelano anche la CISL?

Prot. 14/24/2016_pec

Roma, 15 settembre 2016

Al Presidente della Regione Lazio
All’Assessore della Regione Lazio alle Politiche Abitative
Al Commissario Straordinario ATER di Roma
Al Segretario Generale della Regione Lazio
Al Capo di Gabinetto della Regione Lazio
Al Direttore Risorse Umane Regione Lazio Al Direttore Generale ATER di Roma
Al Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza ATER di Roma
LORO SEDI

Oggetto: mobilità del personale e incarichi attribuiti al personale dell’ATER di Roma.

In riferimento all’oggetto ed alla Determinazione Direttoriale dell’ATER di Roma, n. 161 del 9 agosto 2016, allegata per opportuna conoscenza alla presente, la CISL FP di Roma e Rieti rileva, anzitutto, l’esorbitanza e l’atipicità della forma utilizzata per il mero trasferimento interno di un lavoratore, laddove per finalità analoghe di riassegnazione o modifica di competenze del personale dipendente è notoriamente usuale strumento, in quanto contrattualmente previsto, il più semplice ed immediato ordine di servizio di parte datoriale.

Inoltre, dalla puntuale lettura del provvedimento in esame, e contrariamente a quanto espressamente indicato al suo oggetto, emerge con tutta evidenza che non si tratterebbe, a parere della scrivente, di semplice mobilità interna di personale, bensì della ben più elaborata attribuzione e stratificazione – in capo ad uno stesso dipendente – di nuove ed ulteriori mansioni, di contenuto ed oggetto superiori alla qualifica professionale ricoperta, peraltro, sempre a nostro parere, poco coerente ed omogeneo, in significativa ed intrinseca auto contraddizione, sia logica che giuridica.

Infatti la natura stessa e la quantità – ovvero il cumulo evidente – delle mansioni che si vorrebbero affidare contemporaneamente al dipendente risultano, a parere della scrivente, del tutto esorbitanti il livello professionale di inquadramento allo stesso attualmente riconosciuto e talmente vasti, diversificati ed eterogenei che in effetti sarebbero ampiamente ingiustificabili anche per un singolo funzionario di livello Quadro (notoriamente impossibilitato, in forza del vigente CCNL, a ricoprire ruoli di responsabilità tanto eterogenei, ovvero la titolarità contemporanea di più di un Ufficio per volta, se non in circostanze del tutto straordinarie e a condizioni assolutamente predeterminate e temporalmente delimitate) e coerenti, o accettabili, forse solo con riferimento ad una pluralità di deleghe differenziate attribuibili però congiuntamente solo ad un dipendente di livello dirigenziale.

Tanto premesso, la CISL FP di Roma e Rieti rileva al riguardo che l’utilizzo di un apposito provvedimento direttoriale – concepito ed emanato esclusivamente ai fini del mero trasferimento di competenze e mansioni in capo ad un singolo dipendente – costituisce, a parere della scrivente, prassi del tutto inconsueta e senza verificabili precedenti storici, per di più decisamente ed incomprensibilmente esorbitante le finalità tipiche del trasferimento e gestione del personale, così come attualmente previste e disciplinate dalla vigente contrattazione collettiva, venendosi piuttosto a sostituire arbitrariamente allo strumento tipico dell’ordine di servizio datoriale e lumeggiando, per ciò stesso, la scelta di una diversa e specifica formalità giustificata semplicemente intuitu personae, senza peraltro aver prima verificato con apposita richiesta formale la presenza di altre professionalità interne all’Azienda, quindi un comportamento, a parere della scrivente, tale da vulnerare gravemente i più fondamentali principi contrattuali di pari opportunità e trattamento fra tutti i lavoratori.

Infatti, se tali procedure fossero normalmente utilizzate per valorizzare le tante professionalità presenti in Azienda, sempre nel rispetto delle vigenti norme contrattuali sia nazionali che decentrate, potrebbero essere considerate positive dalle rappresentanze sindacali per il raggiungimento del benessere organizzativo.

Inoltre, l’attuale assetto e disciplina della contrattazione collettiva prevedono che – al mutamento di mansioni o funzioni professionali richieste dal datore, in quanto esclusivamente in suo favore prestate da parte del lavoratore – debba di norma preventivamente corrispondere una riqualificazione del dipendente interessato mediante idoneo re-inquadramento in una delle differenti, e/o superiori, qualifiche professionali all’uopo appunto convenzionalmente tipizzate, proprio a principale tutela e nell’interesse proprio dei dipendenti; ma, almeno nel caso in esame e del provvedimento direttoriale in discorso, non è purtroppo dato rinvenire alcuna traccia di re-inquadramento funzionale, neppure quale logica ed immediata conseguenza della diversificazione ed evidente estensione delle nuove mansioni ed attribuzioni affidate, ovvero quale obiettivo riconoscimento delle maggiori responsabilità attribuite unilateralmente al lavoratore dipendente, esponendo la stessa Azienda a possibili richieste successive in sede giurisdizionale con grave danno di carattere erariale a carico dei responsabili.

Tale ultima ipotesi dovrebbe essere inserita in un programma di valorizzazione e riqualificazione di carattere generale con criteri che garantiscano pari opportunità a tutto il personale.

