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L’INCAPACITA’ POLITICA STA RAGGIUNGENDO LIMITI INCONCEPIBILI!!!

una donna anziana e sola è stata messa fuori dal suo alloggio in via dell’Archeologia a Tor Bella Monaca: “E’ occupante dal 2011 ha sempre pagato l’indennità, 250 euro al mese. Nonostante la sanatoria sia stata lavorata, una delle poche dal Comune, non essendoci la determina, quindi nessun esito, il magistrato non ne ha voluto sapere e il 4 marzo all’alba è stata sgomberata.  Deve solo pagare l’arretrato calcolato in base alla sanatoria, non sono neanche 4mila euro e ha già iniziato la rateizzazione, ma è senza casa”. 

QUESTA MI DISPIACE DIRLO E’ SOLO INCAPACITA’ POLITICA E NULL’ALTRO, PURTROPPO DA TANGENTOPOLI IN POI I POLITICI LI ABBIAMO RACCOLTI DALLA STRADA E QUESTI SONO I RISULTATI, UNA MASSA DI INCOMPETENTI E IRRESPONSABILI, CHE SANNO FARE SOLO DANNI COME LI FECE MARINO E NIERI CHE MANDARONO A CASA LA ROMEO PER PRENDERE LA PRELIOS,VOLUTA DA NIERI E QUANDO ARRIVO’ LA RAGGI LA CACCIO PERCHE’ ERANO INCOMPETENTI E PRESE AEQUAROMA.

LA QUALE SI TROVO’ IN GROSSE DIFFICOLTA’ IN QUANTO LA ROMEO RICONSEGNO’ TUTTO IL CARTACEO AL COMUNE E TUTTA LA DIGITALIZZAZIONE CHE AVEVA FATTO LA ROMEO GIUSTAMENTE ESSENDO STATA CACCIATA SENZA MOTIVO NON LA CONSEGNO!!!

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Case popolari, Roma Capitale deve ancora lavorare 2.700 sanatorie. E chi attende l’esito viene sgomberato

Gli uffici non hanno la strumentazione informatica adatta per calcolare le indennità da chiedere ai nuclei occupanti, con Aequa Roma che ha negato il supporto.

E ci sono anche 8mila pratiche Ater a cui fornire risposta

La lavorazione delle domande di sanatoria da parte di chi vive senza titolo in case del Comune è ferma al palo. Nonostante gli annunci di agosto 2022 e una delibera di giunta di inizio 2024, la situazione degli occupanti che da anni aspettano di essere regolarizzati non cambia. Anzi, in alcuni casi è anche peggiorata, come a Tor Bella Monaca dove una donna anziana e sola è stata sgomberata i primi di marzo. Il motivo dello stallo è apparentemente banale, ma in realtà grave: il Comune non è dotato di un sistema di calcolo adeguato per portare a termine le istruttorie. 

Le sanatorie non lavorate a Roma

Facciamo un passo indietro. A Roma ci sono circa 2.700 persone che, in base a una legge regionale, avendo occupato un alloggio possono essere regolarizzate perché hanno presentato una regolare richiesta di sanatoria. Purché l’occupazione sia avvenuta prima di marzo 2014, quando è entrato in vigore il decreto Renzi-Lupi sull’emergenza abitativa. Quando l’attuale amministrazione di centrosinistra si è insediata e l’assessore alle politiche abitative, Tobia Zevi, ha messo mano ai vari faldoni rimasti in sospeso, la scoperta è stata amara: nei cassetti c’erano migliaia di domande mai lavorate. 

Il “cambio di passo” annunciato nel 2022

I dati sono emersi prorompenti ad agosto 2022, durante una commissione capitolina patrimonio. Secondo il report del presidente Yuri Trombetti, due anni fa c’erano 2.100 pratiche riferite all’ex legge regionale n.1 del 2020 e altre 800 riferite a una legge ancor più vecchia, la n.27 del 2006. Mai lavorate. Così il Campidoglio nell’estate 2022 aveva chiesto a AequaRoma, società che ha sostituito Prelios nel 2018 nella gestione dei canoni degli alloggi Erp, di smaltire il più possibile le pratiche, partendo da quelle del 2020. Anche perché Roma Capitale oltre a istruire le pratiche dei propri inquilini, si occupa anche di emettere le determinazioni dirigenziali sulle istruttorie fatte da Ater sui suoi inquilini. 

La delibera di giunta

A febbraio 2024, dopo un lungo lavoro politico e di confronto con gli uffici dipartimentali, la giunta Gualtieri ha approvato una delibera nella quale si cambiano le modalità di calcolo delle indennità di occupazione, in base al reddito del nucleo occupante, stabilendo anche un’ampia rateizzazione (fino a 120 mensilità) per importi superiori a 10.000 euro. Questa delibera, però, ad oggi resta carta straccia. Perché da quanto reso pubblico in una nuova commissione capitolina sul tema, andata in scena il 3 maggio, è stato impossibile lavorare la quasi totalità delle domande di sanatoria.

Perché ci sono 2.700 sanatorie non lavorate

“Ad oggi sono 2.695 le istanze solo per Roma Capitale – ha fatto sapere Maddalena Piedimonte, direttrice dell’Edilizia Residenziale Pubblica – , circa 8.000 per quanto concerne le richieste di inquilini di Ater Roma. Per quanto noi, però, abbiamo un problema tecnico relativo alla modalità di calcolo rispetto a quanto previsto dalla legge regionale del 2020. Il nostro sistema attuale di lavorazione non prevedeva il calcolo invece previsto dal legislatore per l’indennità d’occupazione. Ho chiesto incontro sin da febbraio con Aequa Roma, affinché si occupassero anche di questo nuovo strumento di calcolo, per sviluppare un software da inserire nel sistema informatico già esistente. Dal 12 febbraio quando ho convocato i vertici, mi hanno risposto il 15 marzo per iscritto (anche a seguito di sollecitazioni) dicendo che per problemi relativi a contratti di servizio ed esigenze aziendali non era possibile ottemperare alla nostra richiesta e non potevano occuparsi di sviluppare questo software e quindi di calcolare l’indennità. A quel punto, dopo varie riunioni dipartimentali, mi sono premurata di chiedere a un’altra società (IdeaRE Sgr, ndr) di integrare questo sistema esistente. A inizio aprile ho chiesto un preventivo e ad oggi sono ancora in attesa. Inoltre attualmente l’ufficio che si occupa di queste sanatorie ha solo 3 dipendenti dedicati, ho chiesto a Risorse per Roma un aiuto da questo punto di vista, ci vogliono 4 ore di lavoro per ogni istruttoria. Ci siamo premuniti di chiedere supporto tecnologico e umano”.  

“Non possiamo sgomberare famiglie che hanno diritto”

Un quadro desolante che ha lasciato a bocca aperta diversi consiglieri presenti in commissione, a partire dal presidente Trombetti: “Ho chiesto di prendere spunto dal lavoro che fa Ater – commenta a margine – perché loro utilizzano un software che gli permette di calcolare velocemente le indennità. In ogni caso va convocata anche Aequa Roma, per capire se possono essere loro a occuparsene”. Nella Converti in commissione sottolinea che “qui non si tratta solo di politica o di problemi tecnici, ma di persone che hanno diritto alla sanatoria ma vengono sgomberate. Se queste persone possono stare in quelle case ma noi le sbattiamo fuori, stiamo commettendo qualcosa di irregolare. Ci spieghino bene cosa non va”.

