ROMA – L’acconto della Tasi che scade il 16 ottobre sarà l’ombelico del caos o, per dirla in modo più elegante come scrive Gianni Trovati sul Sole 24 Ore, è caratterizzato dai grandi numeri:
“Il 16 ottobre, insomma, si configura come il vero e proprio “Tasi day“. A chiamare i contribuenti al pagamento, dopo le tante incertezze che hanno costellato il cammino del nuovo tributo nel corso del 2014, è circa il 64% dei Comuni, una lunga lista in cui figurano anche le principali città, da Roma a Milano.
Risultato: la ridda di calcoli e di moduli, che oltre ai contribuenti impegna commercialisti e centri di assistenza fiscale, riguarderà poco meno di 15 milioni di italiani, obbligati a pagare il nuovo tributo sulla propria abitazione principale: in molti di questi comuni, naturalmente, bisognerà armarsi di calcolatrice anche per misurare anche la Tasi dovuta su eventuali seconde case o altri immobili di proprietà.
L’abitazione principale occupa il primo posto ma non esaurisce i problemi della Tasi. Il 53% dei Comuni italiani ha infatti deciso di applicare l’imposta anche sulle abitazioni in affitto, chiamando alla cassa (o quanto meno al calcolo) anche gli inquilini.
Questo capitolo interessa almeno due milioni di persone, ma sugli effetti reali del meccanismo pesano molti dubbi: il bilancio più probabile, a conti fatti, parlerà di un nuovo appuntamento tributario ad ampio raggio, ma con poche decine di milioni di euro di incassi per i bilanci pubblici.
Prima di pagare, anzitutto, occorre capire se la quota inquilini, cioè quella percentuale compresa fra il 10 e il 30% della Tasi complessiva determinata sull’immobile, apre le porte alla necessità di versamento. La disciplina fiscale, infatti, cancella l’obbligo tributario quando il conto complessivo, rappresentato dalla somma di acconto e saldo, non supera i 12 euro, anche se i comuni possono spostare questo limite nei propri regolamenti.
Questa regola finora ha interessato casi molto marginali, ma con l’arrivo della “Tasi per gli inquilini” vede estendere notevolmente il proprio raggio d’azione. Le variabili da calcolare, per capire se la Tasi annuale destinata all’inquilino supera l’importo minimo sopra il quale l’obbligo di versamento diventa effettivo, sono due: il valore fiscale dell’immobile, e la quota che il comune ha deciso di far pagare all’”occupante”.
Il tributo a carico dell’inquilino non supera i fatidici 12 euro, saranno sufficienti questi due elementi per escludere dall’obbligo una parte rilevante degli inquilini. La Tasi media applicata sulle case in affitto è infatti dell’1,3 per mille, e la maggioranza degli enti, almeno stando al censimento di Confedilizia sui capoluoghi, ha scelto di destinare all’inquilino la quota minima del 10%. In queste condizioni, fino a 526 euro di rendita (cioè fino a un buon bilocale nella maggioranza dei comuni), la Tasi si ferma sotto i 12 euro. Dove l’aliquota è più bassa, ovviamente, aumenta ulteriormente la quota degli esenti. Per capirlo, comunque, occorre leggere sia la delibera sia il regolamento comunale, perché solo in quest’ultimo documento è indicato l’importo minimo che cancella l’obbligo di versamento”.
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SE LE COSE STANNO COSI’ A ROMA CI SARANNO QUELLI DELLE PERIFERIE CHE LA PAGHERANNO E GLI ALTRI DEL CENTRO NON LA PAGHERANNO VI SEMBRA GIUSTO? EVVIVA MARINO E NIERI GRANDI SCIENZIATI DELLA POLITICA.

La TASI dovrà essere pagata anche dalle Ater e/o dagli inquilini o valgono le esenzioni IMU previste nel 2013, in cui le Ater e gli inquilini erano esenti?
La Tasi dovrà essere pagata anche dalle singole Ater e da parte degli inquilini?
Oppure restano valide le esenzioni in vigore nel 2013 per l’IMU?
Annamaria, quindi vuol dire che gli affittuari delle case del comune di roma dovranno pagarla? e in che modo?
SI IL 20%
PURTROPPO PER UN PROBLEMA DI GESTIONE DEL BLOG, CHE NON FACCIO IO, CI SONO STATI PROBLEMI E MOLTI COMMENTI NON MI SONO GIUNTI IN TEMPO DOVUTO,MI SCUSO PER TALE DISGUIDO E SE POSSO ESSERVI ANCORA UTILE RICONTATTATEMI ANCHE TELEFONICAMENTE AL 3394581140
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