LA COLPA NON E’ DI FAGGIANO E’ DELLA POLITICA INCAPACE E INCOMPETENTE

CARO FAGGIANO, SOLO GLI STOLTI TI POSSONO ATTACCARTI PERCHE’ GUARDANO IL DITO ANZICHE’ LA LUNA, E’ VERO TU COMMETTI UN REATO OCCUPANDO, MA LA COLPA MAGGIORE E’ DI CHI TE LO FA FARE, OVVERO QUESTA POLITICA INCAPACE E INCOMPETENTE CHE CON ZEVI TROMBETTI E GUALTIERI ABBIAMO PROPRIO TOCCATO IL FONDO!

LA POLITICA DI SINISTRA E TE LO DICE UNA BERLINGUERIANA DI FERRO,HA TRADITO IL SUO POPOLO E OLTRETUTTO VIOLA PESANTEMENTE L’ART.3 DELLA COSTITUZIONE!!!

COMUNQUE CARO FAGGIANO PARLARE E INCONTRARSI NELLE SEDI OPPORTUNE E’ DEMOCRATICO, MENTRE NON E’ DEMOCRATICO FAR ANDARE IN GIRO UN ATTO DI GIUNTA PRIMA DI ESSERE APPROVATO A PERSONE CHE DI QUELL’ATTO NON SONO I GESTORI, MA LA COLPA NON E’ TUA, LA COLPA E’ DI CHI HA MESSO A FARE L’ASSESSORE ALLA CASA UN INCOMPETENTE E SPROVVEDUTO CHE NON SA NEANCHE QUALI SONO LE REGOLE DI UNA GIUNTA E DI UN ASSESSORE!

PURTROPPO HANNO MESSO UN RAGAZZINO INCOMPETENTE E PRESUNTUOSO E UN SINDACO INCAPACE, CHE NON SA NEANCHE CHE CERTI IMMOBILI LI PUO’ REQUISIRE PER PUBBLICA UTILITA’ C’E’ LA LEGGE CHE GLIE LO CONSENTE, PURTROPPO TRA SINDACO ASSESSORE E PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE  E COME METTERE IN MANO A UN BAMBINO DI UN ANNO  UN VASO DI CRISTALLO!!!

MA LA COSA PIU’ VERGOGNOSA E’ CHE CON QUESTA CRISI DI CASA L’ATER SI E’ VENDUTA 400 ALLOGGI ALL’ASTA QUELLI DOVEVATE OCCUPARE!!!

E POI CARO FAGGIANO DIETRTO A VOI C’E’ SEMPRE QUALCUNO DELLA POLITICA, AL QUALE FA COMODO TUTTO CIO’ E VI STRUMENTALIZZA!!!

Occupazioni, il leader dei movimenti: “Verso di me attacchi gratuiti. Più volte incontri anche con Raggi e Piantedosi”

Luca Fagiano, al centro della bufera dopo la pubblicazione delle chat con Zevi, racconta a RomaToday: “Chi ha fatto uscire quelle conversazioni forse voleva fare un danno alla giunta, oppure cercava di recuperare terreno nei nostri confronti”

Un corteo dei movimenti per il diritto alla casa

Occupazioni, il leader dei movimenti: “Verso di me attacchi gratuiti. Più volte incontri anche con Raggi e Piantedosi”

Occupazioni, il leader dei movimenti: “Verso di me attacchi gratuiti. Più volte incontri anche con Raggi e Piantedosi”

LA COLAPA NON E’ DI FAGGIANO,MA DELLA POLITICA INCAPACE E INCOMPETENTEDal 21 marzo, giorno in cui Rete 4 ha svelato i contenuti di alcune conversazioni WhatsApp tra l’assessore al patrimonio Tobia Zevi e i movimenti per la casa, si è sollevato un polverone mediatico che ha coinvolto non solo la giunta capitolina guidata da Roberto Gualtieri, ma anche le realtà che da decenni animano le proteste per il diritto all’abitare e hanno coordinato la maggior parte delle grandi occupazioni di Roma. In particolare, le attenzioni delle destre e del M5S, a tutti i livelli (dal Campidoglio al Parlamento), oltre che del programma tv condotto da Mario Giordano, si sono dirette su Luca Fagiano. Insieme a Paolo Di Vetta è uno dei più esposti leader dei movimenti, oltre ad essere un abitante del San Michele,  l’ex IPAB di Tor Marancia occupato 8 anni fa. Accostato al racket delle occupazioni, Fagiano (che nella vita è un educatore di scuola d’infanzia) è stato intervistato da RomaToday e ha difeso l’importanza delle lotte dei movimenti, ricordando un fatto: “Da oltre vent’anni incontriamo sindaci e prefetti: da Gabrielli a Piantedosi, da Alemanno a Raggi”. 

Fagiano, secondo lei chi e perché ha voluto far emergere le chat WhatsApp con Zevi? 

