AL REFERENDUM IO NON VADO A VOTARE PERCHE’ ESERCITO IL MIO DIRITTO DI NON VOTO

La verità sul referendum, basta leggere E DOCUMENTARSI per capire che è solo una lotta politica di potere di alcuni gruppi per mantenere la loro posizione e null’altro.(per il si lega,forza italia,Grillo e Sel, non vi pare strana questa associazione?)

Spero che gli italiani sappiano leggere e ragionare con onestà intellettuale.

Per questo motivo ho pubblicato tutto sul questo inutile referendum, tutto sia le ragioni del si che le ragioni del no e anche le ragioni degli astensionisti.

Andare a votare e agire per sentito dire è sbagliato, decidere cosa fare, ma solo dopo essersi documentati a fondo.

Non aiutiamo coloro che ci hanno ridotto in questo modo SALVIAMO il nostro Paese.

Io non andrò a votare perchè è un mio diritto sancito dalla costituzione di dare o meno il mio voto per far raggiungere la maggioranza al Referendum, altrimenti non ci sarebbe l’obbligo del 50pi1 per cento.

La mia decisione di non andare a votare è legale e il rispetto al mio diritto di scegliere, perché il referendum è una scelta del cittadino, da non confondere con le elezioni politiche a cui ha fatto riferimento il costituzionalista forzando la mano perché per le elezioni politiche non è obbligatorio raggiungere il 50% più 1 uno di votanti.

8 pensieri su “AL REFERENDUM IO NON VADO A VOTARE PERCHE’ ESERCITO IL MIO DIRITTO DI NON VOTO

  1. roby

    No…non sono d’accordo…al di là della propria opinione sul SI o sul NO….o sulla inutilità di tale referendum..io penso che sia dovere andare a votare…perché il voto è partecipazione…perché il voto è responsabilità….sono pochi i mezzi in questa democrazia che fanno parlare direttamente il popolo…e il referendum è uno di questi…non andando a votare per non arrivare al quorum rendendo inutile questo importantissimo strumento che è il referendum non solo fa sprecare soldi oramai investiti…non solo delegittima i referendum in generale…ma è come quando da bambini si giocava a calcio e il proprietario del pallone ricattava tutti dicendo o mi prendo i più forti giocatori (e quindi vinco) o non vi presto la palla così non giocate…e questo non è assolutamente democratico….anzi è infantile….anche nelle riunioni condominiali a volte si vota per questioni non sempre direttamente importanti o interessanti per noi…(tipo abito al primo piano e bisogna rifare i tetti)…ma si và a votare comunque per poter dire di aver contribuito, di aver partecipato alla vita condominiale…e bisogna fare lo stesso con lo stato…mi dispiace che Lei la pensi in questo modo….è sicuramente vero quello che lei dice sul diritto di votare e sulla legalità della scelta..ma la questione morale dove la mettiamo….io troverei più giusto battersi sulla propria scelta del SI o del NO…spiegando i suoi punti di vista…e se un domani magari ipoteticamente ci sarebbe un referendum sull’ATER…magari per chiuderla o per gestirla meglio…. e i vari direttori commissari spedissero inviti agli inquilini a non partecipare….Lei che direbbe? Sig.ra Addante come è evidente non voglio polemizzare ma discutere pacificamente su questo argomento…la saluto affettuosamente.

  2. Vincenzo

    Lei non va a votare per non dispiacere Renzi, perchè non conosce minimamente l’argomento, questa è la verità, lei non sta esercitando il suo diritto di non votare ma sta praticamente invitando gli altri a non farlo e questo è vergognoso da parte sua, questo non è un atteggiamento democratico.
    La gente la segue per altri motivi su questo blog e lei lo usa per fini politici, non la leggerò più e spero che altri facciano lo stesso.

  3. addante Autore articolo

    Gentile signore innanzitutto mi permetta di dirle che io a casa mia faccio quello che mi pare e nessuno la obbliga a leggermi.
    Poi le faccio presente che è LEI che non sa cosa va a votare perché io per mia deformazione professionale prima di fare una cosa verifico, leggo, mi consulto e poi decido.
    Io non vado a votare perché questo referendum è INUTILE se anche vincessero i SI le putrelle rimarranno per altri 30 anni per cui se mi permette io non vado a votare perché qualcuno invece vuole fare un dispetto a Renzi, perchè questo referendum ha solo questo obiettivo e non è che non vado a votare per non fare dispiacere a Renzi,ma unicamente perché non sono cretina e ragiono con la mia teste.

