Un inamovibile all’Ater di Viterbo. In sella da 40 anni. Ugo Gigli, direttore generale dell’ente, resiste anche alla pensione
La situazione di Viterbo è davvero unica: il direttore generale è Ugo Gigli, fratello di Rodolfo “Nando” Gigli, ex presidente della Regione, ex sindaco di Viterbo, ex parlamentare di Forza Italia, infine ex consigliere regionale Udc. Un inamovibile ormai da quarant’anni di fila. L’Ater praticamente è casa sua. Perfino la sua potente auto è parcheggiata davanti alla porta d’ingresso dal lunedì alla domenica, dal mattino fino alla sera.
Ugo Gigli vive all’Ater e per l’Ater, contornato da un gruppo di quattro-cinque “fedelissime”, che lavorano con lui senza soluzione di continuità. Eppure l’Ater di Viterbo, da tempo, non costruisce niente di nuovo, si stanno unicamente completando un paio di vecchi interventi. Nuove idee? Zero. Nuove edificazioni? Neanche un progetto in cantiere.
Se si passa alla manutenzione le cose vanno anche peggio. In due anni, per “curare” gli immobili di proprietà dell’Ater di Viterbo, è stato però speso circa un milione di euro e la quasi totalità degli interventi è stata affidata a due ditte più “fortunate” di tutte le altre della provincia. L’eterno direttore, Ugo Gigli, non è proprio un ragazzino: ha 75 anni ed è pensionato (in passato è stato direttore anche alla locale filiale della Mercedes, di proprietà della compagna), ma, si sa, la vecchia generazione è attaccata al lavoro.
Forse è per questo che Gigli ricopre anche la carica, ad interim, di direttore tecnico, dopo la scomparsa, un paio di anni fa, di chi ricopriva quel ruolo. E forse è per questo che si è attribuito, oltre a un congruo premio produzione (circa 48mila euro nel 2012), proprio mentre scendevano i premi produzione di quasi tutti gli altri dipendenti, anche il premio previsto dalle legge Merloni (quella per i tecnici), altri 31mila euro (sempre 2012). Lo scorso anno ha guadagnato circa 270 mila euro. Compenso più alto di un direttore regionale o del capo di gabinetto del presidente della Regione.
Eppure Gigli, pur ricoprendo tutti questi incarichi di solito riservati a ingegneri e architetti, non è nemmeno laureato.
Ma questo non è un problema: il “fratellone”, l’ormai ottantenne “Nando”, anni fa fece cambiare la legge che prevedeva la laurea per essere nominati direttori generali di un’Ater, poi fece abolire la norma che prevedeva al massimo due mandati da direttore generale.
Certamente, per resistere tanto tempo occorre adattarsi a ogni situazione. Alla Regione Lazio ha vinto di nuovo il centrosinistra e allora Ugo ha rapidamente virato di bordo: in campagna elettorale ha “portato” Enrico Panunzi, poi eletto consigliere regionale nel Viterbese con il Partito democratico. E Panunzi, ora presidente della Commissione consiliare Casa, che in passato è stato presidente dell’Ater di Viterbo ed è grande amico di Ugo Gigli, lo difende a spada tratta con Zingaretti e Refrigeri.
I quali, invece di intervenire riflettendo almeno sull’eventualità di sostiuire un direttore che da quarant’anni fa il bello e il cattivo tempo nelle case popolari viterbesi, stanno a guardare. Chissà per quanto tempo ancora.
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E’ vero Gigli sta li da 40 anni, ma all’ATER di ROMA che i direttori cambiano ogni 5 anni le cose non stanno mica meglio, anzi sicuramente peggio di Viterbo.
Devo dire che ogni volta che mi sono rivolta all’Ater di Viterbo ho avuto sempre risposte rapide e non mi sembra che gli assegnatari di Viterbo subiscano tutti quei sopprusi che subiscono gli assegnatari romani.
E voglio dire per correttezza che i direttori dell’Ater di Roma non hanno mai brillato tutt’altro ad eccezione dell’Arch.MALTESE che è stato capace di risanare l’azienda e ha dimostrato anche correttezza e disponibilità con l’utenza, come anche l’attuale direttore che dimostra umanità e disponibilità mai viste prima.
La mia non è una difesa del direttore Gigli, in merito poi al titolo di laurea all’Ater di Roma i dirigenti sono tutti laureati, ma non posso certo dire che la qualità e la professionalità sia data dal solo titolo di laurea, purtroppo all’Ater di Roma nonostante il titolo di laurea non brillano certo per trasparenza obiettività e imparzialità.