“A volte ci troviamo ad avere a che fare con una Sinistra istituzionale molto litigiosa che è anche in grado di spingere da sola il pulsante dell’autodistruzione, lo abbiamo visto bene con quanto successo a Ignazio Marino. Chi ha passato quei messaggi a Mediaset, non pensava di accendere una questione così grande, ma solo di fare uno sgambetto a Zevi e alla giunta di Gualtieri per guadagnare qualche posizione. Un po’ penoso e anche drammatico. C’è un’altra supposizione che mi viene da fare, del tutto personale”.

Prego, ci dica…

“Viviamo una fase di crisi dell’organizzazione sindacale nei settori sociali, si sono smantellati quasi tutti i diritti di base in questi ultimi anni e ci sono pochissime leggi che tutelano gli sfrattati, è chiaro che in questo periodo chi come noi ha avuto coraggio di fare battaglie sulla casa, sul patrimonio pubblico e contro lo strapotere dei grandi proprietari, è diventato più forte e magari qualcuno ha cercato di recuperare terreno”.

In tutto ciò la destra ha caricato a testa bassa, facendo leva anche sul governo Meloni che ha dichiarato guerra alle occupazioni abusive.

“Si è offerta un’occasione incredibile alle destre che oggi governano il Paese, vediamo anche la proposta di FdI per inasprire le pene contro chi occupa. Noi comunque continuiamo a pensare alla lotta alla casa, ai percorsi da intraprendere con le persone e non ci appassiona tanto capire cosa c’è dietro alla consegna delle chat a certa stampa. Una parte della popolazione è sprofondata nella crisi mentre una piccola elite ha in mano rendite finanziare enormi e uno strapotere illimitato”.

Su di lei hanno tirato fuori i precedenti penali e la storia della sorveglianza speciale, le manifestazioni di piazza e le occupazioni: come si è sentito? Ci saranno delle conseguenze legali?

“Stiamo lavorando con i nostri avvocati per querelare, sono state dette cose palesemente false sul nostro conto. Ci difenderemo sia in tribunale sia mettendoci la faccia, continuando a parlare di questo problema. Sono dispiaciuto perché tutti abbiamo famiglia e persone care, anche esterne a queste dinamiche, molto preoccupate per quello che è successo. Mi è dispiaciuto che nei primi giorni ci fossero giornalisti che mi contattavano per replicare ma poi si tiravano indietro all’ultimo per indicazioni arrivate dall’alto. L’informazione può massacrare una persona sulla pubblica piazza senza diritto di replica e questo è pericoloso”.

Ma lei è pregiudicato?

“No, lo ribadisco: non sono un pregiudicato.  Si possono ricevere denunce, ma da questo a essere accostati alla criminalità organizzata, come ha fatto qualche trasmissione, ce ne passa: è vergognoso. Per essere pregiudicati ci devono essere delle condanne in via definitiva, devono essersi conclusi dei processi e questo non è mai avvenuto. Ciò non toglie che nei movimenti ci siano militanti condannati per aver difeso una famiglia o una persona anziana da uno sfratto. Sono persone, come me, che si battono per i diritti delle persone. Noi ci mettiamo in gioco pur sapendo che si può pagare un prezzo personale, facendo non ciò che conviene di più ma ciò che è più giusto”.

Per molti è scandaloso, o quanto meno inopportuno, che un Sindaco o un Assessore abbiamo colloqui e aprano tavoli con chi occupa le case, soprattutto se in ballo ci sono piano strategici sull’abitare. Lei che ne pensa?

“Da oltre vent’anni incontriamo Sindaco, Assessori e Prefetti. Praticamente tutti i primi cittadini che si sono succeduti li abbiamo incontrati, idem gli inquilini di Palazzo Valentini: Gabrielli, Mosca, Pecoraro, lo stesso Piantedosi (oggi ministro dell’Interno, ndr), ci hanno tutti accolto nei loro uffici. Con Piantedosi abbiamo collaborato per liberare l’occupazione di Caravaggio e quelle di Province e Valle Fiorita per evitare situazioni drammatica come Piazza Indipendenza o Cardinal Capranica. Non penso che se fossimo stati dei criminali avrebbe dialogato con noi, insieme a Comune e Regione ovviamente”.

Come funziona un’occupazione? E’ vero che sono tutti obbligati a pagare una quota e a presenziare ai picchetti antisfratto organizzati quotidianamente a difesa delle famiglie?

“Roma è cresciuta  sull’emergenza abitativa, ci sono realtà anche non legate ai movimenti e quindi non posso parlare per loro. Ma i palazzi occupati in un percorso di lotta funzionano con un grande livello di democrazia interna: almeno una riunione a settimana in ogni palazzo e una di tutti i palazzi, si decide tutti insieme come andare avanti e come risolvere una criticità. Non ci sono vantaggi per noi, ci tengo a dirlo. Non ho mai fatto campagna elettorale, vivo di un lavoro precario che non dipende dalla politica, proprio per essere indipendente. Questo discorso dei capi è una falsità, ci sono figure più esposte come è fisiologico, ma tutti abbiamo lo stesso peso e voce. E nessuno si arricchisce, le collette si fanno per le riparazioni o per gli striscioni da esporre durante i cortei. Siamo persone che vanno a lavorare tutti i giorni, fuori dai meccanismi di potere e combattiamo ogni giorno per la giustizia sociale”.

