Sorpresa: sulle case popolari antenne senza permessi
Scoperte decine di impianti utilizzati per la telefonia privi di autorizzazione e l’Ater va in procura. Il dg Mazzetto: tuteliamo la salute. Evaso anche il canone di occupazione. La prima segnalazione da un edificio a Spinaceto: irregolarità nell’istallazione
di Erica Dellapasqua
Quando ha raccolto dalla scrivania quelle fotografie, se le è avvicinate il più possibile agli occhi, incredulo: «Com’è possibile che in tutti questi anni nessuno si sia accorto di quei mostri?». Comincia così, con una segnalazione e la presa d’atto di un abuso, la nuova campagna dell’Ater contro gli impianti di telefonia mobile piantati sui tetti delle case popolari, un tentativo di fare ordine che comunque, nelle intenzioni del nuovo direttore generale Franco Mazzetto, è anche la volontà di «tutelare la salute pubblica oltre che il patrimonio aziendale». Perché se è vero, ed è vero, che nessuno vuole imporre agli inquilini un «sovradosaggio» di antenne, in secondo piano c’è anche l’aspetto economico: ricostruendo a ritroso, fino al 2003, tutta la corrispondenza tra gli operatori della telecomunicazione ed Ater è infatti emerso che, per molti anni, sarebbe stato evaso anche il pagamento del canone di occupazione, insomma un ulteriore danno che aggiunge ragioni a questa nuova ricognizione destinata alla Procura.
Il caso è partito da viale dei Caduti per la Guerra di Liberazione a Spinaceto, un susseguirsi di palazzoni già pieni di problemi. Ecco lì un giorno qualcuno ha puntato il dito contro il cielo: «E quella, sta bene così?». «Quella» è appunto l’antenna «mostruosa» seduta su un groviglio di fili volanti che ha lasciato sbalordito anche il direttore generale Mazzetto. Il punto non è solo la stazza – in altezza altri due piani – ma il processo autorizzativo apparentemente troppo lacunoso. «Dal sopralluogo – ha scritto l’Ater ai suoi uffici legali – è emerso che Acea fornisce energia a fronte di un contratto alla Inwit (società del gruppo Telecom) che la stessa Inwit risulta l’utilizzatore di tale impianto nonché di un fabbricato occupato ma che ad oggi, dopo incontri con i nostri tecnici, sempre la Inwit non è stata in grado di fornire elementi in ordine all’impianto». Questa società, anzi, «utilizza anche altri impianti senza nostra autorizzazione in via Treviolo 9, in via Ferrari 260, in via Brancati 60 e in due condomini in via Cravero 20 e in via Melville 19».
Intanto, il direttore ha deliberato «l’immediata sospensione del funzionamento e conseguente rimozione degli impianti» di Spinaceto, ma le verifiche continuano ovunque. Anche perché più ci si addentra e più la giungla delle antenne restituisce stranezze. L’inerzia decennale della stessa Ater, per esempio, che nonostante gli ordini dei vertici ha inspiegabilmente temporeggiato sulla revoca di tutte le convenzioni: «Nel 2003 – ricostruisce la storia l’azienda – vengono firmate tre convenzioni con altrettante società», convenzioni e non veri contratti e infatti già a fine anno «viene notificato l’avvio del procedimento di risoluzione». Solo nel 2006 si rinnova «l’invito alla risoluzione del contratto» ma nel 2007 l’avvocatura «invia un riepilogo dei suoi pareri motivando la non rescissione delle convenzioni con il non aver ricevuto dall’area tecnica documentazione idonea». Infine risulta una nota del 2013 per il posizionamento di nuovi 14 impianti di telefonia (via Sismonda, via Anagni, via Giglioli…) che però, precisa sempre Ater «è priva dei contratti». L’attuale direttore Franco Mazzetto, alla luce «di evidenti carenze nella gestione», si rivolgerà alla magistratura.
NO NON CI POSSO CREDERE IL DIRETTORE VUOLE PASSARE COME IL BENEFATTORE DELLA SALUTE DEI ROMANI, MA PER PIACERE LA SUA INCAZZATURA E’ DOVUTA SOLO AL FATTO CHE HA RISCONTRATO CHE NON GLI PAGANO IL CANONE.
(BASTA LEGGERE CON ATTENZIONE L’ARTICOLO, MA POI SI SA I GIORNALISTI,PER FORTUNA NON TUTTI, SPESSO SONO COMPIACENTI CON L’ATER DI ROMA)
PRIMA DI ANDARE IN PROCURA VERIFICASSE MEGLIO DENTRO LA STESSA ATER PERCHE’ TALI ANTENNE NON SONO STATE MESSE SENZA L’AUTORIZZAZIONE DA PARTE DELL’ATER.
IO MI AUGURO CHE CI VADA IN PROCURA, MA CI DOVREBBE ANDARE ANCHE PER CERTE VENDITE DI ALLOGGI.
