MA DICIAMO LA VERITA’ il problema è nato quando la solerte responsabile dell’area gestionale ha voluto cambiare la destinazione d’uso di questi immobili, che è pur vero che non stavano tutti a livello di strada,ma avrebbero dovuto verificare o perlomeno dare un’altra abitazione a chi ci abitava,ma l’assurdità di tutta questa vicenda è che alcuni di questi immobili sono stati venduti come alloggi perchè erano inseriti nei piani di vendita per cui non li hanno potuti modificare,mentre per coloro che ancora non li avevano acquistati sono stati riaccatastati.
Certo possiamo solo dire che l’Ater di Roma nei confronti dei suoi assegnatari è MATRIGNA per essere benevoli.
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RomaItalia
È una casa. “No è una cantina”. L’Ater lo scopre dopo 50 anni
LA STORIA. Eredita un appartamento di cento metri dalla famiglia e chiede di regolarizzare il contratto d’affitto con una voltura per un immobile in cui da sempre sono state pagate tutte le utenze, rifiuti compresi. L’azienda delle case popolari dà il via libera ma poi ci ripensa perché scopre, grazie alla sua richiesta, che al catasto non è una casa. Dopo che l’ha ristrutturata rischia di perdere tutto.
Un cittadino che si comporta onestamente viene minacciato di sfratto, perché la casa in cui è stato permesso a decine di persone di vivere per mezzo secolo, a una verifica catastale risulta essere una cantina.
Lui si chiama Antonello (il nome, ma solo quello, è di fantasia), e sei anni fa si è insediato in una casa gestita dall’Ater del Comune di Roma nel quartier immortalato dal serial televisivo de “I Cesaroni”, la Garbatella. L’abitazione gli proviene da alcuni parenti con i quali inizialmente convive, e che poi lasciano campo libero. L’unica abitazione che Antonello può permettersi con il magro stipendio è questa sorta di “basso”. Abitazioni edificate quasi cento anni fa quelle della Garbatella, piccoli capolavori di architettura incastonati in un quartiere che è un gioiello da manuale di urbanistica.
Lui pensava che fosse una casa, invece quando chiede di regolarizzare la propria situazione contrattuale all’Ater del Comune di Roma apprende la triste verità: la sua abitazione è tecnicamente una cantina, e gli viene intimato il rilascio entro pochi giorni. Antonello paga regolarmente le bollette dell’affitto, ha installato la linea telefonica, il gas, e l’energia elettrica. Cento metri quadri interamente ristrutturati nei quali vive con la compagna e due figli.
Il “passamano” delle case popolari a Roma è un vizio che non terminerà mai. La crisi economica rende questo tipo di abitazioni più che mai appetibili. Il patrimonio del fu Istituto Autonomo Case Popolari, oltre quarantamila abitazioni e duecentomila residenti (una città nella città) ha mutato il nome in Ater, ma la lentezza della gestione è rimasta la medesima. Intricata nel continuo rimpallo di competenze tra Comune e Regione versa in condizioni disastrose: le casse sono vuote, e senza soldi non si fa nulla. La disorganizzazione impera.
L’adagio nei cortili della Garbatella che si ascolta è: “Nei manicomi ci sono tre categorie di matti: i folli per davvero, quelli che vogliono risanare le ferrovie, e infine chi pensa di rimettere ordine nell’amministrazione delle case popolari”. Nulla hanno potuto le gestioni che si sono succedute nel corso dei decenni, l’azienda continua ad essere una barca in procinto di affondare.
Dunque Antonello, del tutto ignaro di vivere in un cantina, nel 2007 chiede che la sua situazione venga legalizzata volturando il contratto di affitto. E’ una mossa che gli costa la vita, anzi la casa. Inizialmente tutto sembra filare liscio, presenta i documenti e la pratica sembra avviata a un parere positivo. Ma a luglio del 2010 arriva un dietrofront del tutto inatteso, che revoca il provvedimento di assegnazione (“revoca”, quindi era stato inizialmente accolto) perché il Comune di Roma ha verificato che il locale “l’immobile in oggetto” è tecnicamente una cantina. Peccato che invece la cantina in oggetto sia una casa con tutti i comfort da oltre cinquanta anni, e che alcune delle persone che sono nate lì dentro ora siano diventate nonni. Ad Antonello non rimane altro che aspettare e sperare che le minacce nelle lettere non diventino realtà.
In un altro paese verrebbe sfrattato dal luogo dove risiede per assegnargli un’abitazione nuova di zecca (e non una cantina riattata), e forse gli assegnerebbero anche un premio per il suo comportamento etico e civile. Peccato che questo non sia un paese per persone oneste.
Affaritaliani.it ha ricevuto dall’inquilino Ater della casa fantasma tutta la documentazione che comprova la veridicità del racconto. I documenti, analizzati da un legale, sono a disposizione della magistratura qualora volesse indagare sul perché le Case Popolari prima e l’Ater dopo la riforma hanno percepito i canoni d’affitto per una casa che in realtà era una cantina.
Venerdì, 2 novembre 2012 – 09:15:00
di Patrizio J. Macci