Il caso di Tor Bella Monaca

E in effetti almeno in un caso è successo proprio questo. Come racconta Maria Vittoria Molinari di Asia Usb, due mesi fa una donna anziana e sola è stata messa fuori dal suo alloggio in via dell’Archeologia a Tor Bella Monaca: “E’ occupante dal 2011 – spiega la sindacalista – e ha sempre pagato l’indennità, 250 euro al mese, anche più di quanto dovuto in base al suo reddito. Nonostante la sanatoria sia stata lavorata, una delle poche dal Comune, non essendoci la determina, quindi nessun esito, il magistrato non ne ha voluto sapere e il 4 marzo all’alba è stata sgomberata. Ora vive passando da casa di un parente a quella di un’amica, è disperata. Deve solo pagare l’arretrato calcolato in base alla sanatoria, non sono neanche 4mila euro e ha già iniziato la rateizzazione, ma è senza casa”. 

Per risolvere questa, come altre migliaia di situazioni simili, Roma Capitale dovrebbe dotarsi di un software informatico adeguato. Il dipartimento patrimonio – con poche risorse umane – attende risposte da consulenti esterni: “Altrimenti farò una gara pubblica” fa sapere la dottoressa Piedimonte. 

 

 

SI E’ DI UN ANNO FA, MA E PERFETTO PER PRENDERE PER IL C….I ROMANI E LAZIALI!!!

QUESTO ARTICOLO DIMOSTRA TUTTA L’INCOMPETENZA POLITICA SULLA CASA CHE HA LA SINISTRA, CLASSE POLITICA CHE USA TALE PROBLEMA SOLO E UNICAMENTE PER ESTORCERE VOTI!!!

LE OCCUPAZIONI QUELLE DI GRUPPO LE ORGANIZZANO GLI AMICI LORO, I QUALI CI GUADAGNANO E POI LORO CON I FONDI DEL PNRR GLUIE LI TRASFORMANO IN APPARTAMENTI E LI RIDANNO A CHI LUI AVEVA OCCUPATI!

E GLI ONESTI CHE STANNO IL LISTA DI ATTESA SE LE PRENDONO IN DER C………

MI GIUNGE VOCE CHEL’INPS GLI HA VENDUTI ALLOGGI CHE NECESSITAVANO DI RADICALUI RISTRUTTURAZIONI, PER QUESTO Z<EVI E TROMBETTI HANNO FATTO QUELL’OSCENA PROPOSTA CHE LA CASA SE L’HA RISTRUTTURA L’ASSEGNATARIO, UNA VERA VERGOGNA!!!

PER CUI NON VOTATELI PIU’ STI SOGGETTI !!!

  • QUESTO ARTICOLO HA PIÙ DI 1 ANNO
  • Mercoledì 15 marzo 2023

Sulle case occupate di Roma governo e comune hanno idee diverse

Il ministro dell’Interno Piantedosi vuole procedere con una serie di sgomberi, mentre la giunta pensa a come aiutare gli inquilini

di Angelo Mastrandrea

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Dietro il cancello d’ingresso del civico 913 di via Prenestina, che attraversa la zona orientale di Roma, svetta una torre con una meridiana dove i numeri da uno a dieci sono stati rimpiazzati dalla scritta revolution, “rivoluzione”. La meridiana è stata realizzata da Rub Kandy, un artista romano, ed è il simbolo del Metropoliz, un ex salumificio della nota azienda Fiorucci che duecento persone provenienti da dodici nazioni di tre continenti diversi – Africa, Europa e America Latina – hanno occupato il 27 marzo del 2009 e che il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha messo al primo posto in una lista di 27 edifici occupati da sgomberare a Roma.

L’elenco è stato aggiornato in una riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica il 3 febbraio 2023, al quale hanno partecipato il prefetto Bruno Frattasi, il capo della polizia Lamberto Giannini, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, gli assessori alle Politiche sulla sicurezza Monica Lucarelli, alle Politiche sociali Barbara Funari e alle Politiche abitative Tobia Zevi, i vertici della procura della repubblica di Roma e rappresentanti della Regione Lazio e dell’Ater, l’azienda territoriale per l’edilizia residenziale. La regione è proprietaria attraverso l’Ater di due terzi delle 75mila case popolari di Roma e il comune del rimanente terzo, e una delle questioni discusse alla riunione riguardava gli sfratti di chi occupa un appartamento in un palazzo di edilizia popolare senza averne titolo

L’altra riguardava le occupazioni di interi edifici, al 90 per cento di proprietà di società immobiliari o di enti previdenziali. In quella occasione il ministro Piantedosi ha chiesto di accelerare gli sgomberi, seguendo una lista e un programma che lui stesso aveva delineato ad aprile 2022, quando era prefetto di Roma.

Piantedosi è un sostenitore di un approccio duro nei confronti di chi occupa appartamenti e palazzi. Già da capo di gabinetto del ministro dell’Interno Matteo Salvini, il primo settembre del 2018 aveva firmato una circolare in cui esortava i prefetti ad “attendere agli sgomberi con la dovuta tempestività” perché “l’occupazione abusiva non lede i soli interessi della parte proprietaria, ma lede anche il generale interesse dei consociati alla convivenza ordinata e pacifica e assume un’inequivoca valenza eversiva”.

La Casa del fascio di via Portuense (Angelo Mastrandrea/il Post)

Da prefetto aveva però dovuto fare i conti con la crisi abitativa nella capitale e, a dispetto delle intenzioni, quando ha lasciato il suo incarico per andare al governo con Giorgia Meloni la situazione era identica a quella che aveva trovato al suo arrivo, ad agosto del 2020. In tutta Roma si stimano 7 mila appartamenti occupati, soprattutto in palazzi degli enti previdenziali e in case popolari, ma pure in piccoli edifici come la ex Casa del fascio lungo la via Portuense, un piccolo edificio razionalista del 1939 occupato da quattro famiglie. Ci sono poi altri 92 edifici di grandi dimensioni occupati, al 90 per cento di proprietà di società immobiliari o degli enti. Non esiste un censimento degli occupanti di case a Roma, ma sono stimati in circa 12 mila. Se fossero cacciati senza una soluzione alternativa, almeno una parte probabilmente andrebbe ad aggiungersi ai 20mila senzatetto che dormono per strada o in alloggi di fortuna.

Il 20 febbraio i primi sgomberi hanno riguardato una decina di appartamenti dell’Ater occupati da esponenti di alcuni clan malavitosi nel quartiere di San Basilio, nella periferia orientale. In una conferenza stampa convocata al ministero dopo l’operazione di polizia, Piantedosi ha detto che «verrà assicurato ogni sostegno agli occupanti che versano in condizioni di effettiva fragilità, ma il bisogno abitativo non può giustificare nessuna occupazione». Lo stesso giorno, in una diretta sui social la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha detto che «ora questo governo va alla guerra contro le occupazioni abusive».

La lista compilata ad aprile del 2022 comprendeva 29 edifici, che nella riunione del 3 febbraio sono stati ridotti a 27 perché in due casi il comune ha trasferito gli occupanti in case popolari. Si tratta dell’ex clinica Villa Fiorita, nel quartiere popolare di Primavalle, occupata da 70 famiglie, e di un palazzo dell’ex Inpdai (Istituto nazionale di previdenza per i dirigenti di aziende industriali) in viale delle Provincie, vicino all’università La Sapienza, abitato da 150 persone, metà delle quali minori. I due edifici si trovavano al secondo e al terzo posto della lista, subito dopo il Metropoliz, dove gli abitanti si preparano a festeggiare i quattordici anni di occupazione.