  4. addante Autore articolo

    Caro Signore lei evidentemente non ha capito nulla di ciò che ho scritto, perchè un conto è il voto politico-amministrativo e un conto è il referendum.
    Perché ai referendum occorre per forza il 50+1? PROVI A RAGIONARE E FORSE LO CAPIRà
    Non votare per il referendum è un mio sacrosanto diritto democratico che mi è consentito dalla legge per cui non è nessun abuso di potere.
    e il suo riferimento all’Ater è proprio fuori luogo.
    Ma mi rendo conto che per capire bene certe cose occorre avere una mentalità giuridica e soprattutto conoscenza.
    Cordiali saluti

  5. roby

    Mi dispiace deluderLa Sig. Addante ma la conoscenza e come dice Lei la mentalita giuridica per fortuna non sono esclusive personali….la mia laurea e e i miei studi sul diritto e le mie esperienze lavorative mi permettono di poterLe rispondere senza pregiudizi….Mi dispiace che Lei rimanga ancorata al diritto di non votare……e mi fa sorridere come definisce “un dispetto di qualcuno” la richiesta referendaria di 9 consigli regionali quasi tutti amministrati da Presidenti dello stesso partito di Renzi cioe il PD pertanto sono io che le consiglio di avere più conoscenza sull’argomento…ma soprattutto di capire l’importanza dello strumento referendario e la partecipazione popolare per una democrazia al di là dell’esito. Pertanto la invito a riflettere che è il suo messaggio quello sbagliato come lo sono tutti quelli che invitano a non partecipare….si legga questa serie di appunti che riguardano il referendum e la sua notevole importanza…..arrivederci…..
    ” Il referendum è uno strumento di esercizio della sovranità popolare[5], sancita all’art. 1 della Costituzione della Repubblica Italiana. L’esito referendario, accertato con Decreto del Presidente della Repubblica, costituisce, secondo la dottrina prevalente, una fonte del diritto primaria che vincola i legislatori al rispetto della volontà del popolo, il quale può decidere sì o no su una sola questione.
    In virtù di esso si può richiedere ad un corpo elettorale il consenso o dissenso rispetto a una decisione riguardante singole questioni; si tratta dunque di uno strumento di democrazia diretta, che consente agli elettori di pronunciarsi senza nessun intermediario su un tema specifico oggetto di discussione.
    Il referendum (gerundivo del verbo latino ref?rre «riferisco», dalla locuzione ad referendum «[convocazione] per riferire»[1]) è un istituto giuridico elettorale.
    L’articolo 75 della Costituzione riserva l’iniziativa referendaria ai cittadini (500.000 elettori) o alle Regioni (5 Consigli regionali), questi possono proporre all’elettorato “l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge”, dove per legge si deve intendere una legge in senso formale, approvata dal Parlamento secondo il procedimento ordinario, e per “atto avente valore di legge” un decreto legge (approvato dal governo in casi eccezionali di necessità e di urgenza e convertito entro 60 giorni dal parlamento) o un decreto legislativo (adottato dal governo su delega parlamentare). Il quorum indica il numero minimo di elettori che devono partecipare alla votazione perché il referendum sia valido e perciò idoneo ad abrogare la disposizione oggetto del quesito: esso è fissato nella maggioranza degli aventi diritto al voto. L’articolo 75 stabilisce inoltre che deve essere raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.

