CONOBBI ANDREA AUGELLO NEL 1995 LUI DI DESTRA IO DI SINISTRA, MA SEMPRE PRONTO E DISPONIBILE A LOTTARE SULLE COSE SERIE E SEMPRE DISPONIBILE CHE IN UN POLITICO E’ UNA RARITA’ E DIVENIMMO AMICI.
LA POLITICA CON LUI PERDE UNA GRANDE PERSONA, CHE DIO TI ACCOLGA TRA LE SUE BRACCIA CARO ANDREA!
I funerali di ANDREA AUGELLO
Andrea Augello, ai funerali Giorgia Meloni in lacrime: «Mi chiamò per dirmi che stava morendo»
Nella basilica di Santa Maria in Ara Coeli, i funerali del parlamentare di Fratelli d’Italia, appena scomparso dopo una malattia di due anni
Dopo aver raccontato quell’aneddoto, la gente in chiesa è scoppiata in un applauso. E ancora Meloni. Racconta dall’altare – e Andrea aveva chiesto all’amica e compagna di vita politica da sempre di parlare di lui al funerale quando non ci sarebbe stato più – che i medici durante la malattia avevano suggerito ad Augello di parlare con una psicologa, e lui ripose: «Guardate, a me va pure bene. Ma non credo di avere le competenze necessarie per aiutare questa signora».
Esequie molto partecipate e molto simili a lui: senza retorica e piene di considerazione non solo per Augello, ma per ciò che egli ha rappresentato per molti – anche avversari, ci sono infatti tra gli altri i due big del Pd capitolino: il sindaco Gualtieri e il deputato Claudio Mancini – cioè la politica nella sua essenza come sfida per costruire, come visione e pragmatismo, come rispetto per tutti e dialogo anche culturale che è l’opposto del compromesso andante e politicante. In prima fila nella chiesa, oltre a Meloni, il presidente del Senato, La Russa, il ministro Lollobrigida, il sottosegretario Mantovano, Pier Ferdinando Casini, Maurizio Gasparri. E in familiari: le tre figlie di Andrea, la moglie Roberta Angelilli (vicepresidente della Regione Lazio) e il padre di Andrea, che già aveva perduto un altro figlio, Toni Augello, altro pezzo molto importante e tanto rimpianto della destra romana.
Il ricordo di Giorgia è commovente: «Nell’ultimo discorso pubblico che fece Andrea, letteralmente scappato dall’ospedale, disse: “Da quanti anni combattiamo insieme ma sono i nostri anni, quelli della nostra vittoria e del nostro riscatto. Ma non dimenticatevi mai che le cose cambiano, arriveranno giorni amari e allora ricordatevi che abbiamo fatto la storia con S maiuscola. Siamo debitori a noi stessi, alla nostra storia e alla nostra schiena dritta. Era un testamento e lui lo sapeva». E ancora: «Saremo degni dei sacrifici che quella generazione ha fatto per consentirci di vivere questo tempo, delle aspettative che aveva e dei progetti che non ha potuto realizzare e che ora forse sono alla nostra portata. Ci saremo come ci sei stato tu Andrea per noi. E quando penseremo a te, useremo le stesse parole che hai usato per tuo fratello Toni, c’era una volta mio fratello».
C’era una volta mio fratello è infatti il titolo del libero che Andrea aveva scritto su Toni, prematuramente scomparso di cancro. «Ora si sono ritrovati in paradiso», dicono tutti i presenti – tra cui parlamentari e ministri – di Andrea e Toni. La bara sull’altare è avvolta in una bandiera italiana. Le musiche sacre sono toccanti come tutto il resto. I ministri Fitto, Lollobrigida, Roccella, il viceministro Leo e gli altri, autorità e colleghi di partito, amici e persone anche di sinistra che lo stimavano: un pezzo di Roma unita in onore di una persona che a Roma era affezionatissimo – «Era la sua grande preoccupazione», dicono un po’ tutti – ma la sua perdita priva tutta la politica di uno di quei personaggi che le hanno fatto onore. «Onore», dice non a caso la moglie Roberta, «era uno dei valori che più lo descrivevano». Ed è esattamente così.