Di notevole gravità appare, sempre a parere della scrivente, infine, la conclusione della determinazione datoriale che stabilisce “… di non pubblicare il presente provvedimento nel sito web aziendale, ai sensi di quanto previsto nel Programma Triennale per la Trasparenza e l’Integrità 2014 – 2016 …”, laddove tale affermazione è in palese e stridente contraddizione proprio con lo spirito e la lettera del citato Programma Triennale, testo nell’ambito del quale non è mai dato rinvenire la giustificazione – neppure in via di mero principio – di una bad practice quale l’omissione ingiustificata della dovuta pubblicità relativa ad ogni e qualsiasi atto inerente la gestione e l’impiego del personale dipendente; tale comportamento reca invece, sempre a nostro parere, notori presupposti di intenzionale mancanza di pubblicità e trasparenza, obiettivi principali di tutti gli enti pubblici, in quanto intrinsecamente antitetico al principio di piena disponibilità e circolazione di certe informazioni proprio a scopo di dissuasione e prevenzione esogena, cioè di “controllo diffuso”, di legalità e legittimità dei provvedimenti adottati.

Per tale motivo si chiede formalmente il coinvolgimento del Presidente della Regione Lazio, al fine di accertare la correttezza ed opportunità di questa specifica scelta operata dagli attuali vertici aziendali dell’ATER di Roma nel considerare la segretezza dell’atto emanato, di verificare l’esistenza di ulteriori atti emanati della stessa natura non pubblicati e di valutare la possibilità di chiedere un parere all’ANAC sulla correttezza delle procedure attuate dalla direzione aziendale.

E’ di piena evidenza come la vicenda affrontata, ponga l’Ater di Roma, in palese controtendenza con i principi di trasparenza e legalità posti nell’attuale indirizzo dell’amministrazione regionale, garanzia questa che chiediamo venga rafforzata anche attraverso l’azione del commissario dell’Ente di diretta nomina del Presidente della Regione.

Non deve sfuggire che l’episodio in narrativa, oltre che a creare nocumento per le pari opportuni tà dei singoli lavoratori dell’Ente, generano incolpevoli conseguenze ai diritti della lavoratrice oggetto del contestato provvedimento.

La CISL FP di Roma e Rieti auspica, pertanto, che l’adozione del provvedimento direttoriale in discorso sia semplicemente frutto di un malinteso procedurale interno all’Azienda, ed invita pertanto l’Azienda a ritirarlo immediatamente, quantomeno in via di autotutela, volendo con ciò comunque riconsiderare l’opportunità di valorizzare e riconoscere altrimenti – ossia in maniera conforme alla vigente contrattazione aziendale, collettiva e decentrata – gli eventuali meriti personali e professionali della dipendente oggetto del provvedimento.

Diversamente, questa O.S. si vedrà costretta a portare il provvedimento all’attenzioni delle competenti organi giurisdizionali, al fine di verificare la legittima tutela dei diritti ed interessi dei propri iscritti e di ogni altro lavoratore dell’Azienda ATER di Roma, nonché delle corrette procedure amministrative adottate finanche l’obbligo sulla pubblicazione e trasparenza degli atti amministrativi.

Si ribadisce, come da sempre, che l’azione posta a garanzia dei lavoratori dell’azienda tutti, dalla scrivente O.S., non può prescindere dall’apertura di un confronto con tutte le organizzazioni sindacali e le R.S.U. al fine della valorizzazione delle professionalità in un ambito di riconoscimento delle pari opportunità di tutti i lavoratori.

Si resta in attesa di cortese e sollecito riscontro.

logo_cisl_verdeDistinti saluti.

Il Segretario con delega Enti Locali

Giancarlo Cosentino

 

SAREI CURIOSA DI VEDERE LA FACCIA DEL COMMISSARIO MENTRE LEGGE IL COMUNICATO DELLA CISL CHE SMENTISCE COMPLETAMENTE CIO’ CHE LUI HA DICHIARATO ALLA STAMPA.

INOLTRE MI CHIEDO, MA LE ALTRE ORGANIZZAZIONI SINDACALI CHE FANNO NON VEDONO E NON SENTONO?

O FORSE PERCHE’ E’ LORO ISCRITTA LA DIFENDONO COMUNQUE?

UN SINDACATO SERIO NON DOVREBBE PRESTARSI A SIMILI COSE, QUESTE COSE LE FANNO I SINDACATI POLITICCIZATI E UN SINDACATO POLITICIZZATO E’ UN SINDACATO CHE TRADISCE IL SUO RUOLO E I SUOI ISCRITTI.

PURTROPPO ALL’ATER DI ROMA NE ABBIAMO VISTE DI COTTE E DI CRUDE ANCHE SUL PERSONALE, MA QUESTA VOLTA  SPERAVO CHE CON UN COMMISSARIO MAGISTRATO NON SAREBBERO ACCADUTE E INVECE ,PURTROPPO LA STORIA SI RIPETE SEMPRE.

SINCERAMENTE NON ME LA SAREI ASPETTATA UNA REAZIONE SIMILE DAL COMMISSARIO, CHE SI PICCA PER UN ARTICOLO DI DENUNCIA E MI ANNULLA ANCHE L’APPUNTAMENTO CHE MI AVEVA DATO PER IL 14 SETTEMBRE PER COSE MOLTO SERIE E GRAVI, SEMPRE DOVUTE ALL’INCURIA E ALL’INEFFICIENZA DI COME VIENE GESTITA QUESTA AZIENDA DA ANNI E ANNI.

 

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