A volte, però, sembra che sia difficile entrare nelle occupazioni e parlare con chi ci abita.

“Le occupazioni sono luoghi aperti e si può parlare con le persone. Spesso, anche di recente, ci sono stati giornalisti che hanno inseguito per centinaia di metri minorenni, filmandoli, chiedendo interviste. Bisogna capire che chi vive in questi contesti ha delle fragilità, delle storie. Ci sono famiglie con bambini, non è che si può fare quello che si vuole come se tutto questo non contasse”.

E la precettazione a partecipare ai cortei e ai picchetti?

“Non c’è obbligo, ognuno di noi sceglie che vita fare. C’è chi sceglie di condurre un’occupazione più riservata e chi vuole vivere in collegialità. Dopodiché nessuno mi toglie la libertà di dire al vicino di fare la pulizia del cortile se io la faccio 10 volte di seguito, no? (ride, ndr). La realtà è che il meccanismo che c’è in questo momento è cancellare la lotta per la casa, criminalizzandola. Se si cancella questa cosa, rimangono solo le grandi lobby economiche e del mattone, che non hanno bisogno di scendere in piazza per far sentire il loro peso. È fondamentale per la democrazia che ci siano in piedi lotte per i diritti, incluso quello all’abitare. Se uno sotto sfratto non può mettere una tenda sotto al Campidoglio per farsi ascoltare, cosa deve fare allora?”.

Lei vive all’ex IPAB San Michele sin dall’inizio: come è arrivato fin lì?

“Ho iniziato le mie prime lotte a Ostia, dove sono nato e cresciuto partendo dai collettivi studenteschi. Poi mi sono occupato di migranti. Anche lì a Ostia c’erano delle occupazioni abitative e sono entrato in contatto con il movimento, facendo poi un passo avanti per dare un contributo fattivo sulla città. Le prime occupazioni che ho cominciato a seguire sono quella di Porto Fluviale (che il Comune riqualificherà grazie ai fondi ministeriali, ndr), poi quella del San Michele che rappresentava il grande scandalo della Sanità legato a ‘Lady Asl’. Facemmo una grande tendopoli intorno ai palazzi senza occupare, il messaggio era che bisognava recuperare alla città il patrimonio. Prima era un buco nero dove il quartiere non entrava, le cose poi sono cambiate. Purtroppo da parte del Comune finora poche risposte, poche case, pochi progetti”.

Piano Casa: a quanto è emerso voi dei movimenti non siete molto soddisfatti: perché?

“Questo Piano Casa ha dei punti forti che vanno riconosciuti: dopo tanti anni Gualtieri e Zevi sono stati i primi che hanno messo tanti soldi per l’edilizia popolare, perché 220 milioni con l’obiettivo di arrivare a 500 non è poco, mai era successo prima. L’altro punto forte è l’idea di prendere le case dove sono già costruite, recuperando pezzi di città in disuso, pubblica e privata, facendo anche servizi e spazi di cultura. È chiaro che c’è grande preoccupazione per gli sfrattati, perché non si tratta solo di affrontare le emergenze storiche ma anche quelle di oggi. È un po’ il punto debole del documento. Spero che in assemblea ci sia più dibattito maturo e nel merito e non solo di speculazione. C’è bisogno del contributo regionale e nazionale, perché economicamente non ce la può fare solo questa maggioranza, ci vuole una collaborazione istituzionale”.

Dopo tutto quanto è successo, ha il timore che il trambusto possa indurre il Campidoglio a raffreddare i rapporti con voi, per evitare dissidi politici soprattutto interni?

“Non ho questo timore, perché penso che la realtà sia più forte di certe storie che vengono montate. Il problema c’è, bisogna affrontare questo dibattito. I movimenti come  il nostro sono radicati nella città e troveremo sempre lo spazio per dire la nostra. C’è da dire, poi, che anche sindaci come Alemanno che hanno avuto un iniziale forte conflitto con noi, alla fine hanno capito che bisognava confrontarsi con la realtà della città e lui è stato il primo che ha inserito più occupanti nella quota di riserva prevista nella graduatoria Erp, che prima era il 25% e adesso è salita al 35%. Virginia Raggi è colei che ha fatto lo sgombero a Cardinal Capranica, con i bambini in fuga con i libri di scuola in mano, poi però ha iniziato i progetti di riqualificazione a porto Fluviale, lo stesso Cardinal Capranica e Tor Bella Monaca. A volte ci sono meccanismi che gonfiano la discussione e una politica che si schiera per raccogliere voti, ma poi quando devi governare Roma ci vuole anche pragmatismo o dopo 5 anni i romani ti dicono ciao e te ne vai a casa”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *