MA A CHE TITOLO L’EX DIRETTORE E L’EX COMMISSARIO ATER ROMA HANNO FATTO IL CONTRATTO DI UN ALLOGGIO A UN OCCUPANTE ABUSIVO?

CARO ASSESSORE VALERIANI E CARO ZINGARETTI,
A CHE TITOLO L’ATER DI ROMA, OVVERO L’EX DIRETTORE TRAPAZZO E L’EX COMMISSARIO BASILICATA, SI PERMETTONO DI RICONOSCERE UN DIRITTO CHE NON ESISTE A UN OCCUPANTE ABUSIVO DELLA GARBATELLA, CON LA CONNIVENZA  DELLA SOLITA AVVOCATESSA  DELL’ATER SEMPRE DISPONIBILE A CONFENZIONARE PARERI SU MISURA A RICHIESTA.
IO POSSO ANCHE CAPIRE CHE GLI AVVOCATI DELL’ATER DEBBANO SOTTOSTARE ALLE RICHIESTE DEL DIRETTORE O DEL COMMISSARIO, MA SEMPRE NELL’AMBITO DELLA LEGALITA’!
COME PUO’ L’ATER DI ROMA RICONOSCERE COME AVENTE TITOLO UN RAGAZZO CHE HA MESSO LA RESIDENZA NELL’ALLOGGIO DOPO 20 GIORNI DAL DECESSO DELL’ASSEGNATARIA, CHE TRA L’ALTRO NON VIVEVA IN MEZZO ALLA STRADA, MA ABITAVA REGOLARMENTE IN UN’ALTRA CASA POPOLARE, CON DEI PARENTI, GUARDA CASO DELLO STESSO PALAZZO DELL’ALLOGGIO OCCUPATO,MA AD  ALTRO INTERNO.
COME PUO’ UN DIRETTORE GENERALE ANNULLARE UNA DETERMINA FATTA DALLA DOTT.SSA GRASSIA  E CONVALIDATA DAL TRIBUNALE DI ROMA CHE AFFERMANO CHE TALE RAGAZZO NON HA NESSUN DIRITTO E PERTANTO E’ OCCUPANTE ABUSVIVO.
L’EX COMMISSARIO E L’EX DIRETTORE SI SONO ARROCATI IL DIRITTO DICENDO DI AVERE UN PARERE PRO-VERITATE FATTO DA CODESTO AVVOCATO CHE NON E’ AFFATTO UN PARERE PRO-VERITATE.

Il parere pro veritate è un parere con il quale il legale, esaminata la questione, indica al cliente gli scenari e le soluzioni giuridiche per la risoluzione della fattispecie, sia in senso favorevole che in senso sfavorevole alla richiesta del cliente. Il parere è pro veritate, infatti, in quanto sia redatto non nell’interesse del cliente, ma nell’interesse della verità. Il parere pro veritate, quindi, è tale solo se non è di parte.
La redazione del parere pro veritate implica la necessità di svolgere approfondimenti giuridici, di dottrina e di giurisprudenza. Ogni questione, fattispecie o controversia deve essere infatti analizzata e risolta seguendo certamente la tesi più favorevole al cliente per raggiungere l’obiettivo prefissato, ma anche tenendo in considerazione la tesi contraria, al fine di conoscere a priori le conseguenze della tesi prescelta. Di conseguenza, il parere pro veritate consente, a monte, una conoscenza approfondita strumentale alle scelte da prendere; altresì, è idoneo a limitare al minimo il rischio di controversie giudiziarie pregiudizievoli agli affari del cliente.

