E ora che succede nelle Ater (Aziende territoriali per l’edilizia residenziale pubblica) del Lazio? La domanda è d’obbligo, perché il 10 maggio scorso sono decaduti, almeno sulla carta, tutti Consigli di amministrazione e, con loro, anche i direttori generali, che dai Cda sono stati nominati. Solo sulla carta, però, perché la legge regionale istitutiva delle Ater (la numero 30 del 2002) parla chiaro, ma fino a un certo punto: “Gli organi dell’Azienda durano in carica per la durata della legislatura. Proseguono le proprie funzioni fino alla data di costituzione dei nuovi organi dell’azienda, che sono costituiti entro 45 giorni dalla data dell’insediamento del Consiglio regionale”. In base a ciò che dice la norma, dunque, i Cda non sarebbero più in carica, ma la stessa norma non spiega cosa accade se i nuovi organi non sono stati nominati, come nel caso in questione. E, dunque, in Regione Lazio e nelle Ater, da giorni fioriscono interpretazioni e fantasie. Gli stessi dirigenti non sanno dare risposte: qualcuno sostiene che, in questi casi, bisogna rifarsi al Regolamento, che stabilisce che i giorni entro i quali vanno nominati i nuovi organi degli enti dipendenti sono 90 e non 45. “Il fatto è – rispondono dalle Ater – che noi non possiamo essere considerati enti dipendenti, ma strumentali”.
Il silenzio dell’Amministrazione
Nelle Ater, insomma, il caos regna sovrano. E il silenzio della Regione non fa che aumentarlo. Eppure, la situazione richiederebbe un intervento deciso, senza incertezze. Del resto, lo stesso Zingaretti, in campagna elettorale, lo aveva detto in modo chiaro: “E’ assurdo che nel Lazio vi siano ben sette Ater, con sette Consigli d’amministrazione, sette Collegi dei Revisori, sette direttori generali”. Una situazione imbarazzante, in un periodo in cui tutti si riempiono la bocca di spending review. Dati alla mano. Attualmente, infatti, il solo Cda dell’Ater di Roma, ad esempio, costa complessivamente oltre 300mila euro l’anno, mentre il direttore generale, col premio di produzione, supera abbondantemente i 220mila euro. Com’è facile comprendere, le Ater soltanto alla voce stipendi e rimborsi per i consiglieri di amministrazione, revisori dei conti e direttori generali, spendono alemeno 4 milioni di euro. E’ lecito chiedersi se Zingaretti metterà davvero in atto i buoni propositi enunciati durante la sfida elettorale con Storace, in base ai quali si sarebbe dovuti passare da sette a un solo Cda, un Dg e un collegio dei revisori magari creando un’Agenzia regionale, che prendesse in mano tutto il comparto e lasciando aperti i singoli uffici territoriali, per affrontare i problemi legati alla quotidianità (manutenzione degli immobili in primis). Le resistenze, ovviamente, sono forti, perché in questo modo verrebbero meno tante poltrone. Intanto continuano a spargersi voci contrastanti sul futuro. L’ultima, la più accreditata, trapela dall’assessorato competente e dice che le Aziende potrebbero passare da sette a tre: macro-area di Roma (che inglobi Comune di Roma, Provincia di Roma, Civitavecchia), macro-area Nord (con l’accorpamento di Rieti e Viterbo) e macro-area Sud (mettendo insieme Latina e Frosinone).
