Via dai residence col buono casa. Accetta solo un inquilino su cinque
Solo 355 richieste di adesione al buono casa sul totale di 1.900 famiglie ospitate nei cosiddetti Caat, centri di assistenza alloggiativa temporanea che ogni anno costano al Comune di Roma più di 40…
Roma – Cronaca
Solo 355 richieste di adesione al buono casa sul totale di 1.900 famiglie ospitate nei cosiddetti Caat, centri di assistenza alloggiativa temporanea che ogni anno costano al Comune di Roma più di 40 milioni di euro: un flop cui potrebbe seguire, in tempi brevi, la riapertura dei termini del bando, già alla sua seconda pubblicazione.
L’idea dell’Amministrazione è di chiuderli ma dai 31 residence attualmente aperti sembra che in pochi se ne vogliano andare. L’alternativa del buono casa proposta dal Comune, 5mila euro una tantum e fino a 800 euro mensili per 4 anni a copertura del canone d’affitto, non convince e lo dimostrano i numeri contenuti nella determina dirigenziale del 6 febbraio scorso, che fa il punto sulle manifestazioni di interesse: sul totale di 1.469 lettere ricevute degli inquilini (quindi neanche tutti hanno risposto al Comune), solo 355 erano di «assenso al buono casa», e di queste appena 208 provenivano da nuclei familiari in linea coi requisiti, le altre 147 «non sono state accolte per esubero del reddito, non domicilio o residenza in un Caat, proprietà su beni immobili adeguati all’alloggio». Fuori, nel frattempo, si moltiplicano le liste d’attesa: sempre l’assessorato al Sociale ha censito più di 1.200 nuclei familiari che hanno fatto richiesta in alcuni casi già nel 2008. Ora, dal dipartimento Politiche abitative attendono gli esiti del secondo tentativo, il termine per la presentazione di nuove domande era il 28 febbraio e gli uffici sono al lavoro per verificare i numeri, non si esclude in ogni caso che si proceda ad una terza riapertura allargando anche la platea, permettendo quindi che al buono casa accedano non soltanto gli inquilini dei Caat ma anche altri soggetti in emergenza abitativa. Il problema del disinteresse verso l’iniziativa del Comune, però, resta come denuncia anche Cafiero Tomei del sindacato Sunia: «Nessuno se ne vuole andare perché non gli conviene – spiega – finché non ci sarà una data di chiusura certa, finché il Comune non dice o sei in linea coi requisiti o ti sgombero, non ci saranno persone che rischieranno di dover pagare un affitto a un privato quando hanno già tutto a spese del pubblico: la maggior parte degli inquilini supera il reddito, 30mila euro e oltre, in tanti sono già venuti da me dicendo che non se ne vogliono andare». Un precedente c’è già: poche settimane fa, quando dal dipartimento sono partite le lettere di sgombero per chi superava i limiti di reddito, i movimenti per la casa hanno manifestato sotto l’assessorato, riottenendo il “loro” residence.
Erica Dellapasqua
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PERCHE’ ACCETTA SOLO UNO SU CINQUE?
Perché i movimenti per la casa hanno detto di non accettare perché non c’è garanzia, ma la verità è che i movimenti per la casa se i cittadini che sono nei residence accettano loro non hanno più ragione di esistere.
Altro motivo di non accettazione è che nei residence non si paga nulla neanche la luce e l’acqua e neanche le pulizie e i furbi non accettano.
Inoltre nei residence ci sono perone che non avrebbero diritto di stare nei residence perché hanno un reddito superiore ai 18mila euro e anche per questo non accettano sperando di sfruttare ancora la situazione.
Mi auguro che il nuovo assessore faccia pulizia VERA su tutta questa materia.
E che intervenga anche la Procura e la Corte dei Conti, perché questi sono soldi degli onesti cittadini che pagano le tasse, un contro aiutare chi ha bisogno e un conto è farsi sfruttare da chi fa il furbo.

Io sono un regolare assegnatario di un alloggio ma poiché è fuori Roma e i cambi sono pressoché impossibili rinuncerei volentieri al mio alloggio in cambio del buono casa offerto agli ospiti dei Caat.
Gli devo rispondere?
Prima di tutto dovrebbe avere le stesse condizioni economiche che hanno loro e lei certamente non le ha e inoltre mi sembra una battuta fuori luogo,perchè non si da da fare per avere un cambio consensuale?
Magari ci sono tante persone che vorrebbero andare fuori Roma ad abitare