ED E’ IL RESPONSABILE CASA DEL PD, MA RIMARRA’ A FARLO?
FORSE SI PERCHE’ OGGI DOPO ESSERE PASSATO DA RENZI A ZINGARETTI OVVIAMENTE ASPETTA UN PREMIO SICURAMENTE ALLE PROSSIME ELEZIONI DI ESSERE CANDIDATO.
BE SE QUESTO SARA’ IL NUOVO PD DI ZINGARETTI POSSIAMO SOLO DIRE NO GRAZIE!
DI CERTI PERSONAGGI NE VORREMO FARE VOLENTIERI A MENO!
Giovedì • 10 Settembre 2015 • Aggiornato alle 14:5
Piccoli trasformisti crescono a Roma centro
La giunta di centro-sinistra, eletta nel 2008, è recentemente andata in crisi per il passaggio all’Udc di due consiglieri in precedenza appartenenti al Partito democratico. E fin qui siamo dentro un quadro di ordinaria mutazione di appartenenze. Quello che accade subito dopo merita invece di essere raccontato nel dettaglio. Perché il presidente del municipio, Orlando Corsetti, ritiene di uscire dalla crisi nominando una giunta nella quale entrano le seguenti personalità. Al primo posto, almeno per originalità di percorso politico, l’assessore Yuri Trombetti. Il quale ha ricoperto negli ultimi anni un’ampia varietà di caselle partitiche: dapprima militante di Alleanza nazionale, poi consigliere municipale dei Democratici di sinistra nonché segretario della storica sezione Ds del quartiere Testaccio, quindi consigliere municipale di Forza Italia, infine candidato nel 2006 nelle liste dell’Udeur (allora schierata con il centro-sinistra) e nel 2008 dell’Udc (alleata con il centro-destra). In seconda posizione l’assessore Laura Pastore: ex coordinatrice provinciale dei giovani di Forza Italia ed eletta consigliere municipale nel 2006 sotto le bandiere del partito fondato da Silvio Berlusconi, salvo poi passare nel 2008 al Partito democratico. Quindi gli assessori Salvatore Alfano, da anni uomo di fiducia tuttofare del presidente Corsetti, ed Emiliano Pittueu in rappresentanza della minoranza interna al Pd (i veltroniani).
Dal punto di vista di un qualunque elettore romano, l’esito della vicenda è paradossale. Quella che nel 2008 era stata eletta come una giunta di centro-sinistra si è improvvisamente trasformata in un’amministrazione locale composta per una metà da transfughi del centro-destra e per l’altra da fiduciari diretti del presidente del municipio, che oggi celebra quanto avvenuto come il segno di «una rinnovata azione politica». Ma c’è un insegnamento anche per coloro che possono guardare con distacco a quanto accade per le vie del centro di Roma. Ovvero che i terminali politici più vicini alla vita quotidiana dei cittadini, come sono le circoscrizioni urbane anche quando comprendono decine di migliaia di residenti, sono spesso privi di qualsiasi residuo di responsabilità pubblica e istituzionale. E tendono a riprodurre, in forme inevitabilmente farsesche, dinamiche di trasformismo che ci appaiono del tutto stucchevoli già a livello nazionale. Il risultato non può che essere quello di fornire ai cittadini uno spettacolo avvilente, proprio là dove la politica dovrebbe essere riconosciuta da ognuno di noi nei suoi contenuti concreti e nella sua capacità di risolvere anche i piccoli problemi quotidiani.
È quindi difficile stupirsi che il più numeroso partito italiano sia ormai diventato quello di coloro che scelgono di non votare, se votare significa rischiare di ritrovarsi rappresentati dai Corsetti o dai Trombetti di turno.
