Okkupazioni, beffa da 33 milioni

Okkupazioni, beffa da 33 milioni

Tanto si risparmierebbe dal distacco delle utenze previsto dalla legge

Occupare costa, anche ai romani, che in totale ogni anno si sobbarcano una spesa di oltre 30 milioni di euro, per l’esattezza 33 milioni 472mila euro, per mantenere un’illegalità diffusa di cui ormai è difficile anche stabilire i confini.

Perché, come si legge nell’ultimo report della commissione Sicurezza di Roma Capitale, aggiornato al 13 aprile 2013, assieme alle utenze a carico della collettività, alle risorse stanziate per l’emergenza alloggiativa alternativa, ai mancati introiti dei proprietari dei palazzi che magari potrebbero essere affittati, ci sono tutta una serie di «costi vivi» collaterali che è complicato stimare. Per esempio, è il caso del Teatro Valle, potrebbero diventare una «tassa pubblica» anche i soldi necessari alla ristrutturazione dopo anni di occupazione.

Oppure, situazione paradossale che ha coinvolto Cotral Patrimonio spa, hanno impegnato tempo, energie e soldi anche le battaglie legali ingaggiate per evitare che le bollette (salate) di energia ed acqua continuassero ad essere recapitate alla sede di via Bernardino Alimena.

Ieri il ministro alle Infrastrutture e ai Trasporti Maurizio Lupi, in un’intervista al Corriere della Sera, è tornato sul tema del blocco delle utenze, taglio di luce e gas in realtà già previsto dalla legge 80, in vigore da maggio, che in estrema sintesi contempla – pur prevedendo un fondo per la morosità incolpevole – l’impossibilità per gli occupanti abusivi di ottenere la residenza o l’allaccio dei servizi, luce acqua o gas, al domicilio violato. Questo sulla carta, perché la realtà è un’altra cosa, come dimostrano i numeri raccolti dal consigliere regionale del Lazio Fabrizio Santori, che ha affrontato il capitolo costi partendo proprio dalla mappa dell’illegalità più evidente, che dunque già esclude tutta quella serie di casistiche meno eclatanti. Complessivamente, ha contato Santori, la spesa annua per i 58 immobili occupati, 40 pubblici e 18 privati, supera i 33 milioni di euro. Dentro questa cifra enorme ci finisce di tutto, dal pagamento delle bollette cui i proprietari, pubblici o privati, devono comunque far fronte, alla mancata rendita se si tratta di stabili che potrebbero essere affittati fino ai danneggiamenti che, decine di situazioni dimostrano, sono una costante della fine «dell’acampada». Pesano, sul bilancio della collettività, anche i ritardi negli sgomberi e di conseguenza le soluzioni alternative poste in essere per affrontare l’emergenza abitativa, come i cosiddetti «residence» per i quali il Comune di Roma onora contratti di locazione per un importo complessivo annuo di oltre 28 milioni di euro, più 1 milione e 300mila euro per le utenze.

Entrando nel dettaglio del report, si parte dall’esame degli stabili pubblici di medie dimensioni, scuole, centri sportivi o teatri: 24mila euro per il mancato riutilizzo, per esempio la perdita di un affitto per svolgere attività, 16mila euro per l’acqua e 8mila per la luce, 50mila euro (stima ‘molto prudenziale’ si specifica tra le pagine) per gli eventuali danni, 40 milioni di euro per l’assistenza alloggiativa temporanea e così via. Si sommano, poi, i domicili privati, che scontano soprattutto l’impossibilità di poter riconvertire e mettere a reddito l’immobile. Se il tema è quello delle utenze, indicativa è la vicenda che ha riguardato la palazzina di proprietà di Cotral Patrimonio spa, società del trasporto regionale, in via dei Radiotelegrafisti, a sud di Roma. L’occupazione abusiva, da parte di circa 300 persone per lo più extracomunitari provenienti dal residence Bravetta, comincia nel 2008. «Non pagare», scrive l’azienda in calce ad ogni bolletta che arriva a partire da quella data. Tutte le utenze, però, restano allacciate ed attive, con una sola conseguenza possibile: un conto di oltre 350mila euro, recapitato da Enel ed Acea, che poi la società ha tentato di non pagare mettendo tutto in mano ai legali. «Già nel 2010 questa società ha comunicato al prefetto che il Tribunale penale di Roma aveva ritenuto di disporre il sequestro preventivo dell’immobile, contestualmente si chiedeva con urgenza qualsiviglia intervento ritenuto opportuno per dirimere la vicenda», ha più volte precisato la spa, annunciando anzi la possibilità di intentare una causa contro il Comune di Roma e richiedere il risarcimento danni per l’intera durata dell’occupazione. Un cortocircuito istituzionale che, anche questa volta, ricadrebbe sulle casse pubbliche. In questo senso, del resto, vanno letti i rilievi della Corte dei conti in riferimento alla vicenda «storica« del Teatro Valle. Trascorsi più di tre anni dall’arrivo degli abusivi, i pubblici ministeri di via Baiamonti hanno aperto un fascicolo che intende fare luce sia sull’occupazione in sé sia sulla fornitura dei servizi in capo all’amministrazione capitolina, che durante tutto questo tempo ha provveduto al pagamento di acqua, energia elettrica, riscaldamento e tariffa dei rifiuti. Oltre alla beffa, in questo caso, non si esclude potrebbe configurarsi il danno erariale.

Erica Dellapasqua
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Ma la cosa vergognosa è che la Regione Lazio ha fatto una delibera per dare l’alloggio a tutti coloro che avevano occupato immobili pubblici fino a dicembre 2013 , ma che bravi in Regione, ma il Presidente e il vice difendono gli occupanti? E i cittadini per bene che sono in lista di attesa da anni che fanno?

4 pensieri su “Okkupazioni, beffa da 33 milioni

  1. cristina

    Buonasera sig. Addante,
    perdoni l’ignoranza,ma si tratta di una sanatoria per occupanti abusivi di alloggi Ater o si riferisce solo all assegnazione di alloggi a chi ha occupato edifici pubblici in massa?
    Grazie
    Buona serata

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