L’emergenza abitativa non si risove con gli sgombri,Politici svegliatevi occorrono progetti seri.

ATER-RAGGIO D’EMERGENZA ABITATIVA
Pubblicato Domenica, 15 Settembre 2013 06:07

MAYDAY, MAYDAY. NON SOLO LE CASE POPOLARI NEL LAZIO E A ROMA NON BASTANO, MA SULLE AZIENDE ATER CHE LE GESTISCONO PESANO DEBITI STRATOSFERICI. INTANTO L’EMERGENZA ABITATIVA SI FA PIU’ EVIDENTE CON INTERE FAMIGLIE SUL LASTRICO

Un carrozzone pubblico che accumula debito su debito e non riesce a fronteggiare l’emergenza abitativa, sempre più drammatica con l’aggravarsi della crisi. Benvenuti nel mondo delle aziende che a Roma e nel Lazio gestiscono le «case popolari», come si chiamavano un tempo, ormai da anne ribattezzate appartamenti di «edilizia residenziale pubblica». Dal 2002, per effetto di una legge regionale varata dall’allora giunta di Francesco Storace, il vecchio Iacp (Istituto autonomo delle case popolari nato nel 1903) è stato spacchettato in 7 aziende territoriali, le Ater, per le quali – secondo la normativa vigente – sono previsti sette presidenti, sette consigli di amministrazione e una struttura elefantiaca con circa mille impiegati e oltre sessanta dirigenti.

La scelta di realizzare sette aziende diverse era finalizzata a garantire maggiore autonomia ai territori, ma in realtà i risultati sembrano, a oggi, tutt’altro che positivi, anche perché le nomine degli amministratori si sono rivelate utili per piazzare in più di un’occasione politici rimasti senza poltrona. E la situazione finanziaria è ora sull’orlo del collasso. Il debito complessivo del sistema a fine 2012 era di quasi un miliardo e mezzo, di cui la quota più consistente, circa 1,2 miliardi, nei confronti dello Stato (imposte sugli immobili e altri tributi).

Numeri che per una qualsiasi azienda privata porterebbero direttamente al fallimento. Il patrimonio complessivo, secondo una ricerca dell’istituto Cresme specializzato negli studi sul settore immobiliare, ammonta invece a circa 1,8 miliardi, di cui 1,4 facenti capo alle aziende di Roma e provincia. Ma quante sono le «case popolari» nel Lazio? Secondo gli ultimi dati dovrebbero essere circa 90 mila, ma negli ultimi mesi sono state avviate diverse operazioni di vendita agli inquilini sia per quanto riguarda gli appartamenti, sia per i locali commerciali (come gli storici bar Antonini e Rosati).

L’obiettivo è alleggerire le Aziende dei costi di gestione e al tempo stesso incassare risorse da investire in nuove costruzioni. Ma gli stessi piani di vendita sono oggetto di polemiche da parte degli inquilini, che contestano le modalità e i prezzi, giudicati eccessivi. E – ancora – non mancano casi che hanno fatto gridare allo scandalo: come la vendita di alcuni appartamenti a dirigenti delle 1,4 I miliardi di euro di debiti accumulati a fine 2012 dalle Ater laziali secondo i dati dell’istituto di ricerche Cresme aziende stesse, operazione finita al centro di un’inchiesta giudiziaria.

E mentre i conti delle Ater fanno tremare Comune e Regione, a Roma ci sono oltre 5o mila famiglie in emergenza abitativa, con un trend di crescita di 5-6 mila nuclei in più ogni anno, a causa della difficoltà di pagare i canoni d’affitto di mercato, senza considerare le famiglie alle prese con il pignoramento delle case di proprietà per non essere riuscite a pagare il mutuo. Ma solo per una minima parte c’è la prospettiva di una casa popolare.

Una situazione drammatica che le precedenti amministrazioni hanno provato a fronteggiare ricorrendo agli scambi con i costruttori: concessioni in cambio di una quota dei nuovi immobili destinata all’edilizia pubblica. Uno strumento che ha portato alla cementificazione selvaggia di interi quadranti della città, senza però aver risolto il problema abitativo. A luglio intanto il presidente della Regione, Nicola Zingaretti, ha commissariato tutte le Ater: per quella del Comune di Roma è stato nominato l’urbanista Daniel Modigliani, mentre a quella della Provincia è andato Leonardo Francesco Nucara, manager con varie esperienze nel settore finanziario.

Paolo Foschi – Corriere della Sera Roma – www.roma.corriere.it
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L’EMERGENZA ABITATIVA NON SI RISOLVE CON GLI SGOMBRI,MA CON PROGETTI POLITICI,MA SEMBRA CHE ALLA REGIONE SIAMO AFFACENDATI DA ALTRE COSE, CAPISCO CHE LA MONDEZZA E LA SANITA’ SIANO COSE PESANTI,MA DEVONO FARE UNO SFORZO PER EVITARE CHE ANCHE IL PROBLEMA CASA ESPLODA.