    Non tutte le leggi possono essere oggetto di abrogazione tramite referendum: alcune materie sono sottratte dal secondo comma dello stesso art. 75 della Costituzione dall’azione dell’istituto. La disposizione costituzionale cita espressamente “le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali”. In più non è possibile abrogare mediante referendum disposizioni costituzionali, gerarchicamente sovraordinate alla legge ordinaria e quindi abrogabili solo mediante il procedimento aggravato previsto dall’art. 138 Cost. La Corte Costituzionale, che deve pronunciarsi sulla legittimità costituzionale del referendum, ha esteso l’elenco ritenendo inammissibili referendum che non abbiano oggetto unitario o il cui esito positivo paralizzerebbe l’attività di un organo costituzionale, determinando un vuoto legislativo.
    PARTECIPARE AL VOTO VUOL DIRE PARTECIPARE DA CITTADINO ATTIVAMENTE ALLA VITA DELLO STATO E QUINDI AL DI LA DEL DIRITTO O DEL DOVERE è UNA PRESA DI COSCIENZA E DI Responsabilità ANCHE NEI CONFRONTI DELLE GENERAZIONI FUTURE. UN CARO SALUTO!!!

  6. Lorenzo Urbano

    Signora Anna Maria Addante
    A votare bisogna andare sempre, anche ai referendum il cui esito è deciso dal quorum. Partecipare alle consultazioni, recarsi alle urne “significa essere pienamente cittadini, fa parte della carta d’identità del buon cittadino“. E’ una sintesi di una lezione di democrazia l’intervento del presidente della Corte costituzionale Paolo Grossi a quattro giorni dal referendum sulle trivelle del 17 aprile. Secondo Grossi, giurista fiorentino nominato da Giorgio Napolitano, alla consultazione “si deve votare: ogni cittadino è libero di farlo nel modo in cui ritiene giusto.
    Andranno a votare il Presidente della Repubblica, il Presidente del Senato, il Presidente della Camera.
    Non andare a votare significa ancora una volta fare antipolitica.

    Signora Addante, mi permetto solo un ragionamento tutto legato alle lobby petrolifere.
    In Italia le società petrolifere pagano solo il 10% di royalties, contro tassazioni sugli utili dei petrolieri all’80% chieste dalla Norvegia, (la media nei mari e terreni europei è 40%) e hanno diritto a franchigie: Le società petrolifere,che operano in Italia, infatti, non pagano le royalties cioè non versano nulla allo Stato Italiano se estraggono meno di 20mila tonnellate su terra e meno di 50mila in mare. E se si superano le soglie, ecco che scatta un’ulteriore detrazione di circa 40 euro a tonnellata. Morale: il 7% delle royalties viene pagato solo dopo le prime 50mila tonnellate di greggio estratto e neppure per intero. “Sistema comodo per le società, che possono mantenere in vita impianti da cui producono quantità modeste di petrolio”Se superano le soglie, scatta una detrazione. E il Paese non ci guadagna: i posti di lavoro creati sono pochi e i conti delle regioni hanno scarsi benefici. (se ci sarà tempo e spazio affrontiamo quali sono i giusti investimenti in Turismo, infrastrutture, occupazione specialmente nel Sud)

    Comunque tutti almeno chi ha fatto politica, nel sindacato e poi sul territorio ha il dovere di informarsi e confrontarsi con i cittadini sulle questioni che riguardano il proprio territorio e questioni nazionali. Pertanto criticare e attaccare un cittadino, che la pensa diversamente non è un buon politico.
    Cordiali saluti
    Per l’Associazione Inquilini Assegnatari ATER Comune di Roma
    XV° Settore Spinaceto-Roma
    Lorenzo Urbano

    n.b. nel suo post ha affrontato Lei in termini politici la questione sul Referendum (…….che è solo una lotta politica di potere di alcuni gruppi…….).
    Le ricordo che la Lorenzin e Alfano partito NCD, il Partito ALA. Barani capogruppo, D’Anna portavoce . Verdiniani. Lista Civica ec.. hanno invitato la gente a non partecipare al referendum. (anche questi gruppi e/o partiti ne fanno solo una lotta politica di potere per mantenere la loro posizione e null’altro) Però strano; sette Regioni governate dal centro sinistra PD hanno invitato la gente a partecipare al Referendum.