Una riforma impossibile
Per dar vita a una riforma, però, serve un legge. E per fare una legge regionale, purtroppo servono mesi, se non anni. La domanda, iniziale, perciò torna d’attualità: che succede ora nelle Ater? Subito dopo il ballottaggio per il Comune di Roma (questa la scadenza che si sono dati Zingaretti e l’assessore Refrigeri), arriveranno i Commissari, probabilmente tecnici (si parla di dirigenti regionali). Ma è chiaro che non può ripetersi ciò che è avvenuto in passato, quando i commissariamenti sono durati tempi lunghissimi. Appare evidente che Zingaretti e l’assessore alle Politiche abitative, Fabio Refrigeri, devono prendere in mano la situazione e dare risposte concrete: negli anni, si sono create vere e proprie “isole Ater”, dove i potentissimi direttori generali fanno il bello e il cattivo tempo. Tutto questo ha causato situazioni drammatiche. A Roma, ad esempio, i conti sono praticamente fuori controllo: l’Ater è sommersa dai debiti e ha un patrimonio immobiliare così vasto da non poterne garantire un’adeguata manutenzione. Non solo: questo patrimonio ha generato, negli anni passati, un debito Ici (l’attuale Imu) di circa 600 milioni di euro nei confronti del Comune. Bisognerà arrivare a un accordo con il Campidoglio, per estinguere il debito, che ogni anno fa maturare nuovi interessi. Il piano vendite, peraltro, procede a rilento, perché pochi vogliono comprare: il cittadino “sveglio” preferisce pagare un affitto irrisorio (i minimi sono a 7 euro al mese) e avere una manutenzione scarsa, ma comunque a carico dell’Ater, piuttosto che addossarsi un mutuo compresi i costi di manutenzione della casa. In definitiva, le Ater sono praticamente al collasso, ma nessuno sembra voler muovere un dito. E intanto i cittadini continuiamo a pagare fior di stipendi a quei dirigenti che hanno portato l’edilizia residenziale pubblica sull’orlo del baratro.
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La regione Lazio è comunque coinvolta anch’essa nelle elezioni comunali e finchè non saranno stati eletti i Sindaci non si muovera nulla.
Ma la mia preoccupazione è dovuta alla mole dei compiti dell’Assessorato e della Commissione Regionale, perchè la Commissione ha il compito delle materie dei due assessorati più importanti della regione Lazio l’Assessorato tenuto da Fabio Rugieri e dall’Assessore Michele Civita.
Questi due assessorati, tolta la sanità sono quelli che hanno i compiti più gravosi,infatti Refrigieri ha l’onere di occuparsi oltre che della CASA delle INFRASTRUTTURE e dell’AMBIENTE e Civita del’URBANISTICA, cose da riformare integralmente, infatti CIVITA ha già dato disposizioni per fare il TESTO UNICO per l’URBANISTICA elemento essenziale e indispensabile per una corretta gestione del territorio.
Noi ci aspettiamo che anche l’assessore Refrigeri dia la stessa indicazione per fare un TESTO UNICO per tutta la normativa sulla casa,ma ancora l’imput non è stato dato.
Mettere in pratica ciò che in campagna elettorale ha detto Zingaretti non né facile e né semplice e inoltre ci vuole tempo,ma il tempo è veramente tiranno, anche perchè 5 anni volano in fretta.
Come Associazione faremo tutto ciò che sarà possibile mettere in atto affinchè questa Amministrazione riesca a riportare la legalità all’interno del problema casa che fino ad oggi è stato gestito in modo feduale sia al’Ater che al Comune.
E per rispondere all’articolista in merito alle vendite NON E’ VERO che gli assegnatari non vogliono acquistare perchè pagano 7,50 euro di canone, questa è una favola da sventare in quanto i 7.50 euro li pagano coloro che non hanno reddito e non hanno lavoro, gli altri pagano in base ai loro redditi,diciamo la verità che se si paga poco di canone alle case popolari la colpa è della Regione Lazio che ha fatto la famigerata LEGGE 10/2001, una legge ingiusta che ha annullato la legge 25 che faceva pagare il canone in base al reddito complessivo del nucleo famigliare, semmai la legge 25 si poteva modificare non calcolando per intero il reddito dei figli, invece si è voluta fare una legge che di fatto va a premiare chi guadagna di più.
In merito alle vendite gli assegnatari VOGLINO ACQUISTARE L’ALLOGGIO il problema vero è che l’Ater di Roma non invia le lettere per l’acquisto a tutti gli aventi diritto.
E ci auguriamo che questa storia finisca presto perchè gli assegnatari devono avere tutti la possibilità di acquistare l’allggio e no a seconda di come decide il dirigente.
Sulle Vendite non si è mai potuto fare trasparenza.

Cara Annamaria sei sempre molto solerte a chiarire gli aspetti a 360 °,
ci sentiamo veramente impotenti ….
