TARIFFE ‘ POLITICHE’ MA PARTITI MOROSI NEGLI IMMOBILI IACP
ROMA – E ora emerge lo scandalo delle sedi dei partiti. La vicenda delle case d’ oro non ha risparmiato segretari di partito e leader sindacali che hanno trovato sistemazione grazie agli enti di previdenza. Un caso eclatante investe proprio l’ Enpam, l’ Istituto di previdenza dei medici italiani. Un nuovo filone di inchiesta è stato avviato dal sostituto procuratore Antonino Vinci nei confronti del presidente dell’ Enpam, Ferruccio de Lorenzo, padre dell’ ex ministro della Sanità Francesco, del vice presidente Luigi Triberti, e dei componenti il comitato esecutivo. Si ipotizza l’ abuso di ufficio: i 7 indagati sono sospettati di aver utilizzato centinaia di milioni di lire per i lavori di ristrutturazione dell’ Hotel Raphael, di proprietà Enpam e un tempo abituale residenza di Craxi. Ma se Inps, Inpdap, Enpdep, Enpam e Inail pensavano ai ‘ capi’ agli ‘ ex capi’ e ai trombati del Parlamento, chi sistemava i quadri di secondo livello del sistema politico? In altre parole dove si acquartieravano funzionari, dirigenti e militanti dei partiti-Stato? Negli Istituti autonomi per le case popolari. E il fitto? Quello è sempre stato, ed è ancora, un optional: per partiti e sindacati ma anche per inquilini eccellenti come il noto pasticciere romano di via Sabotino Giorgio Antonini (oltre al meganegozio ha anche un appartamento Iacp), che malgrado il giro miliardario di affari della sua azienda, al 30 aprile 1994 risultava moroso con l’ istituto di Lungotevere di Tor di Nona per 309.891.000. Un caso non certo isolato considerato che i commercianti che non pagano, a Roma, sono molte centinaia, istituti di credito compresi come il Monte dei Paschi di Siena di via Napoleone III, moroso, al 30 aprile ‘ 94, per 233 milioni. Ma il vero scandalo sono le sedi di partito e dei sindacati (tutti i consigli di amministrazione degli Iacp, per anni, sono stati formati da funzionari di partito e da sindacalisti Cgil Cisl e Uil), una vera “zona franca” dove la regione Lazio d’ intesa con gli Iacp ha garantito assegnazioni e fitti “politici” estesi, negli anni, anche alle organizzazioni “sociali” e sportive legate ai vecchi partiti come Arci, Uisp, Libertas e in misura molto più ridotta la Fiamma. Senza contare poi la galassia dei circoli culturali e delle associazioni locali, tutte attività “senza scopo di lucro” secondo quanto risulta nelle richieste di assegnazione, ma molto redditizie quando, una volta ottenuto l’ immobile, gli interessati cominciavano a svolgere ben retribuite attività commerciali. Ma torniamo ai partiti. A Roma sarebbero “tra 120-150” precisa il commissario straordinario dell’ ente Concetta Insenga, le sedi in mano a Dc, Pds, Psi, Pri e Psdi. Partiti ormai inesistenti, se si fa eccezione per il Pds, organizzazioni politiche che hanno però ancora le chiavi di decine e decine di immobili per un valore di centinaia e centinaia di miliardi. Nessuno o quasi paga. Ad aprile dello scorso anno, la morosità accertata sfiorava i quattro miliardi sui “100 complessivi dell’ istituto” – puntualizza il commissario, già funzionario regionale socialista, da tre anni alla guida dell’ ente. E l’ Iacp cosa fa invece di rientrare in possesso di questi immobili? Tace e non risponde alle richieste, legittime, presentate a norma di legge da quanti invece quei locali vorrebbero averli, pagando il fitto a prezzo di mercato. Ai Parioli, in via Gaetano Donizetti, il Psi dispone ancora di una sede molto grande. Inaugurata da Pietro Nenni subito dopo la guerra, per mezzo secolo è stata la “roccaforte” socialista nei quartieri “borghesi” della capitale. Da quattro anni circa nessuno alza più la saracinesca così come all’ Iacp nessuno ha preso in mano la relativa pratica amministrativa né si è posto il problema “degli oltre cento milioni di morosità” come denunciato dall’ ufficio gestione del patrimonio dell’ istituto, che mancherebbero all’ appello della Tesoreria. Dunque l’ immobile potrebbe essere di nuovo affittato. C’ è la fila per prenderlo: un noto commerciante aveva fatto richiesta per aprire un bar ristorante riservandosi tra l’ altro di pagare anche le morosità pregresse. Il commissario però ha preferito “soprassedere”. Stessa sorte per il meccanico-carburatorista di via Niso 17. Da anni anche lui ha chiesto all’ Iacp di poter allargare la propria attività prendendo in locazione i numeri civici 21-23. L’ Iacp non è d’ accordo e così quei grandi locali continuano ad essere la sede ufficiale dell’ inesistente Psdi dell’ ex onorevole Bruno Costi. Curiosa e divertente infine la storia di Osvaldo Sperandio un altro militante socialista, già segretario della sezione del Psi di Guidonia. Dopo lo scioglimento del partito ha chiesto all’ istituto il rinnovo del contratto di locazione dell’ immobile in via delle Fresie 9. Alla risposta negativa dell’ ente che rilevava “la mancanza di requisiti” necessari al proseguimento del rapporto, l’ ex segretario locale del Psi si ingegnava e tornava alla carica per ben due volte. E così la vecchia, gloriosa sede del Garofano si trasformava dapprima in “associazione culturale di iniziativa sociale, Attilio Bonvicini” e poi, di fronte all’ ennesimo rifiuto dell’ Iacp in “Associazione nazionale mutilati e invalidi civili”. E’ il caso di dire: cosa non si farebbe pur di restare in una comoda sede dell’ Iacp, un vero pozzo di San Patrizio formato da 80.000 alloggi e 10.000 locali commerciali da sempre al centro di polemiche e inchieste giudiziarie (nel dicembre del 1992 per una storia di “mazzette” fu arrestato l’ allora presidente psi Leonardo Massa) mai seriamente toccata però, dai fendenti di Tangentopoli.
di ENZO CIRILLO