IL DRAMMA DELLE CASE POPOLARI SI E’ AGGRAVATO SEMPRE PIU’ DA DOPO LO SCIOGLIMENTO DEGLI ENTI CASA, E TUTTO IL PATRIMONIO E’ CONVOGLIATO ALLO IACP CHE IL SOLERTE STORACE HA TRASFORMATO IN 7 AZIENDE , PERNDENDO COSI’ CON UAN FAVA DUE PICCIONI, RICICLARE I TRONMBATI DELLA POLITICA E SGRAVARSI DAL BILANCIO REGIONALE IL DEBITO DELLO IACP, POI DEL RESTO….E OGGI I RISULTATI SONO SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI.
I DEBITI DELL’ATER CHE MALTESE AVEVA SMALTITO AD ECCEZIONE DEL DEBITO CON IL COMUNE DI OMA PER L’ICI, CON LE SUCCESSIVE GESTIONI DIRETTORIALI TALE DEBITO E’ NUOVAMENTE LIEVITATO,ANCHE PERCHE’ ALCUNI SI SONO AUMETATI LO STIPENDIO E LE PROMOZIONI,MA DOBBIAMO DIRE CHE IL COMMISSARIO MODIFGLIANI HA DATO UN BUON ESEMPIO APPENA ARRIVATO A RIMOSSO LE PROMOZIONI DEI CAPI AREA, CHE SINCERAMENTE ERANO RIDICOLE.

MA NON RIUSCIAMO A CAPIRE O MALIGNAMENTE LO CAPIAMO IL PERCHE’ NON VENDONO GLI ALLOGGI DEI PIANI VENDITA CHE FAREBBERO SUBITO CASSA, DOTT.MARI PERCHE’ NON VENDETE?

L’EMERGENZA ABITATIVA LA POTETE ANCHE RISOLVERE UN PO’ SE VENDETE,PERCHE’ CON IL RICAVATO POTETE ACQUISTARE ALLOGGI.

NON RACCONTIAMO FESSERIE, PERCHE’ IL PRECEDENTE SINDACO SE VOLEVA LO AVREBBE POTUTO RISOLVERE IL PROBLEMA CASA CHIAMANDO A RACCOLTA TUTTI I COSTRUTTORI E FORMULANDO UN NUOVO PIANO CASA COME FECE FANFANI,MA TUTTO CIO’ NON E’ ACCADUTO,PERCHE’ NEL P.R.G LE 164 ERANO POCHISSME O INESISTETI.

CI AUGURIAMO CHE I NUOVO COMMISSARIO E IL NUOVO DIRETTORE PORTINO UNA VENTATA DI FRESCHEZZA E TRASPARENZA CHE E’ DIVENUTA ORMAI NECESSARIA COME IL PANE .

E MI AUGURO CHE MODIGLIANI NON PERMETTA Più CHE ACCADONO COSE ALLUCINANTI IN CERTE ZONE DOVE LA RESPONSABILE SI RIFIUTA DI FAR VEDERE IL FASCICOLO A UN RAPPRESENTANTE DELL’ASSOCIAZIONE ,MA MI GIUNGOBNO INVECE VOCI CHE MENTRE ALLA SOTTOSCRITTA GLI IMPEDISCE DI VEDERE I FASCICOLI AD ALTRE ASSOCIAZIONI INVECE NON PONE RESISTENZA.

CHIEDIAMO INOLTRE A MODIGLIANI CHE PRATICHE CHE SONO RIMASTE IN GIACENZA SAL 1987 NON POSSONO ESSERE OGGI TRATTATE CON UNA SOLERZIA INAUDITA SFRATTANDO ANZIANE SIGJNORE,SOLO PERCHE’ LA ZONA LA SANATORIA DELLA 33/87 NON L’AVEVA LAVORATA.

2 pensieri su “L’emergenza abitativa non si risove con gli sgombri,Politici svegliatevi occorrono progetti seri.

  1. anonim

    Non tutti sono d’accordo con la vendita delle case Ater e può andar pure bene, questo lo posso capire un pò per i prezzi (la vera e povera gente), ma diciamocela tutta ci sono anche i furbi (la maggior parte) che hanno occupato e quindi non hanno diritto, ma ricordo al comune e all’ater che chi ha dato il consenso tempi addietro, deve avere il diritto all’acquisto, ovviamente chi ha dato il consenso deve poterlo dimostrare e deve dimostrare anche di essere originario o di essere in regola con le leggi dell’Ater, mi permetto di dire che all’Ater stanno facendo gli gnorri, prende in giro gli onesti, l’Ater è a conoscenza dei fatti.

    Anonim

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