L’interno di un’abitazione al Metropoliz (Angelo Mastrandrea/il Post)

Il 27 marzo del 2009 Sara Linda Bautista Arotinto, una donna arrivata dal Perù che gli occupanti chiamano l’«alcaldesa», la sindaca, fu una delle prime a entrare nell’edificio abbandonato. «Era stato distrutto da un incendio e cadeva a pezzi, poco a poco l’abbiamo rimesso a posto con le nostre mani», ricorda. In quattordici anni gli occupanti lo hanno trasformato in una sorta di borgata autogestita, delimitata dalle mura dello stabilimento che la separa dal quartiere di Tor Sapienza. Arotinto non vorrebbe andar via, neppure se le fosse assegnata una casa popolare. «Qui ci conosciamo tutti e ci aiutiamo a vicenda, è più sicuro anche per i miei tre figli, che rischierebbero di crescere per strada e di finire nelle mani della criminalità», dice. Sono cresciuti nei 20 mila metri quadrati del Metropoliz: Vittorio, il più grande, aveva appena nove mesi il giorno dell’occupazione e ora sogna «di avere un giorno i soldi per comprare questo posto e regalarlo a tutti quelli che ci abitano».

Da quattordici anni la borgata autogestita oscilla tra il riconoscimento e lo sgombero. Gli occupanti sono stati denunciati per furto di elettricità. La società Ca.Sa. Srl del gruppo Salini Impregilo, che nel 2003 acquistò lo stabilimento diroccato per 6,85 milioni di euro, nel 2018 ha ottenuto dal tribunale un risarcimento di 27,9 milioni di euro dallo Stato e dal comune di Roma. Il giudice li ha ritenuti colpevoli di non aver sgomberato l’immobile e di non averlo riconsegnato ai proprietari, che avevano presentato un progetto per costruirci palazzine residenziali impegnandosi a riservarne una parte a famiglie in stato di disagio abitativo.

«Non abbiamo accettato le proposte dei proprietari e non abbiamo chiesto soldi a nessuno perché volevamo rimanere liberi» dice Paolo Di Vetta, un attivista dei Blocchi precari metropolitani, un movimento di lotta per la casa che nel 2009 organizzò l’occupazione. Gli occupanti hanno accettato solo le donazioni di opere d’arte. Nei padiglioni dove i maiali erano macellati e veniva insaccata la carne dal 2011 a oggi trecento artisti da tutto il mondo hanno dato vita a un’esposizione permanente che conta seicento opere. L’hanno denominato MAAM (Museo dell’Altro e dell’Altrove) e l’ideatore Giorgio De Finis lo definisce una «barricata artistica» costruita a protezione degli occupanti. L’artista Michelangelo Pistoletto nel 2015 portò qui la sua Venere degli stracci, una statua che riproduce la Venere con mela dello scultore danese Bertel Thorvaldsen, affiancata da una montagna di stracci per simboleggiare il disordine della vita moderna, invitando gli abitanti del Metropoliz a completarla con i loro abiti; lo street artist Lucamaleonte ha ridipinto le mura e altre opere sono state installate nelle casette basse tirate su con mattoni e cartongesso dove prima c’erano uffici o la mensa.

Le installazioni artistiche al Metropoliz (Angelo Mastrandrea/il Post)

Ogni sabato gli occupanti aprono le porte ai visitatori, organizzando visite guidate anche in inglese. Accademici da molti paesi diversi sono venuti a studiare questo singolare caso di museo abitato e gli occupanti hanno avviato collaborazioni con alcune università. Il comune di Roma lo ha indicato tra le mete turistiche da visitare, ha approvato la candidatura a patrimonio immateriale dell’umanità Unesco e ora vuole acquistarlo. «È l’unico strumento che abbiamo, visto che non possiamo opporci alla richiesta di sgombero», dice l’assessore al Patrimonio e alle Politiche abitative Tobia Zevi, del Partito Democratico.

Nel nuovo Piano casa messo a punto dal suo assessorato, il Metropoliz è indicato tra i beni che il comune acquisterà, insieme a un altro edificio inserito nella lista di Piantedosi. Si tratta di un palazzo di otto piani dell’ex Inpdap (Istituto nazionale di previdenza e assistenza per i dipendenti dell’amministrazione pubblica) in via di Santa Croce in Gerusalemme, a poca distanza dalla piazza di San Giovanni in Laterano, occupato nel 2013 dagli attivisti di Action, un altro movimento di lotta per la casa, e denominato Spin Time. Al suo interno vivono 300 persone di 24 nazionalità diverse.
Negli spazi comuni gli occupanti hanno creato un coworking, una sala di registrazione, un’area giochi per i bambini e un auditorium. C’è anche la redazione di un giornale che si chiama Scomodo.

Quando al palazzo fu staccata la corrente elettrica per 300mila euro di bollette non pagate, il 14 maggio del 2019, papa Francesco mandò Konrad Krajewski, un cardinale che ha il ruolo di elemosiniere, cioè il compito di distribuire la carità ai poveri, a togliere i sigilli al contatore per ridare l’elettricità agli occupanti. Il 16 giugno 2021 al suo interno si svolse il primo dibattito tra i sette candidati alle primarie del centrosinistra al comune di Roma, tra i quali c’era pure Zevi.

L’assessore ha affisso a una parete del suo ufficio un cronoprogramma informale per affrontare l’emergenza casa: prevede di concluderlo entro il 2026. «Per tanti anni a Roma le politiche abitative sono state dimenticate, ora proviamo a rimettere un po’ di ordine», dice. Le 32 pagine del piano delineano una strategia basata su tre proposte: un welfare abitativo leggero, cioè un primo sostegno economico con aiuti a pagare l’affitto, le caparre e i traslochi in caso di sfratto, l’acquisto di nuove case popolari e progetti di rigenerazione urbana. «Vogliamo aiutare le persone a rimanere nelle loro case, non cacciarle», spiega Zevi.

Il governo Meloni non ha però rifinanziato il Fondo morosità incolpevole, istituito nel 2013 dal governo Letta per sostenere le persone in temporanea difficoltà economica, costringendo il comune ad attingere ai fondi degli anni precedenti, non assegnati dalla precedente amministrazione guidata da Virginia Raggi del Movimento 5 Stelle: 40 milioni di euro dal 2019 al 2021. A questi sono stati aggiunti i 15 milioni del 2022. Per l’acquisto di nuove case popolari il comune ha stanziato 220 milioni di euro per quest’anno e in totale 500 milioni entro il 2026.

Con questi soldi ha comprato 120 appartamenti dell’INPS in diverse zone della città ed è in trattativa con l’ENASARCO (Ente nazionale di assistenza per gli agenti e i rappresentanti di commercio) per l’acquisto di altre abitazioni. L’assessorato ha aperto alcuni sportelli per l’emergenza casa ai quali i cittadini possono rivolgersi e ha accelerato le procedure per l’assegnazione delle case popolari. Nel 2022 sono state sistemate 350 famiglie – 200 occupanti di altri stabili da sgomberare e 150 inserite nella graduatoria di chi ha fatto la domanda per l’assegnazione – e per quest’anno «l’obiettivo è arrivare a 500», spiega il direttore del Dipartimento patrimonio e politiche abitative Tommaso Antonucci. «Stiamo assegnando in media una ventina di appartamenti alla settimana», dice. È in corso inoltre la digitalizzazione dell’intero archivio catastale dal 1600 a oggi e un censimento del patrimonio comunale, che secondo le prime stime ammonta a 76mila beni.