  7. addante Autore articolo

    «Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208, “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?»
    Come abbiamo visto, il testo referendario non menziona nessun tipo di trivelle, ma fa riferimento ad un freddo comma della legge di stabilità che scalda decisamente meno il cuore dei tanti ecologisti che vogliono salvare il mondo a colpi di divieti. Il testo in questione così si esprime:
    «Ai fini di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, all’interno del perimetro delle aree marine e costiere a qualsiasi titolo protette per scopi di tutela ambientale, in virtù di leggi nazionali, regionali o in attuazione di atti e convenzioni dell’Unione europea e internazionali sono vietate le attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare, di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge 9 gennaio 1991, n. 9. Il divieto è altresì stabilito nelle zone di mare poste entro dodici miglia dalle linee di costa lungo l’intero perimetro costiero nazionale e dal perimetro esterno delle suddette aree marine e costiere protette. I titoli abilitativi già rilasciati sono fatti salvi per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale.»
    Anche qui di trivelle neppure l’ombra. Nonostante infatti il fronte del Si continui imperterrito a chiamarle trivelle, infatti, di trivelle non si tratta. Le piattaforme già esistenti non sono le famigerate trivelle, bensì piattaforme per l’estrazione di gas naturale e petrolio, che non “trivellano” nulla.
    le piattaforme attualmente attive ricavano il 27% del totale del gas e il 9% del greggio estratti in Italia. In termini di fabbisogno nazionale, stando ai dati del Bilancio Economico Nazionale presentati dal Ministero dello sviluppo economico, si tratta del 7.8% di gas naturale (più della metà di tutto quel che viene estratto in Italia) e dell’1.3% di Petrolio. Traducendo in consumi, poi , si passa al 9.4% di petrolio e al 10.2% di gas. Produrre “in casa” queste risorse comporta un vantaggio, secondo le stime di lavoce.info, di circa 3.2 miliardi di euro annui nella bolletta energetica.
    Tornando alla questione occupazionale, considerando che le piattaforme interessate dal referendum sono 66 (di cui 21 immediatamente interessate dall’esito referendario) e che il solo settore dell’offshore di Ravenna da lavoro a 7000 persone, è difficile ipotizzare che il riassorbimento di questa forza lavoro, pur dilatato nel tempo, sarebbe indolore.
    se l’Italia perdesse quelle quantità di risorse che produce da se, sarebbe costretta ad importarle attraverso petroliere che solcherebbero i nostri mari con frequenza ancora maggiore di quella attuale, con rischi potenziali molto più alti.
    «E` indetto referendum popolare [cfr. art. 87 c. 6] per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge [cfr. artt. 76, 77], quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati. […] La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.»
    Il “se” presente all’ultimo comma lascia pochi dubbi sull’obbligatorietà del voto.
    E AGGIUNGO VOTARE SI SIGNIFICA STARE CON I PETROLIERI COME QUELLI CHE NEL LONTANO 1962 ASSASSINARONO ENRICO MATTEI CONTINUATE AD ARRICCHIRE LE COMPAGNIE PETROLIFERE DEI RUSSI E DEGLI ARABI DA CUI IN OGNI CASO ANCORA DOBBIAMO ACQUISTARE GAS E PETROLIO, SE RIUSCIAMO A PRODURLO ANCHE NOI SAREMO MENO SUCCUBI DI QUESTI PERSONAGGI.

  8. addante Autore articolo

    Il titolo di laurea non da nessuna garanzia perché è solo la conoscenza di nozioni che poi il nostro intelletto elabora al meglio o al peggio.
    Io ho abbastanza conoscenza dell’argomento e so come è nato questo referendum , lo ha voluto fortemente Emiliano perché è in concorrenza con Renzi per fare il segretario del partito.
    L’art.1 sancisce il diritto alla sovranità popolare,non parla specificatamente di referendum e se mi permette la sovranità è anche il diritto del non voto, altrimenti il referendum non avrebbe l’obbligo del 50% + 1 VOTO.

    GENTILE SIGNORE COME LEI STESSO Potrà VEDERE HO RISPOSTO AL SUO LOGORROICO INTERVENTO IN 3 RIGHE. IL PROF. DE MAIO DOCENTE DELLA CATTEDRA DI FILOLOGIA ALL’UNIVERSITA’ DELLA SAPIENZA AFFERMAVA SEMPRE CHE CHI HA LE IDEE CHIARE LE ESPRIME CON POCHE PAROLE.

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