IL METODO RAGGI!!! GLI ASSEGNAVA CASA E POI NON GLIE LA DAVA PIU’

QUI SOTTO RIPORTIAMO LA TRISTE STORIA DI UNA FAMIGLIA  ALLA QUALE IL COMUNE DI ROMA PRIMA GLI ASSEGNA UNA CASA E POI NON GLIE LA DA PIU’ SENZA GIUSTIFICATO MOTIVO!

EPPURE DI MOTIVI PER AVERE UNA CASA LA SIG.RA ANZIANA E CON UN FIGLIO CON LA SLA NE AVEVA MOLTI, MA LA GESTIONE RAGGI COSI FUNZIONAVA ,

SPERO E MI AUGURO CHE L’ASSESSORE ZEVI E IL SINDACO GUALTIERI CAMBINO TALI SISTEMI E DIANO IMMEDIATAMENTE UN ALLOGGIO A QUESTA DISPERATA MADRE E AL SUO FIGLIO CHE VISTE LE SUE CONDIZIONI DI SALUTE NON PUO’ CONTINUARE A STARE IN UN AMBIENTE MALSANO.

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La mia casa popolare è sparita”: così Rosa vive in occupazione tra la muffa con il figlio malato di Sla

Convocata in dipartimento per l’assegnazione di un alloggio a San Basilio lo scorso agosto, da allora di quella casa sembra non esserci più traccia

Quando è arrivata quella raccomandata dal dipartimento Patrimonio del Comune di Roma, Rosa ha tirato un sospiro di sollievo. Finalmente quella casa popolare tanto attesa era arrivata, dopo aver fatto la prima domanda nel 2006 ed aver trascorso gli ultimi 9 anni in uno stabile occupato e fatiscente. “Posso uscire da qui”, ha pensato quando negli uffici di piazza Giovanni da Verrazzano aveva firmato per l’alloggio popolare nel quartiere di San Basilio, avvicinandosi tra l’altro alla figlia Debora. Ma a distanza di 8 mesi Rosa, 76 anni con una percentuale di invalidità, e suo figlio Ivano, affetto da Sla, sono ancora qui.

In questa palazzina mai ultimata che si affaccia proprio davanti alla stazione Anagnina di Roma. Occupata a suo tempo per rispondere a chi versava in emergenza abitativa e in cui si è ritrovata quasi per caso, dopo che era rimasta per strada a seguito di uno sfratto. Avvolta dalla muffa e senza acqua potabile. “Sono rimasta vedova e non potevo più permettermi un affitto, quindi ho fatto la prima domanda per la casa popolare nel 2006 – racconta Rosa -. Ma non andò bene, così la rifeci nel 2013 ma nel frattempo sono stata sfrattata e mi sono sistemata qui. Non si può vivere però in questo degrado, con un figlio gravemente malato. Non ce la faccio più”.

“Trascorsi due mesi dalla prima convocazione, il tempo che loro ci avevano indicato per prendere possesso dell’alloggio, abbiamo fatto passare un po’ di giorni, poi mamma si è recata nuovamente in Dipartimento – spiega la figlia Debora -. Lì le hanno detto che la casa non c’era più, senza dare ulteriori spiegazioni. Mio fratello è dal 2019 che è tornato qui, quando gli fu diagnosticata questa malattia, non voglio pensare che il problema sia questo perché non si possono lasciare due persone in questa situazione”.

Rosa, come si legge nella convocazione per l’assegnazione della casa, con 70 punti era rientrata in cima alla graduatoria provvisoria: “Quindi sappiamo bene che le cose possono cambiare in caso di emergenza – conclude Debora -, ma quale situazione è più grave di questa?”.

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