Una mappa catastale negli uffici dell’assessorato al Patrimonio abitativo (Angelo Mastrandrea/il Post)

Spin Time e Metropoliz rientrano invece tra i progetti di rigenerazione urbana. A questi va aggiunto il Santa Maria della Pietà, nella zona nord-ovest di Roma, che con 3mila posti letto in 37 padiglioni e un’estensione di 270 mila metri quadrati è stato il più grande ospedale psichiatrico d’Europa. Fu chiuso nel 2000 e da tempo associazioni e cittadini chiedevano che fosse riqualificato. La struttura è di proprietà della Regione Lazio e dell’ASL Roma 1, mentre il parco che la circonda appartiene alla Città metropolitana.

Il progetto è stato inserito nel cosiddetto Piano integrato urbano e finanziato con 70 milioni del PNRR, il Piano nazionale di ripresa e resilienza finanziato dall’Unione europea per rilanciare l’economia dopo la pandemia. Prevede la costruzione di una biblioteca nel padiglione 31, che ha ospitato un centro sociale sgomberato il 25 febbraio del 2021, l’Ex Lavanderia, un centro diurno e un ambulatorio per persone con problemi cognitivi, una struttura per disabili, alloggi per persone che sono state sfrattate e per donne vittime di violenze, un centro di educazione ambientale, una scuola di cucina e un coworking con uno spazio dedicato alle start up. Nel padiglione 25, dove nel 1975 venne organizzato un singolare esperimento di autogestione da parte di un gruppo di infermieri che volevano applicare le teorie di Franco Basaglia – il medico che rivoluzionò la psichiatria italiana e che ha dato il nome alla legge che chiuse i manicomi – nascerà un centro per minori. Lo stesso padiglione è al numero 17 della lista di Piantedosi degli edifici da sgomberare.

Spostandosi più a sud, nel quartiere Ostiense a ridosso del fiume Tevere, c’è l’ex Direzione dei magazzini del commissariato in via del Porto Fluviale. La caserma dismessa, di proprietà dell’Agenzia del demanio, fu occupata nel 2003 dal Coordinamento di lotta per la casa, ospita attualmente 150 persone ed è al numero 23 della lista degli sgomberi del governo. Il 20 ottobre del 2022 l’assemblea capitolina ha però approvato una delibera che decide l’acquisto e la riqualificazione, con la realizzazione di alloggi che saranno assegnati “attraverso un bando speciale con priorità per le famiglie che abitano l’immobile in possesso dei requisiti e al piano terra in servizi per il quartiere”. I soldi per comprarla e sistemarla, 11 milioni di euro in totale, sono presi dal PNRR.

Altri 100 milioni di euro, sempre del Piano nazionale di ripresa e resilienza, sono stati destinati alla riqualificazione delle cosiddette torri di Tor Bella Monaca, un quartiere della periferia est oltre il Grande Raccordo Anulare, l’autostrada che circonda ad anello la città. Si tratta di ventuno palazzi di quindici piani destinati ad alloggi popolari e divenuti un simbolo del degrado urbano e della ghettizzazione delle fasce più povere della popolazione. Saranno eliminati i cortili, le barriere e gli anfratti che, secondo il rapporto Mafie nel Lazio della regione, sono delle “piazze di spaccio chiuse”, promuovendo invece l’apertura di servizi e attività commerciali.

Al comune di Roma stanno valutando anche altri acquisti di edifici occupati. Ai primi posti c’è un palazzo occupato in via Lucio Calpurnio Bibulo 13, nel quartiere popolare del Quadraro, nella zona sud-est della città. L’edificio si trova al numero tre della lista di Piantedosi e dovrebbe essere sgomberato subito dopo un altro stabile occupato in via del Policlinico, vicino all’università La Sapienza, nel quale vive un centinaio di persone. Eliana Pierantoni ci è arrivata da bambina, nel 1969. I suoi genitori presero un appartamento in affitto e lei non si è mai spostata. Ha continuato a pagare le mensilità ai proprietari fino al 2018, nonostante fosse già considerata un’occupante, “perché mio padre non avrebbe sopportato l’idea di non pagare”, poi ha smesso.

Un gruppo di occupanti di via Bibulo (Angelo Mastrandrea/il Post)

Antonietta Fiamminghi è invece arrivata il 24 ottobre del 2005 in uno dei 46 appartamenti abbandonati da tempo che l’allora presidente del Municipio X Sandro Medici, un ex giornalista del Manifesto eletto come indipendente di sinistra, aveva requisito per far fronte all’emergenza abitativa come prima di lui aveva fatto, alla metà degli anni Cinquanta, solo il sindaco di Firenze Giorgio La Pira. «Avevamo fatto domanda per una casa popolare, ma era tutto pieno, non sapevamo dove andare», ricorda.

Da allora i vecchi affittuari e i nuovi assegnatari degli appartamenti requisiti hanno vissuto continui passaggi di proprietà, hanno dovuto affrontare spese impreviste, si sono organizzati per autogestire il palazzo e ogni volta che la loro vicenda pareva risolversi positivamente in realtà peggiorava. Nel 2007 il palazzo fu venduto dalla società immobiliare Trea a un’altra, l’Araba Fenice, che aveva lo stesso amministratore. Nel 2010 fu acquistato dalla Dierreci Costruzioni, che finì in un filone dell’inchiesta per il fallimento della banca Tercas. Nel 2014 la società fallì e il palazzo fu messo all’asta.
Nel frattempo i condomini avevano dovuto rateizzare un debito di 100mila euro con la società comunale Acea per bollette dell’acqua non pagate.

Nel 2017, proprio quando si stava concludendo l’acquisto da parte del comune, al curatore fallimentare arrivò un’offerta di 13 milioni di euro da parte di un’altra società, la Loanka srl, controllata dalla Hera holding spa. Il sindacato degli inquilini Asia USB, che segue la vicenda dai tempi della requisizione, presentò una denuncia alla procura della Repubblica sulle modalità della vendita, attraverso un’offerta fuori asta considerata “irrituale”. La compagnia immobiliare sul suo sito web parla in maniera esplicita di “sgombero di un fabbricato occupato abusivamente” e di una sua “successiva riqualificazione”. Nel frattempo gli inquilini hanno costituito un’associazione che gestisce le spese del palazzo, si alternano fra loro nelle pulizie delle parti comuni e nel servizio di portierato, e mantengono il palazzo in ottime condizioni. Per il sindacalista dell’Asia USB Agostino Zelli si tratta di “un condominio modello”.

Al settimo posto della lista di Piantedosi c’è pure la sede della formazione politica di estrema destra CasaPound, al civico 8 di via Napoleone III, nel quartiere multietnico dell’Esquilino. Nei sei piani del palazzo costruito in stile razionalista, occupato il 26 dicembre 2003 e di proprietà dell’Agenzia del demanio, vivono venti famiglie. A dicembre del 2022 il governo ha però dato parere contrario a un ordine del giorno presentato da Angelo Bonelli dell’Alleanza Verdi e Sinistra durante la conversione in legge alla Camera dei deputati del decreto-legge contro i rave party. Il testo chiedeva di “dare rapida attuazione” allo sgombero dell’edificio occupato da CasaPound a Roma.

QUESTA E’ LA SITUAZIONE ORGANICA DELL’UFFICIO GESTIONE IMMOBILI UTENZA LASCIATA IN EREDITA’ DA ZINGARETTI E VALERIANI!!!

ECCO LA DISASTROSA SITUAZIONE DELL’UFFICIO GESTIONE UTENZA CHE CI HA LASCIATO IN EREDITA’ ZINGARETTI E VALERIANI (PD) E’ ALLUCINANTE!!!

MA POI NELLE ZONE CI SONO IMPIEGATI CHE VORREI CAPIRE COSA FANNO!!!