Avvocatura

Roma, 5 marzo 2018 Prot. n. 31666
Al Direttore Generale
Al Dirigente del Servizio Rapporti con il Territorio
Oggetto: Istanza n. prot. 8265 del 30.1.2018 – *******– Alloggio via ******** Richiesta di relazione Direzione Generale 1.2.2018 – nota Commissario Straordinario prot. 8751 del 31.12018 (per cui non è un parere pro-veriatate)
Si formula la presente a riscontro della richiesta formulata dal Direttore Generale circa la nota a carattere d’urgenza inoltrata dal Commissario Straordinario per l’evenutale rivalutazione della controversia in essere alla luce della nuvoa documentazione prodotta dall’interessato.                                   A tale riguardo si relazione quanto di seguito. Nel 2016 il Sig. ********ha presentato ricorso ex art. 447 bis c.p.c. in impugnazione al diniego di subentro nell’assegnazione dell’alloggio di e.r.p. sito in Roma, via ********e rivendicando la legittimità del subentro.                                                                                                 Dagli atti di causa e dalla istruttoria svolta dall’Ufficio competente risultava che il Sig. ******, rimasto orfano ed affidato in tutela ad un proprio parente, era entrato nell’alloggio di e.r.p assegnato alla zia, Sig.ra *********, ai fini di coabitazione ed assistenza, per richiesta ed iniziativa del proprio tutore ma con autorizzazione del Giudice Tutelare.                                                                                                                                   Al decesso della Sig.ra *****il Sig. ******ha richeisto all’Azienda di subentrare nell’assegnazione dell’alloggio; tale istanza veniva riscontrata negativamente dall’Azienda sul presupposto della mancata formalizzazione dell’ampliamento del nucleo familiare e della mancanza del prescritto requisito di cui all’art. 12, L.R. n. 12/’99, co. 2, lett. d), posta la mancanza di formale affidamento del minore alla Sig.ra *****.                                                                                                                                                                                             Il procedimento RG n. 38250/’16 si è concluso con sentenza n. 6724/’17 di rigetto della domanda del ricorrente, fondata sulle medesime argomentazioni e, fondamentalmente, sulla mancanza di provvedimento del Giudice Tutelare di affidamento del minore alla Sig.ra ******. Il Sig. ****ha proposto appello avverso tale sentenza, pendente con n. RG. 7117/’17 e prossima udienza fissata al 12.11.2019. Contestualmente il Sig. *****ha anche promosso un ulteriore giudizio – RG n. 47334/’17 – per il riconoscimento del diritto al subentro, indipendentemente dall’impugnativa del provvedimento di diniego contestatoGli.                                                                                                                                                            Nel frattempo, in pendenza di appello, il Sig. ************ha rinnovato l’istanza di subentro con nota motivata e documentalmente supportata inviata al Commissario Straordinario, invocando, ancora una volta, il riconoscimento del diritto rivendicato e l’adozione di un provvedimento di revoca del precedente diniego dall’Azienda.                                                                                                                                                                Per quanto riguarda il merito della controversia, è stato effettivamente difficoltoso tutelare le ragioni dell’Azienda sostenendo – non certo l’incontestata legittimità del provvedimento impugnato – ma la sua concreta fondatezza. Difatti, dagli atti processuali e dai documenti prodotti in via istruttoria dall’Azienda così come dagli atti depositati in giudizio da Controparte e, ancora, ad oggi, dall’interessato in via amministrativa, si comprende che di fatto il Sig.*******, per tutta la minore età, è stato affidato alla Sig.ra ********, come attestano sia le omologhe del Giudice Tutelare alla coabitazione presso l’alloggio di via Ignazio Persico, 77, che le approvate relazioni annuali prodotte negli anni al Giudice Tutelare. E’ evidente che la situazione abitativa di fatto venutasi a creare, al pari della relazione personale tra il Sig. ****** e la Sig.ra ********, erano note e condivise dal Giudice Tutelare che, tuttavia, per una mancata richiesta del tutore e, successivamente, dell’interessato, probabilmente non riconoscendone la rilevanza, mai ha ufficializzato con provvedimento formale l’affidamento riconosciuto.                                                Rimango a disposizione per l’eventuale trasmissione della documentazione processuale agli atti e per ogni chiarimento.

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SE QUESTO E’ UN PARERE PRO-VERITATE IO SONO UN MARZIANO, INOLTRE IN QUESTA RICHIESTA DI RELAZIONE SI AFFERMANO COSE NON ESATTE,  INOLTRE TALE AVVOCATO DOVREBBE CONOSCERE A MENADITO LE LEGGI CHE REGOLAMENTANO LE CASE POPOLARI PER CUI IN QUESTA RELAZIONE ALLA FINE CERCA DI SALVARSI L’ANIMA DICHIARANDO CHE LA SIG.RA  NON HA MAI UFFICIALIZZATO CON PROVVEDIMENTO FORMALE L’AFFIDAMENTO RICONOSCIUTO, NON LO HA MAI UFFICIALIZZATO PERCHE’ NON C’E’ MAI STATO, CARA AVVOCATESSA E PERTANTO IL RAGAZZO NON HA NESSUN DIRITTO!

INOLTRE ALLEGANO DUE DICHIARAZIONI DI PERSONE ANZIANE CHE ABITANO NELLO STESSO PALAZZO AFFERMANDO CHE SONO DICHIARAZIONI PRO-VERITATE, MA FORSE L’ETA’ GIOCA QUALCHE BRUTTO SCHERZO ALL’EX DIRETTORE, PERCHE’ DOVREBBE SAPERE COSA SIA UNA DICHIARAZIONE PRO-VERITATE.

IN QUANTO TALI DICHIARAZIONI DOVREBBERO ESSERE INDIRIZZATE ALL’ATER E DOVREBBERO CONTENERE LA PAROLA DICHIARAZIONE PRO-VERITATE E POI SCRITTA IN UNA CERTA MATERIA,MENTRE LE DUE DICHIARAZIONI SONO SCRITTE SEMPLICEMENTE ….LA SOTTOSCRITTA DICHIARA CHE IL TIZIO ABITA LI DAL…..

ORA SE L’ATER DI ROMA HA CAMBIATO POLITICA NOI NE SIAMO CONTENTI, MA NON CI RISULTA CIO’. ALLORA CHE FA IL DIRETTORE E L’EX COMMISSARIO SANANO SOLO GLI AMICI DEGLI AMICI?

PERTANTO SPERIAMO E CI AUGURIAMO CHE LA POLITICA PRENDA GLI OPPORTUNI PROVVEDIMENTI AFFINCHE’ ALL’ATER DI ROMA VENGA RIPRISTINATA LA LEGALITA’ E DE CORSA .

PERCHE’ SE SEMO PROPRIO ROTTI DE STI ABUSI DE POTERE!

 

 

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