SPERO CHE IL PD PRENDA ESEMPIO DA COSTORO

INTERVENTO PER LA FESTA DELL’UNITA’

In Germania l’accesso all’edilizia pubblica dipende da soglie di reddito che variano in ogni città: a Berlino la soglia è di 16.500 euro per una famiglia con un componente, 25.200 euro per due, con un incremento di 5.740 euro per ogni componente aggiuntivo. Invece a Roma bisogna avere un reddito inferiore a circa 20.000 euro e, questa la prima differenza con il sistema tedesco, esiste un limite per perdere il diritto che è fissato intorno ai 30.000 euro. Mentre da noi i canoni degli alloggi popolari sono determinati in base a scaglioni di reddito, in Germania, grazie ad una poderosa rete di sussidi integrativi (di disoccupazione, al reddito, all’affitto e, in alcuni casi, al pagamento del canone di locazione), hanno un costo fisso al metro quadro di 5 euro, cioè il minimo stimato per poter garantire la copertura delle spese gestionali, il personale amministrativo e la manutenzione. Ma, a differenza dell’Italia, in Germania esiste un robusto sistema di verifica fiscale.

 

NEL MODELLO FRANCESE la distinzione fra alloggi sociali e popolari è ancora più labile poiché il sistema opera attraverso soglie per l’affitto scaglionate per fasce di reddito. Gli utenti sono suddivisi in tre fasce secondo le capacità contributive. La definizione delle fasce di reddito varia a seconda di indicatori locali. Nell’area di Parigi, il reddito imponibile di una famiglia di due componenti non deve superare i 21.120 euro per un alloggio in regime Plai (Prêt Locatif Aidé d’Intégration) rivolto ai più disagiati, i 35.200 euro per un alloggio in Plus (Prêt Locatif à Usage Social) e i 45.760 euro per una casa in Pls (Prêts Locatif Social) rivolto a per chi, pur con un reddito medio, non trova un appartamento in locazione (cioè, parte di quelli che oggi a Roma hanno sforato il tetto per la permanenza in una casa popolare, ma avrebbero comunque bisogno di aiuti).

 HO PUBBLICATO IL  MIO INTERVENTO CHE ALLA FESTA DELL’UNITA’ NON HO POTUTO LEGGERE AVENDO SOLO 3 MUNITI.

MOLTE COSE LE HO DETTE  QUESSTO E’ QUELLO CHE AVREI VOLUTO LEGGERE

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