ECCO LA DRAMMATICA SITUAZIONE CHE ABBIAMO EREDITATO IN 10 ANNI DI GESTIONE ZINGARETTI-VALERIANI!!!

MA ROCCA CHE ASPETTA A METTERCI MANO E FAR FUNZIONARE L’ATER?

SICURAMENTE DEVE CAMBIARE ASSESSORE E TOGLIERSI QUALCHE PERSONAGGIO STRANO DALLE SUE SEGRETERIE!!!

Ufficio Gestione Alloggi E.R.P., FOLLEGA – RESPONSABILE

Sezione Regolarizzazioni e Sanatorie VACANTE –

Sezione Gestione Alloggi LUZZI –

Sezione Recupero Crediti VACANTE

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Ufficio Gestione Immobili Extraresidenziali FOLLEGA (INTERIM)

Sezione Gestione Locali IAVARONE

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Ufficio Relazioni con il Pubblico (URP) MICHETTI –

Sezione Back-Office STRAGAPEDE –

Sezione Info Ater VACANTE

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Ufficio Gestione Amministrazione Condomini Attivi e Passivi (INTERIM) FOLLEGA –

Sezione Amministrativa Contabile ROMANI E. –

 Sezione Tecnica e servizi Idrici, Elettrici, Impianti Antincendio e Autoclave Interim Responsabile Ufficio –

Sezione Tabelle Millesimali CICINI –

Sezione Amministrazione Info Roma Sud-Nord BINI –

Sezione Manutenzione Condomini – VACANTE

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Ufficio Revoca e Decadenza Assegnazioni ORGERA –

 Sezione Amministrativa Revoca e decadenza VACANTE

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Ufficio Gestione alloggi non ERP e Alloggi piani di locazione BOTTONI –

Sezione Amministrativa gestione alloggi non ERP CECCONI –

Sezione Gestione Bandi e Assegnazioni VACANTE

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Ufficio Atti a Tutela O.S.T., Recupero ImmobiIi MASUZZO

Sezione Amm.va Recupero Immobili POSSI –

 Sezione Atti a Tutela MATTEUCCI –

Sezione Nucleo Sgomberi LABATE

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Ufficio Gestione canone e censimento PASCUCCI

Sezione Censimento GIULIACCI

L’ATER DI ROMA SA SOLO LAMENTARSI, INVECE DOVREBBE ORGANIZZARSI MEGLIO E CONTROLLARE I SUOI DIPENDENTI QUANTO PRODUCONO!!!

BASTA CON LE LAMENTELE DEI DEBITI ECC. ALL’ATER DI ROMA SE IL LAVORO FOSSE ORGANIZZATO MEGLIO E I LAVORATORI FOSSERO PIU’ ZELANTI L’ATER STAREBBE SICURAMENTE MEGLIO!!!

IL COMMISSARIO E IL DIRETTORE CONTROLLANO I LORO DIPENDENTI?

PERCHE’ NON RISPONDONO MAI AL TELEFONO E ALLE E.MAIL?

GLI FA FATICA O PERCHE’ NON GLI VA DI FARLO?

PERCHE’ SE HANNO TANTE CANTINE VUOTE E CHIUSE  NON LE AFFITTANO?

INOLTRE SAREBBE INTERESSANTE SAPERE QUANTE PRATICHE A SETTIMANA O AL MESE SI PORTANO A CONCLUSIONE, MA IL DIRETTORE O I RESPONSABILI DEI VARI UFFICI NON CONTROLLANO MAI NULLA?

PERCHE’ PER FARE UNA PRATICA DI QUALSIASI NATURA CI VOGLIONO MESI?

PERCHE’ INVECE SE IO SCRIVO ALL’UFFICIO TECNICO RISPONDONO SEMPRE, SIA MONGELLI PRIMA CHE MARSILIO OGGI E FANNO ANCHE I LAVORI!

PERCHE’ SE IO CHIEDO O SCRIVO ALL’UFFICIO PATRIMONIO MI RISPONDONO SEMPRE!

IL TUMORE DELL’ATER E’ LA GESTIONE IMMOBILI COME E’ STASTA GESTITA IN TUTTI QUESTI ANNI SENZA CONTROLLO MINIMO E ANCOR PEGGIO QUANDO NAPOLETANO PER FAR PIACERE ALLA SUA AMICA HA TOLTO LE FUNZIONI ALLE ZONE E LE HA CONCENTRATE TUTTE NELLE SUE MANI E OGGI NELLE MANI DI FOLLEGA!

MA VI RENDETE CONTO DEL DISASTRO CHE C’E’ IN QUELL’UFFICIIO?

CHE AVRA’ PURE TANTI DIPENDENTI, MA VORREI SAPERE CHE FANNO E SOPRATTUTTO COME LAVORANO, PERCHE’  DI CASINI NE FANNO TANTISSIMI E POI CHI SI RIVOLGE ALLA SOTTOSCRITTA PUO’ LIMITARE IL DANNO O ELIMINARLO COMPLETAMENTE, MA GLI ALTRI?

IO VEDO COSE OSCENE E MI CHIEDO, MA PERCHE’ NON SI VUOLE RENDERE LA GESTIONE DI TALI ALLOGGI E CONDOMINI TRASPARENTE E PIU’ VELOCE?

POI OLTRE A TALE CANCRO CE NE E’ UN’ALTRO L’UFFICIO VENDITE, UN UFFICIO VENDITE CHE FA SI O NO 50 VENDITE AL MESE ( CHE SAREBBE DA VERIFICARE SE E’ VERO) E’ RIDICOLO E INEFFICIENTE, PERCHE’ SE GLI ALLOGGI IN VENDITA SONO MIGLAIA QUANTE GENERAZIONI OCCORRERANNO PER VENDERLI O LO FANNO APPOSTO IN ATTESA CHE MUOIONO PER POI VENDERSELE ALL’ASTA???

UN UFFICIO VENDITE CHE SCRIVE A CHI VOLEVA ACQUISTARE, AI QUALI GLI AVEVANO INVIATO LA LETTERA DI ACQUISTO E SONO PARECCHI, GLI E’ ARRIVATA UNA RACCOMANDATA  DOVE L’UFFICIO VENDITE AFFERMA CHE : VISTO CHE IL MINISTERO DEI BENI CULTURALI NON RISPONDE ALLA RICHIESTA DI N.O PER L’ACQUISTO, (E ANCHE QUI SAREBBE DA VERIFICARE SE RISPONDE AL VERO) SE VOGLIONO RINUNCIARE A TALE ACQUISTO E ALLA RESTITUZIONE DEI 1.700 EURO E QUELLI CHE HANNO SPESO PER APE E CONFORMITA’???

MA VI RENDETE CONTO DI CIO’ CHE SCRIVONO E DOPO ANNI E ANNI CHE UNO HA PAGATO E FATTO TUTTI GLI ATTI NECESSARI PER L’ACQUISTO E VERSATO I 1700 EURO, E’ VERAMENTE INACCETTABILE TALE SISTEMA!!!

QUESTA AZIENDA E’ DA CHIUDERE SE CONTINUA COSI!!!

INOLTRE VORREI SAPERE, MA GLI UFFICI DI ZONA CHE FANNO?

E QUANTO PERSONALE  C’E’ IN OGNI UFFICIO DI ZONA???

SONO ANNI CHE PONGO TALI DOMANDE MA NULLA ACCADE ANCHE PERCHE’ C’E’ UN ASSESSORE ALLA CASA FANTASMA!!!