Noi inquilini di Via dei Corsi lo sappiamo bene che sulle vendite non c’è mai stata trasparenza , ma ora vogliamo far valere i diritti acquisiti ,vogliamo solo quello che ci spetta, ne regali, ne favoritismi e sono fiduciosa che solo l’azione comune porterà esiti positivi……soprattutto se sorretti da un pilastro di nome Addante.
con affetto e stima
Grazie Loredana,cerco di fare solo del mio meglio per combattere le ingiustizie che sono sempre tante e di più.
ATERzomondo
e forse anche di più
Salve,
il problema come ho evidenziato mille volte non è solo per gli alloggi che fanno parte del comune di Roma, mi sembra che si parli solo del comune di Roma, ma il problema sussiste anche per quegli alloggi che sono al di fuori del comune di Roma come ad es. il comune di Fiumicino.
Due cose:
1)non è vero che gli inquilini non vogliono acquistare, se proprio vogliamo tagliare la testa al toro e togliere di mezzo il fatto che “non è vero che gli inquilini non vogliono acquistare”, bisogna partire inanzitutto dal passato, se ci sono alloggi che rientrano nel piano vendita, significa che nel 1999 e 2003 arrivarono alle famiglie aventi diritto, proposte di richiesta di acquisto da parte dell’ex IACP e dell’Ater, a queste lettere fu dato il massimo consenso, solo questo dovrebbe far partire il processo di vendita senza alcuna esitazione.
2)se ci sono famiglie che pagano 7,50€ , attenzione, ci sono famiglie che hanno acquistato casa abusivamente dagli originali affituari e si trovano a pagare 7,50€, è grazie che sono propensi all’acquisto della casa.
In base a questi 2 punti, bisogna dare precedenza a chi è originale intestatario, altrimenti si rischia davvero di aprire un inchiesta, stavolta succede un macello.
Saluti
Anonim
Quando noi come Associazione parliamo di diritti e di regole non riguardano solo Roma,ma tutte le ATER del Lazio.
In merito alla vendita degli alloggi la legge è uguale per tutti, nello specifico della delibera 36 del C.d.A di Roma per la quale abbiamo iniziato una battaglia che il consiglio regionale smonterà definitivamente in aula entro giugno,valerà per tutte le ATER del Lazio compresa quella della Provincia, che poi l’Ater di Roma sotto la nostra pressione ha modificato in parte la delibera,mentre l’Ater della Provincia non lo ha fatto, torniamo a ripetere chi riceve la lettera di acquisto a libero mercato dell’alloggio ex demaniale la deve immediatamente impugnare dall’avvocato.
Noi abbiamo messo a disposzione l’Avv.to Galeani,ma potete andare da chi vi pare, il consiglio di andare dall’avv.to Galeani è dovuto al fatto che conosce bene la materia dell’Ater e questo è già una garanzia,ma ognuno è libero di andare dove vuole.
Che gli assegnatari non vogliono comprare l’alloggio è un falso,ci sarà anche qualcuno,ma non perchè paga 7,50 ero di canone,ma perchè è solo e non ha soldi e non ha da lasciarlo a nessuno,perchè ci sono anche queste situazioni.
Ma il vero problema dell’ATER DI ROMA è L?ATER DI ROMA che non riesce a essere un’azienda trasparente ed efficiente,ma agisce umoralmente a secondo dei giorni e degli umori dei vari dirigenti, la Regione Lazio fino ad oggi gli ha consentito di fare come gli pare.
Speriamo che finite le elezioni comunali la regione inizi a riprendere in mano più attivamente la questione ATER e faccia finalmente pulizia.
Va detto con chiarezza che la delibera che è stata fatta per vendere questi aloggi a libero mercato è indecente,perchè va a premiare chi non ha diritto e sopratutto è una delibera che consente di fare affari anche a chi non è assegnatario, perchè il C.d.A di Roma sotto nostra pressione ha tolto la vendita all’asta per chi non può acquistare e l’Ater della provincia no? Perchè vendere all’Asta la nuda proprietà e non mantenerla lo stesso ATER? Il sospetto ci viene eccome?!?!