SÌ IN COMMISSIONE ALLE TUTELE PER I PROFESSIONISTI
Equo compenso alla Regione Lazio, intesa Pd- Lega
ERRICO NOVI
Non è il primo segnale, positivo per i professionisti, che arriva dalle Regioni sul tema dell’equo compenso. Ma dietro il primo via libera alla legge proposta in materia dal Consiglio regionale del Lazio c’è una convergenza politica di rilievo, che testimonia un’attenzione ormai trasversale per le categorie professionali. Dopo che giovedì scorso la commissione Lavoro ha approvato la legge e dato mandato al dem Salvatore La Penna come relatore per l’Assemblea, sono arrivate le dichiarazioni soddisfatte sia dell’altra firmataria del provvedimento, la presidente della stessa commissione Eleonora Mattia, anche lei del Pd, sia della consigliera leghista Laura Corrotti. La prima si è detta «molto contenta del lavoro svolto» dall’organismo da lei presieduto; la seconda ha indicato la discussione sull’equo compenso quale «esempio di come la politica funzioni, quando anche forze opposte lavorano insieme sulla stessa linea e le stesse proposte».
Convergenza che sembra preludere a un via libera in Consiglio senza ostacoli, su un testo che sembra uno dei più completi tra quelli proposti a livello locale negli ultimi mesi. L’equo compenso della Regione Lazio infatti mette insieme, da una
parte, il richiamo rigoroso ai “parametri stabiliti dai decreti ministeriali adottati per le specifiche professionalità” nei compensi previsti dai bandi per gli incarichi; e, dall’altra, l’obbligo, per il committente privato, di presentare un modello firmato dal professionista per poter ottenere l’“atto autorizzativo” o l’“intervento diretto” dell’ente pubblico.
Vuol dire che nel Lazio troverà piena e certa applicazione quanto stabilito dalla legge nazionale. Le pubbliche amministrazioni ( in questo caso anche le partecipate) devono tradurre il «principio dell’equo compenso» nel rispetto delle tabelle: nel caso degli avvocati, il compenso di un incarico messo a gara non potrà essere inferiore alle soglie minime indicate nel decreto sui parametri professionali, divenuti inderogabili grazie alle modifiche di inizio 2018. L’altro passaggio qualificante, previsto all’articolo 4 e relativo alla “certificazione dell’avvenuto pagamento”, riprende una legge regionale approvata in Calabria e obbliga ad attestare «il pagamento delle spettanze da parte del committente». E qui l’intervento arriva a interessare tutti gli incarichi affidati da privati nell’ambito di opere o progetti a loro volta commissionati da un soggetto pubblico. Non a caso il primo dei 5 articoli della legge
regionale del Lazio richiama la tutela delle «prestazioni rese» dai professionisti «sulla base di istanze presentate alla pubblica amministrazione per conto di privati cittadini o imprese». Un impegno alla tutela della dignità del lavoro professionale, a cominciare da quello degli avvocati, che realizza dunque al meglio lo spirito della legge nazionale introdotta a fine 2017. Intervento normativo, quello introdotto in Parlamento durante la penultima sessione di bilancio, reso possibile innanzitutto dall’impegno del Cnf, che ne aveva materialmente elaborato la prima stesura insieme con l’allora guardasigilli Andrea Orlando.
VOTATO IL MANDATO AL RELATORE. LA DEM MATTIA E LA LEGHISTA CORROTTI SODDISFATTE PER IL SÌ AL TESTO CHE VINCOLA L’AMMINISTRAZIONE E LE SUE PARTECIPATE AL RISPETTO DEI PARAMETRI.
E’ PER QUESTO CHE LA LEGA HA RITIRATO L’INTERROGAZIONE SULLA QUESTIONE DEL CONTRATTO ORA PER ALL’ORA?
TU DAI UNA MANO A ME E IO DO UNA MANO A TE E LA LEGALITA?