A MIO MODESTO AVVISO LE ZONE ANDAVANO RAFFORZATE E DOVEVANO FARE TUTTO DALL’ASSEGNAZIONE ALLA VENDITA, MA CONTROLLATE, COME ACCADE NEL PRIVATO ANCHE PERCHE’ SONO BEN PAGATI.

PURTROPPO STO CASINO E’ ANCHE COLPA DEI SINDACATI CHE ALL’ATER ESISTONO SOLO SULLA CARTA!!!

MA IL SINDACO GUALTIERI,L’ASSESSORE ZEVI E IL PRESIDNTE COMM.NE CASA TROMBETTI CONOSCONO LA REALTA’?

QUESTE FOTO SONO DI UN ALLOGGIO DI EDILIZIA POLARE E COME QUESTO VE NE SONO TANTI, ANCHE PEGGIO, MA SECONDO TROMBETTI E COMPANY, L’ASSEGNATARIO IN 180 GIORNI DOVREBBE AGIUSTARLO E POI SCALARE IL COSTO NON PAGANDO LA PIGIONE E MI FERMO QUI’ PERCHE’ LE IDIOZIE DI TALE ATTO SONO TANTISSIME E INCREDIBILI, CHE MI CHIEDO COME POSSA SCRIVERLE UN POLITICO CHE SI VANTA  DI ESSERE IL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE CASA, MA LA CONOSCE LA SITUAZIONE TEMO DI NO ALTRIMENTI NON AVREBBE PRODOTTO TALE ASSURDO E ILLEGITTIMO ATTO!

MA LA COSA PIU’ GRAVE E’ CHE L’INCOPETENTE DEL SINDACO E DELL’ASSESSORE VANNO DIETRO A COSTUI, CHE SI E’ PASSATO TUTTI I PARTITI DELL’ARCO COSTITUZIONALE PER APPRODARE AL PD EVIDENTEMENTE IL PD E’ TERRENO FERTILE PER CERTI INDIVIDUI.

IO SPERO E MI AUGURO CHE TUTTE LE ORGANIZZAZIONI SIDACALI INSORGANO!!!

POPOLO ORA PER L’EUROPEE APRITE GLI OCCHI E NON VOTATE I CREATORI DI CERTI PERSONAGGI E DI CERTI ATTI MI RACCOMANDO!!!

GRAZIE A CONTE E AL M5S L’ITALIA STA DI NUOVO CON IL CULO PER TERRA!!!

SAPETE quanto è costato fino ad ora il Superbonus  edilizio allo Stato?

Oltre 219 miliardi di debito, e questa cifra continuerà a crescere mano mano che i procedimenti vengono contabilizzati. 

La maggior parte degli economisti è concorde nel definire il Superbonus la più grande follia di finanza pubblica di sempre che i cittadini italiani dovranno pagare per molti anni a venire. 

Per questo  chiediamo di fare chiarezza su quanto è accaduto e perché è accaduto, perché gli italiani debbono sapere le ragioni di tanti errori di previsione e come mai si sia deciso di favorire così ampiamente il settore edilizio,

Che è il più esposto alle infiltrazioni delle organizzazioni mafiose, occorre  fare immediatamente chiarezza e sapere di chi sono le responsabilità di questo disastro finanziario per lo Stato.

Un debito che condizionerà l’Italia almeno per tutto il prossimo decennio e oltre

il Parlamento dovrebbe assumersi la responsabilità di fare chiarezza su quanto è accaduto e perché è accaduto. Deve spiegare agli italiani le ragioni di tanti, evidenti errori di previsione. E come mai si sia deciso di favorire così ampiamente il settore edilizio,(QUESTO CE LO DOVREBBE DIRE CONTE) il più esposto alle infiltrazioni delle organizzazioni mafiose e all’impiego di manovalanza irregolare, L’istituzione di una commissione d’inchiesta  è urgente e indispensabile 

Superbonus e bonus edilizi hanno avuto un impatto devastante sul debito pubblico e l’impatto lo sentiremo anche nei prossimi anni: la più grande follia di finanza pubblica di sempre, l’hanno definita molti economisti.

Il secondo governo di Giuseppe Conte ha destinato l’intero beneficio ai privati, senza alcun limite di reddito, né di utilizzo dell’immobile. Abbiamo così visto ristrutturare a spese dello Stato anche case di villeggiatura.

Al 9 aprile 2024 – giorno della presentazione del Documento di economia e finanza – i crediti edilizi accumulati ammontano già a 219 miliardi di euro. Ma è un dato provvisorio.

Negli ultimi quattro mesi la spesa è infatti aumentata di oltre 40 miliardi. È l’effetto dei procedimenti che via via vengono contabilizzati e diventano o diventeranno a tutti gli effetti debito pubblico.

Significa che ciascuna famiglia italiana ha oggi un nuovo debito di 8760 euro. Anche se non ha mai chiesto e ottenuto nulla dallo Stato.(GRAZIE A CONTE E AL M5S)

Questa smisurata risorsa l’abbiamo invece letteralmente data in gestione ad amministratori e imprenditori edili e spalmata sulle facciate di una piccola minoranza di abitazioni con il seguente risultato: con i soldi del Superbonus è stato ristrutturato poco meno del 4 per cento degli edifici residenziali e circa il 6 per cento dei condomini. 

Amministratori e imprese che hanno aderito ai Suberbonus hanno legalmente sfruttato le opportunità di una legge voluta da CONTE e dal M5S e sostenuta da molti .

Ma proprio la sua formulazione e l’insufficienza di controlli ha tra l’altro permesso irregolarità colpose e vere e proprie truffe ai danni dello Stato per lavori mai eseguiti.

Senza contare il fatto che gran parte dei cappotti termici realizzati sono altamente combustibili. Abbiamo insomma qualche palazzo più efficiente, ma forse meno sicuro.

I NUOVI REDDITI FINO A LUGLIO 2025 DI ACCESSO E DECADENZA ALLOGGI ATER – ERP

                                                                 

                                                        REGIONE LAZIO

Direzione: POLITICHE ABITATIVE E LA PIANIFICAZIONE TERRITORIALE, PAESISTICA E URBANISTICA
Area: EDILIZIA RESIDENZIALE SOVVENZIONATA. INTERVENTI PNRR, PNC E DI RIQUALIFICAZIONE URBANA

                                           DETERMINAZIONE (con firma digitale)
N. del Proposta n. 33634 del 30/08/2023
Oggetto: Aggiornamento biennale dei limiti di reddito sulla base della variazione assoluta dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati. Biennio luglio 2023 – luglio 2025. G11446 30/08/2023
Proponente:
Estensore PRIMERANO BARBARA 
Responsabile del procedimento PRIMERANO BARBARA 
Responsabile dell’ Area P. ROCCHI 
Direttore Regionale W. D’ERCOLE  – Firma di Concerto
Legge regionale 6 agosto 1999, n. 12, art. 7, comma 4. Limite di reddito per l’accesso ai benefici di edilizia residenziale pubblica nonché per la decadenza dall’assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica destinati all’assistenza abitativa.
Aggiornamento biennale dei limiti di reddito sulla base della variazione assoluta dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati. Biennio luglio 2023 – luglio 2025. G11446 30/08/2023

DETERMINA

ai sensi dell’art. 7, comma 4 della Legge regionale 6 agosto 1999, n. 12 e per le motivazioni
espresse in narrativa che formano parte integrante e sostanziale del presente provvedimento:
1) il limite di reddito annuo complessivo del nucleo familiare per l’accesso all’edilizia residenziale pubblica destinata all’assistenza abitativa, con riferimento a quello dell’ultima dichiarazione fiscale, è stabilito, per il biennio luglio 2023 – luglio 2025, in  €.24.135,57;
2) il reddito di cui al punto 1) è da computarsi con le modalità indicate dall’art. 21 della Legge 5 agosto 1978, n. 457 e successive modifiche ed integrazioni. A tal fine si applica la diminuzione prevista dall’art. 50, comma 2 bis della Legge regionale 28 dicembre 2006, n. 27, determinata in 2 mila euro per ciascun familiare a carico convivente fino ad un massimo di detrazione di 6 mila euro;
3) il suddetto limite di reddito è applicato a partire dai bandi emessi e dalle domande pervenute dal 1° agosto 2023, finalizzati alla formazione delle graduatorie per l’assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica destinati all’assistenza abitativa;
4) ai fini della decadenza dall’assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica destinati all’assistenza abitativa, il limite di reddito annuo complessivo del nucleo familiare stabilito con Atto n. G11446 del 30/08/2023 l’art. 50 comma 2bis della L.r. n. 27/2006 e successive modifiche ed integrazioni, calcolato aumentando del 40% il limite di reddito per l’accesso, ammonta conseguentemente ad € 33.789,80, con decorrenza 1° agosto 2023;
5) il reddito di cui al punto 4), analogamente a quanto stabilito nel punto 2) della presente determinazione, è da computarsi con le modalità di cui all’art. 21 della Legge 5 agosto 1978, n. 457 e successive modifiche ed integrazioni.
La presente determinazione è pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Lazio e sul sito internet www.regione.lazio.it.

Il Direttore ad interim
Ing. Wanda D’Ercole

CHE DELUSIONE TUTTI GATTOPARDESCHI!!!

PURTROPPO IL GIORNALISMO D’INCHIESTA NON ESISTE PIU’ I GIORNALISTI OGGI SCRIVONO IL COMPITINO CHE GLI DETTANO SENZA ANDARE A VERIFICARE!

IO LE MIE OSSERVAZIONI LE HO SCRITTE IN ROSSO, MA SE IL POPOLO NON SE SVEGLIA IO NON HO LA BACCHETTA MAGICA!

Ater a caccia di liquidità: in vendita 525 alloggi e terreni. C’è anche l’area del Mercato Trionfale

L’azienda che gestisce le case popolari a Roma ha stilato un piano di dismissioni inserito nel bilancio previsionale 2024 ( SENZA FARE UN SERI CONFRONTO CON L’ASSOCIAZIONE ORMAI LA ROLLI FATUTTO ALLA CHETICHELLA)

Ad Ater serve liquidità. I motivi sono vari: si va dall’enorme morosità dei suoi inquilini, che a Roma ammonta a oltre un miliardo di euro, (FALSO NEL BILANCIO ATER VI E’ UNA MOROSITA’ CREATA DALL’ALLORA PRESIDENTE MASSA CHE FECE FIGURARE 10.600 ASSEGNATARI MOROSI ED E’ UN FALSO PERCHE’ L’INCIS GLIE LI TRATTENEVA DIRETTAMENTE DALLA BUSTA PAGA O PENSIONE) fino ai debiti nei confronti del Comune per Imu e Tasi non pagate dal 2014 a oggi – e per le quali l’ente ha inviato numerosi accertamenti. Ma c’è anche il rientro del debito ICI per il quale è iniziato il piano di risanamento nel 2019. ( SU TALE DEBITO LA RESPONSABILITA’ E’ DELLA POLITICA E DEI DIRETTORI  COME MAZZETTO L’ARCHITETTO MESSO DALLA REGIONE,   IL QUALE INVECE DI ASCOLTARE I SUGGERIMENTI DEL CAPO AVVOCATURA FECE DI TESTA SUA, FACENDO UN ACCORDO CON L’AGENZIA DELLE ENTRATE ANZICHE’ CON IL COMUNE DI ROMA E QUESTA SUA SCELTA HA PROVOCATO STO DISASTRO,

ANCHE PERCHE’ LA POLITICA INCOMPETENTE CON L’ENTERATA DELL’ICI AVREBBE DOVUTO PROVVEDERE E QUALCUNO CI STAVA PROVANDO,MA POI LO FECERO ASSESSORE ALLA SANITA’ E ALLA CASA CI ANDO’ UN’ALTRO, SALVATORE BONADONNA CHE HA FATTO SOLO DANNI E ALLO IACP IL COMMISSARIO INSENGA  CESSO DI ESSERE IL COMMISSARIO E TORNO A FARE IL SEGRETARIO DEL CONSIGLIO E LA SINISTRA NOMINO’ COME PRESIDENTE  UN’ASSISTENTE SOCIALE DOTT.APPETECCHIA UN VERO DISASTRO) così Ater deve proseguire la dismissione degli alloggi, dei terreni e degli esercizi commerciali di sua proprietà. (QUANDO LA POLITICA E’ INCAPACE QUESTI SONO I RISULTATI)

Ater mette in vendita 525 alloggi popolari

Come si legge nel bilancio previsionale 2024 appena approvato, (DA CHI E’ STATO APPROVATO?) l’obiettivo di quest’anno da parte di Ater è liberarsi di 525 alloggi popolari,(E COME FA SE L’UFFICIO VENDITE NON E’ STATO IN GRADO DI FARSI DARE I N.O. DAL MIBAC)

31 locali e vari terreni. A Lungotevere Tor di Nona puntano ad un valore di realizzo pari a circa 44 milioni di euro. A questo piano riguardante l’Erp, si aggiungerebbe il processo di alienazione di alloggi non inclusi nell’edilizia pubblica, come gli alloggi di Colli Portuense e via Pincherle e 232 appartamenti a Collina delle Muse e Barcaccia, assegnati ad appartenenti alle forze dell’ordine e i cui introiti sarebbero destinati a progetti di housing sociale “oltre che al risanamento finanziario aziendale”, si legge nel documento contabile. 

Quanto vuole ricavare l’azienda

Nello specifico, Ater proporrà il riscatto di 400 alloggi (per una plusvalenza generata di circa 15,2 milioni di euro),(CONTINUANDO A FRODARE GLI ASSEGNATARI E VIOLANDO L’ART.3 DELLA COSTITUZIONE) altri 45 invece finiranno all’asta sul libero mercato per una plusvalenza di 10,9 milioni di euro.(L’ATER SI STA VENDENDO ALL’ASTA GLI ALLOGGI CHE DOVEVA VENDERE ALL’ASSEGNATARIO  CHE POI E’ DECEDUTO E L’ALLOGGIO E’ TORNATO ALL’ATER, SE L’ALLOGGIO E’ DELLA LEGGE 42/91 E’ UNA TRUFFA,SE NON LO E’ E LO STESSO UNA TRUFFA IN QUANTO GLI ALLOGGI POPOLARI SONO STATI COSTRUITI CON SOLDI PUBBLICI SIA QUELLI CHE LA CESCAL PRELEVAVA SULLE BUSTE PAGA E SIA QUELLI COSTRUITI CON IL CONTRIBUTO DELLO STATO, OVVERO SOLDI DATI DAI CITTADINI PER LE TASSE,

PURTROPPO TUTTI TACCIONO I CITTADINI SONO PECORE E LE BATTAGLIE PER VINCERLE BISOGNA ESSERE IN TANTI) Inoltre, sono inclusi nel piano 80 immobili considerati di pregio (9,8 milioni di plusvalenza) ( GLI ALLOGGI NON SONO DI PREGIO RISCHIATE UNA DENUNCIA, PERCHE’ LA LEGGE E’ SBAGLIATA ED E’ ANTICOSTITUZIONALE, IN QUANTO TALI ALLOGGI SONO NEI CONDOMINI MISTI E MI MERAVIGLIO DELLA ROLLI E DEL NUOVO COMMISSARIO,D’ALTRONDE IL CITTADINO HA CIO’ CHE SI MERITA) e 31 locali commerciali che genererebbero 2,8 milioni di euro. Non solo: l’azienda punta a recuperare crediti da aree edificabili e non edificabili, per un valore complessivo di oltre 60 milioni di euro, buona parte delle quali attualmente occupate dal Comune di Roma.(SE CI PENSAVANO PRIMA INVECE DI FARE L’ACCORDO FOLLE PER L’ICI) Nel dettaglio delle aree non edificabili ci sono via Pietro Bembo a Primavalle e via Cimone a Città Giardino, mentre nel novero delle aree edificabili spicca il Mercato Trionfale di via Andrea Doria. (E IN TUTTI QUESTI ANNI CHE COSA HA FATTO NAPOLETANO E MANUELLI? DORMIVANO ? NO SONO STATI GLI UMILI E UBBIDIENTI SERVITORI DI ZINGARETTI E COMPANY)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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NOTAI CON PROFESSIONALITA’ ZERO

VI SEMBRA NORMALE CHE UN NOTAIO HA TUTTI GLI ATTI DEL VENDITORE  DA GENNAIO 2024 E IL GIORNO PRIMA DEL ROGITO AD APRILE 2024 DICE AL VENDITORE CHE LA CASA NON LA PUO’ VENDERE PERCHE’ NON SONO PASSATI I 10 ANNI, NELL’ATTO C’E’ SCRITTO 5 ANNI IN BASE ALLA D.G.R.L.N. 410 DEL 2015.

VI SEMBRA COSTUI UN NOTAIO PROFESSIONALMENTE ALL’ALTEZZA DEL PROPRIO COMPITO?

DEBBO DIRE CHE OGGI TROVARE UN BRAVO NOTAIO COMPETENTE E VERO PROFESSIONISTA BISOGNA CERCARE MOLTO PERCHE’ E’ MOLTO DIFFICILE!!!

ECCO UN’ALTRO SCHIAFFO ALLA POVERTA’ E IL PD TACE!!! IL PD OGGI SOLO CHIACCHIERE E NIENTE FATTI!

Da quartiere popolare a residence con piscine e centro commerciale: variante dopo variante, il bluff del bando per l’emergenza casa a Roma

Da quartiere popolare a residence con piscine e centro commerciale: variante dopo variante, il bluff del bando per l’emergenza casa a Roma
 

Siamo in zona Colli Aniene, periferia est della Capitale, in un fazzoletto di terra di quasi 70mila metri quadri fra il tronchetto cittadino dell’A24 e la via Collatina. Un’area per lo più industriale, tra l’altro riconoscibile dall’autostrada perché vi campeggia una torre per la misurazione del gas “firmata” dal noto street artist Geco. Il terreno fu acquistato all’inizio degli anni Duemila dalla società Cos 91 srl (oggi Cos 2006),(SINDACO VELTRONI) guidata dal costruttore Nazareno Gianni. Il 16 gennaio 2006 la Cos partecipa a un bando del Comune di Roma per la realizzazione e la cessione a titolo gratuito al Campidoglio di alloggi da destinare all’emergenza abitativa. Il programma del Comune prevedeva la possibilità di costruire anche laddove – come in questo caso – la destinazione d’uso dei terreni fosse non residenziale, così da soddisfare la richiesta di case popolari senza toccare il piano regolatore. Il progetto presentato dalla Cos prevedeva un totale di quasi 150mila metri cubi. Di questi, circa 136mila mc erano destinati a residenziale – a conti fatti circa 600 alloggi – e i restanti 11.300 mc avrebbero previsto immobili a destinazione commerciale e turistico-ricettivo.

Il 20 dicembre 2007 però cambia qualcosa. In quella data il dipartimento Programmazione del territorio del Comune di Roma deposita presso la Conferenza di servizi interna un parere in cui si chiede una nuova “proposta progettuale” che preveda un “mix funzionale dove almeno il 40%, pari a circa 54mila mc dell’intervento venga destinato a funzioni non residenziali (…) e il rimanente 60%, pari a circa 82mila mc possa essere destinato alla residenza anche in considerazione della finalità legata all’emergenza abitativa”. Uno stravolgimento da compiere “anche” in considerazione, dunque, e senza vincoli apparenti alla finalità originaria, ovvero l’emergenza abitativa. Il motivo? Secondo i tecnici del Comune “l’intervento è comunque destinata, dalle previsioni urbanistiche, alla edificazione, anche se di tipo industriale”. Così appena 4 giorni dopo il deposito della lettera, il 24 dicembre 2007 – la Vigilia di Natale – la Cos presenta il nuovo progetto adeguato ai desiderata del Comune.

Cosa accade poi? Il progetto Cos prosegue l’iter delle approvazioni. La Conferenza dei servizi si chiude il 6 luglio 2011 con la variante urbanistica che individua i 600 alloggi da realizzare, di cui però solo il 30% (circa 180 nuove unità abitative) da destinare all’emergenza abitativa, per un valore di 8 milioni di euro da acquisire al patrimonio capitolino. Il 18 giugno 2013, poi, la Regione Lazio pubblica sul Bur (la “Gazzetta ufficiale” regionale) l’accordo di programma con il Comune col quale si approva il progetto. Tutto pare filare liscio fino al 12 aprile 2017, quando Acea blocca il progetto e chiede un’ulteriore modifica affinché venga rispettata la “corretta distanza” dal vicino elettrodotto. Si arriva così al 7 maggio 2021, con la Giunta capitolina che approva la delibera definitiva. Ecco però l’ennesima modifica: l’atto rimodula ancora una volta il rapporto tra cubature residenziali e commerciali, “su richiesta del proponente”, “in coerenza con le attese della domanda immobiliare” e “in considerazione di dover comunque rivedere l’impianto urbanistico del comprensorio”.

Com’è il progetto ora? Semplice: gli alloggi da destinare all’emergenza abitativa da 600 sono diventati appena 33E quello che doveva essere un complesso di case popolari adesso viene definito “Residence Le Naiadi”, dove un bilocale al primo piano costerà 213mila euro e un trilocale (salone, due camere, cucina e bagno) al quarto piano sarà messo in vendita a 500mila euro. Affianco al complesso, sorgerà poi un centro commerciale che ospiterà – come si apprende dal sito “Residenze Immobiliare” – un nuovo Leroy Merlin. Di “edilizia sociale” non c’è rimasto quasi niente. “Si richiede una nuova riflessione sull’opportunità del progetto, in particolare se lo stesso risponda ancora ad un interesse pubblico”, affermano nelle loro interrogazioni i consiglieri capitolini Fabrizio Santori (Fratelli d’Italia) e Yuri Trombetti (Pd). In fondo, a Roma, si è sempre fatto così. (MA CHE CAVOLO DICE TROMBETTI CON VELTRONI IL PROGETTO ERA PER FARE CASE POPOLARI  E’ CON ALEMANNO CHE GLI UFFICI HANNO CAMBIATO IDEA COME MAI?

PERCHE’ MARINO NON LO HA BLOCCATO? NEANCHE LA RAGGI, MA VOI VISTA ANCHE LA GRAVE SITUAZIONE ABITATIVA DI OGGI PERCHE’ NON AVETE IMPEDITO STO SCHIFO?

 ANZICHE’ DIRE :  Yuri Trombetti (Pd). In fondo, a Roma, si è sempre fatto così.